Proiezioni dell’immaginario
sugli schermi di TS+FF 2026

Trieste Science+Fiction Festival

Ventiseiesima edizione

3 novembre – 8 novembre 2026

Proiezioni: 

Politeama Rossetti
Cinema Ariston
Incontri:


Sci-Fi Dome
 
Sala Xenia
 

Trieste Science+Fiction Festival

Ventiseiesima edizione

3 novembre – 8 novembre 2026

Proiezioni: 

Politeama Rossetti
Cinema Ariston
Incontri:


Sci-Fi Dome
 
Sala Xenia
 


Rieccoli tutti: alieni, zombie, androidi, spettri, mutanti, vampiri e tutte le altre creature provenienti da ogni angolo dell’universo e da tutti i tempi possibili.
Rieccole tutte: apocalissi, distopie, ultra tecnologie, fantasie scientifiche, epidemie e tutto quanto insidia, minaccia e colpisce il genere umano, quasi sempre perché se l’è andata a cercare.
Insomma: riecco il Trieste Science+Fiction Festival armato di tutto punto con oltre sessanta anteprime cinematografiche mondiali, internazionali e nazionali tra film in concorso e anteprime fuori concorso, oltre a un sciame di corti, un drappello di documentari un manipolo di classici in versione restaurata e una pattuglia di film di mezzanotte, quelli più sperimentali, gli eventi extra della manifestazione e gli appuntamenti legati alla letteratura di genere, ai giochi da tavolo e al fumetto con un ampio spazio dedicato al centenario del conio da parte di Hugo Gernsback del termine scientifiction, l’inizio di una lunga storia. Per le opere in concorso rimangono invariate le categorie e i premi dei tre concorsi principali: il Premio Asteroide, riconoscimento per il miglior film di registi emergenti nei generi sci-fi, horror e fantasy, e i due concorsi riservati alle produzioni europee Méliès d’argent della MIFF (Méliès International Festivals Federation), la federazione europea dei festival di cinema fantastico. Convocati come sempre registi, attori e autori da tutto il mondo. A fare da biglietto da visita di questa ventiseiesima edizione – come sempre organizzata dal centro ricerche e sperimentazioni cinematografiche e audiovisive La Cappella Underground – è l’immagine originale realizzata dal fumettista e illustratore Spugna, una monumentale creatura organica, deforme e post-umana. Un essere ormai deteriorato e mostruoso, corrotto e trasformato dal tempo, “una grossa creatura post-umana carnosa e muscolare, un po’ come Tetsuo sul finale di Akira”, ha dichiarato lo stesso Spugna, che conserva però un frammento della propria umanità mentre ripara con cura un piccolo robot con cui giocava da bambino.


L’immagine disegnata da Spugna per il TS+FF 2026.

Le voci principali del fantastico hanno quindi risposto all’appello, in primis le storie ruotanti intorno ai temi dell’apocalisse e della fine del mondo, a iniziare da Bunny Rabbit di James Branson ambientato in un’Australia post-catastrofe (collasso climatico), un mondo dove la fauna è tutta in via d’estinzione e l’unica carne a fare ancora da cibo è quella umana. Il mondo come lo conosciamo è un ricordo anche in Sanctuary del regista serbo Filip Kovačević. Qui una donna torna in vita riemergendo da una camera criogenica, ma con vaghi ricordi del suo tempo in un futuro regredito a condizioni primitive anche qui in seguito a eventi catastrofici. Serbo è anche il lungometraggio Saligia di Petar Ristovski che vede sette persone risvegliarsi dopo un’apocalisse. Non hanno ricordi, né nomi, ma solo un numero romano tatuato sul polso. Conoscere la nuova realtà e conoscere sé stessi andranno di pari passo.
Si tratta di una suddivisione di comodo perché spesso i temi sono intrecciati e un film può tranquillamente ricadere in genere o in altro. Per esempio, Colony di Yeon Sang-ho del coreano è sì annoverabile come un film che si svolge in tempi apocalittici ma è al tempo stesso di genere survival ed è un horror. Non potrebbe essere altrimenti trattandosi di uno zombie movie, realizzato peraltro da un maestro, già autore di Train to Busan, un cult che passò proprio al TS+FF quando uscì nel 2016. La novità? Gli zombie qui fanno gruppo comunicando tra loro. Si cerca di cavarsela, di sopravvivere anche in Freaks II di Zach Lipovsky e Adam B. Stein a sua volta un altro ritorno, dal momento che il precedente Freaks si aggiudicò il Premio Asteroide e il Premio Wonderland Rai4 al TS+FF 2018. Di nuovo in azione le protagoniste Chloe e Mary qui in fuga da una forza paramilitare con tanta voglia di vendicarsi. Altra situazione poco rassicurante è quella raccontata in Arachnid – Ragnatela letale di Ángel Gómez Hernández che vede un intero condominio invaso da ragni velenosi. L’eroina di turno si supera partendo in netto svantaggio: soffre di aracnofobia. Dai ragni alle zanzare: Yellow Cake del brasiliano Tiago Melo è la storia di un catastrofico test su un antizanzare all’uranio che fallisce e i guai sono subito nell’aria…


