Figure e paesaggi
dell’immaginario: il 2023

La selezione 2023
di Quaderni d’Altri Tempi

Greta Gerwig: Barbie
Amit Bhalla e Lucas Jansen:
  Hello Tomorrow!
Nintendo EPD: The Legend of Zelda:
  Tears of the Kingdom
Tarik O’Regan: Lego set
Benjamin Labatut: Maniac
Jane Bennett: Materia vibrante.
   Un’ecologia politica delle cose
Stanislaw Lem: Memorie trovate
  in una vasca da bagno
Leonardo Barbadoro:
  Musica Automata
The Beatles: Now and Then
Kuba Mikurda: Solaris Mon Amour

La selezione 2023
di Quaderni d’Altri Tempi

Greta Gerwig: Barbie
Amit Bhalla e Lucas Jansen:
  Hello Tomorrow!
Nintendo EPD: The Legend of Zelda:
  Tears of the Kingdom
Tarik O’Regan: Lego set
Benjamin Labatut: Maniac
Jane Bennett: Materia vibrante.
   Un’ecologia politica delle cose
Stanislaw Lem: Memorie trovate
  in una vasca da bagno
Leonardo Barbadoro:
  Musica Automata
The Beatles: Now and Then
Kuba Mikurda: Solaris Mon Amour


Quella che segue non è la solita classifica con i libri, oppure i film o i dischi più belli, o ancora le migliori caramelle dell’anno, o quel che vi pare. Non è la solita classifica, intanto per un motivo assai semplice: non è una classifica. L’ordine di presentazione segue quello alfabetico del titolo di ciascun lavoro, tutti ex aequo (non è una classifica, repetita iuvant).
Nessuna pretesa di dar consigli, la seguente è semplicemente la selezione di quanto più ci ha dilettato, interessato e stupito nel vasto campo, riassunto dal titolo qui sopra. Un campo abitato da fantasmi e alieni d’ogni tipo, eroi ed eroine, mostri d’ogni genere, zombie, vampiri mutanti e così via, i figli e i nonni dell’intelligenza artificiale, robot, androidi cyborg, app, serial killer e altri psicopatici, sguardi sull’antropocene e scenari dell’apocalisse, fantasie scientifiche, sogni, deliri e anticipazioni, tutti i futuri possibili, gli altri tempi, utopie, distopie, ucronie, universi paralleli e viaggi nel tempo, complottismi assortiti e verità più o meno vere. Si è composta scrutando in queste regioni dell’immaginario la selezione 2023 di Quaderni d’Altri Tempi.

vvv

Greta Gerwig: Barbie
La dote principale di eroi ed eroine è quella di essere immortali e il corollario principale è la capacità di adattarsi ai tempi senza tradire sé stessi. Non c’è dubbio che tra superpoteri d’ogni genere, muscoli e morale di dimensioni analoghe e un certo candore sproporzionato rispetto alle superdotazioni, la bambolina, qui bambolona, Barbie sbaraglia tutti e tutte, con una performance cinematografica che ne rimarca le virtù. Un virtuosismo che dal citazionismo sfrenato al fantascientifico universo parallelo, dalla visionarietà psichedelica, tutt’altro che i rinascimenti lisergici di cui si va cianciando in Italia, alla tradizione del musical come Broadway insegna, non lascia inesplorato nessun campo di battaglia e ne esce vincente su tutti. Anche su sé stessa, perché dopo aver fatto mille mestieri, impersonando svariati personaggi e ruoli, dall’astronauta al presidente degli USA, cambiando finanche pelle, mantenendo sempre una coerenza identitaria, ora interpreta a meraviglia quello di attrice, vestendo i suoi panni. Iperbolica.