Colony
di Yeon Sang-ho.

Si vira sul body horror più schietto invece con Sanguine di Marion Le Corroller. Qui si assiste alla metamorfosi del corpo della protagonista Margot e si sa che le metamorfosi possono avere esiti davvero imprevisti. Dal canto suo Mum, I’m An Alien Pregnant di Thunderlips va decisamente sopra le righe e non potrebbe essere altrimenti quando si verifica quanto annunciato dal titolo stesso del film. Dalla Nuova Zelanda alle Filippine con il film d’animazione coloratissimo Zsazsa Zaturnnah di Avid Liongoren che racconta di Ada, timido queer residente in una piccola città delle Filippine che ha scelto un’esistenza senza particolari affanni, senonché un meteorite dai poteri magici lo trasforma in una supereroina. Animazione raffinatissima è poi quella cinese di Light Pillar di Xu Zao, storia del custode di un museo del cinema in rovina. Lui si chiama Lao Zha e non essendoci più fondi finisce per essere pagato con un visore per la realtà virtuale. Si aprirà un mondo. Intorno al mondo del cinema si costruisce anche la storia di You Are The Film del giapponese Makoto Ueda, che propone una variante sugli sconfinamenti dal grande schermo alla realtà e viceversa di personaggi e spettatori. Smarrimenti assicurati anche in 5 More Minutes di Javier Ruiz Caldera perché si tratta di cinque minuti fatali per via di una coppia che avvia un loop temporale riguardante l’intero universo.


Light Pillar
di Xu Zao.

Loop à gogo li regala soprattutto Exit 8 di Genki Kawamura (e torniamo in Giappone) adattamento cinematografico del videogioco indipendente divenuto oramai un cult. Ripetizione e paranoia à la Backrooms. Nella cornice della paranoia fioriscono le variazioni sul tema della distopia, delle conseguenti società del controllo, manipolazione e della repressione. È quanto racconta il film a episodi (quattro con tanto di prologo ed epilogo) Grind realizzato da Ed Dougherty, Brea Grant, Chelsea Stardust, che mescola commedia e horror per denunciare le aberranti logiche di sfruttamento del capitalismo e dei suoi nuovi campioni, per intenderci, colossi come Amazon o Starbucks, qui incarnati da aziende sì immaginarie ma autenticamente crudeli. Potere senza scrupoli di un regime oppressivo e totalitario è poi quello che impera a Sendai City la metropoli di un futuro indeterminato immaginato da Marco Bolognesi nel suo Blackflag, prequel di The Truth on Sendai City che venne presentato all’edizione 2024 del TS+FF. Mondo poco rassicurante anche quello governato dall’autoritario Collettivo Mondiale che fa da scenario a The Renaissance of Oddity Todd di Noah Marks, mentre ancor più terrificante è l’asettico mondo senza nessun animale a esclusione dell’homo sapiens mentre tutte le altre creature viventi sono sintetiche. Il film è The Squirrel del finlandese Markus Lehmusruusu che manda sullo schermo nel ruolo di inedito eroe un vero scottaiolo.


The Squirrel
di Markus Lehmusruusu.

La varietà si è detto caratterizza anche il cartellone di quest’anno, spesso speculazioni/divagazioni sulle incognite legate alle nuove tecnologie o sull’incognito tout court. Per esempio, Dreamquil di Alex Prager fa scendere in campo un’inquietante androide copia perfetta della padrona di casa, e The Alice Paradox di Willliam Brooke propone una variante su temi classici quali il viaggio nel tempo e le dimensioni parallele con tutto ciò che comporta. Mistero e inquietudine invece segnano film come Another di Andy Chen, che riagita il tema del fantasma, almeno in apparenza, o Rain Catcher di Michele Fiascaris alle prese con un fotografo-voyer che si aggira in una Londra notturna e piovigginosa in cerca di scatti, ritrovandosi con una presenza ricorrente nelle sue foto. Una riunione di famiglia, si fa per dire, è poi Trauma, or Monsters All di Larry Fessenden che mette insieme vampiri, licantropi e altre creature mostruose. Altro genere classico rivisitato è il thriller fantascientifico affrontato e svolto in modo insolito in Terrestrial di Steve Pink e in Serena di Rob Alicea. Tutti temi/generi declinati ulteriormente nei cortometraggi in concorso e ripresi nella sezione Mondo Futuro nei documentari che evidenziano quanto si tratti di problematiche già purtroppo del nostro presente. Sostanziosa la sezione Sci-Fi Classix che include una pietra miliare come L’uomo invisibile (1933) di James Whale e Cittadino dello spazio (1955) diretto da Joseph M. Newman, Jack Arnold, lo stratosferico e imprescindibile Il pianeta proibito (1956) Fred McLeod Wilcox. A questi si aggiunge la coppia dei film prodotti dalla giapponese Omega Project e diretti da Hirohisa Sasaki su sceneggiatura di Hiroshi Takahashi (il papà di Ring): Crazy Lips (2000) e Gore From Outer Space (2001) il suo seguito.


Frankenstein Unbound (Frankenstein oltre le frontiere del tempo, 1990) di Roger Corman.

Non finisce qui. Il programma prevede anche Labirynth – Dove tutto è possibile (1986) di Jim Henson un fantasy con David Bowie nei panni del re dei Goblin (!), l’italianissimo 2+5 Missione Hydra (1966) di Pietro Francisci e il documentario Full Moon Rising: The Charles Band Story di Sarah Appleton dedicato alla vita e alla carriera di Charles Band, prolifico produttore e regista di classici del genere come Re-Animator, From Beyond – Terrore dall’ignoto, Trancers – Corsa nel tempo, Castle Freak, le saghe di Puppet Master ed Evil Bong e altro ancora. Il pezzo forte è però l’omaggio a Robert Corman articolato in due fasi, prima e durante il festival. Lo scorso ottobre sono stati proiettati tre film esemplari della sua incredibile capacità, il suo fiuto nel trovare e lanciare talenti producendoli. I titoli parlano da soli: Sterminateli senza pietà (1972) di Martin Scorsese, Piranha (1978) di Joe Dante e Terrore alla 13ª ora (1963) di Francis Ford Coppola. Tre casi che ne riassumono la capacità di trasformare produzioni indipendenti, budget ridotti e tempi di produzione serrati in scuola di cinema per giovani autori destinati a una grande carriera. Durante il festival invece l’omaggio sarà al Corman regista a iniziare da uno dei film della saga gotica tratta dalle storie di Edgar Allan Poe, ovvero La maschera della morte rossa (1970). Gli altri due titoli in programma ne mostrano invece il suo singolare approccio alla fantascienza: Gas-s-s-s (Gas, fu necessario distruggere il mondo per poterlo salvare, 1970), che prende avvio da un’apocalisse generazionale, perché un gas nervino accidentalmente rilasciato uccide tutti gli esseri umani di età superiore ai 25 anni e Frankenstein Unbound (Frankenstein oltre le frontiere del tempo, 1990), la sua rilettura della Creatura.
Il TS+FF 2026 si chiuderà infine col botto, presentando l’ultimo film di Werner Herzog: Bucking Fastard. Film su due sorelle, Jean e Joan Holbrooke (reinventando e re-immaginando la storia vera delle gemelle Chaplin, Freda e Greta), così unite da parlare all’unisono, amare lo stesso uomo e condividere gli stessi sogni. Persino i loro lapsus sono identici e pronunciati all’unisono. Un’ibridazione corporea e vocale. Una volta di più il cineasta tedesco oltrepassa il limite (non a caso il film è dedicato a David Lynch). Quanto si auspica sempre dal vero cinema.