vvv

Amit Bhalla e Lucas Jansen: Hello Tomorrow!
Sognatori di tutte le epoche in cerca di un altrove a tutti i costi fatevi sotto. In un’America anni Cinquanta tutta robot plasticosi che servono caffè e sogni di space-age, un commesso viaggiatore si mette a vendere multiproprietà sul suolo lunare. Opuscoli informativi e bellissimi disegni si propongono come realtà alternative in cui perdersi, parlando al pubblico contemporaneo di post-verità in maniera sottile, senza ammorbare con pesantezze pseudo-sociologiche. Sempre in equilibrio tra commedia e malinconia, grazie anche a un superbo Billy Crudup, questa sottovalutata serie tv Apple Originals offre un catalogo retrofuturistico di linee affusolate e pazzi design industriali che ricordano l’opera di grandi illustratori come Syd Mead e Richard Arbib, nonché l’allegria utopica dei disegni di Walter Molino, rimandando al servizievole Robby de Il pianeta proibito. Qui il futuro non si preoccupa di minimalismo stevejobsiano o di noiose gallerie del vento per progettare automobili. Va troppo di fretta guardando alle stelle.

vvv

Nintendo EPD: The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom
La svolta open world della saga videoludica che ci trasporta nel regno di Hyrule propone TOTK, un secondo episodio che arriva a perfezionare il precedente Breath of the Wild, quel bel mix fatto di gameplay stimolante, enigmi ambientali mai noiosi e turismo virtuale. Ma quello che rende davvero speciale questo TOTK è l’aggiunta di nuove possibilità sandbox che esprimono al meglio tutto il potenziale del medium videoludico nel riscrivere digitalmente la realtà a partire dalla forza di gravità, dalla termodinamica e dalla chimica. Prospettiva che mette in primo piano l’ecosistema ridimensionando le trame umane, aiutando grandi e piccini a comprendere le scienze STEM e il loro linguaggio. Il miglior videogioco del 2023 consente approcci molto liberi allo spazio fisico e al suo binario narrativo regalando un gameplay che esalta la curiosità tramite fantasmagorici poteri di manipolazione rispetto al continuum. Traiettorie permutabili in centinaia di modi diversi regalando un prezioso saggio di pensiero divergente.

vvv

Tarik O’Regan: Lego set
Prendete l’ossessione di lunga data per i Lego e quella ben più recente per le intelligenze artificiali generative, mettetele in mano a un compositore nerd, e vedete cosa esce fuori. I Lego set di Tarik O’Regan dedicati ai grandi compositori non esistono, sono immagini prodotte da IA text-to-image che mostrano quanto si possa parlare di “arte del prompt” piuttosto che di ingegneria, perché O’Regan affina i primi risultati sfornati da ChatGPT con comandi sempre più precisi fino a creare capolavori di raffinata ironia: l’elicottero di Karlheinz Stockhausen, omaggio al suo Helicopter String Quartet (per doppio quartetto: archi ed elicotteri), il set di Richard Strauss con le scimmie dell’iconica scena kubrickiana sulle note dell’Also sprach Zarathustra, Igor’ Stravinskij che dopo aver visto Fantasia per la prima volta assale gli studi Disney, la vendetta del cigno del Parsifal wagneriano. Creare nuovi set Lego è un hobby molto diffuso tra gli appassionati, ma nell’era dell’immaterialità cosa c’è di più naturale che trasformare mattoncini in bit?

vvv

Benjamin Labatut: Maniac
Un ritorno di fiamma per i geni in grado di distruggere il mondo ha caratterizzato il 2023. Ne è prova il successo planetario di Oppenheimer di Christopher Nolan ma anche l’inquietante fascinazione con cui abbiamo seguito le vicende di personaggi come Elon Musk e soprattutto Sam Altman, il creatore di ChatGPT, che a più riprese ha lanciato l’allarme sui rischi di una superintelligenza artificiale, finendo persino defenestrato (e poi riassunto) dalla sua aziende, OpenAI, a quanto sembra per un progetto segreto chiamato Q* che starebbe sviluppando una superintelligenza in grado di riscrivere le regole della matematica. Da dove provenga questa idea e i rischi che ne derivano lo spiega molto bene Labatut in Maniac, saggio dedicato a John von Neumann e all’intelligenza artificiale. Colui che una volta scrisse di star lavorando a una cosa più importante della bomba atomica, ossia a un computer, può aiutarci a gettar luce sullo strano groviglio di idee in grado di trasformare l’IA nella bomba del ventunesimo secolo.

vvv

Jane Bennett: Materia vibrante. Un’ecologia politica delle cose
Scriveva Celso nel suo Discorso vero (Adelphi) che i cristiani sono simili “a vermi che tengon concilio nell’angolo di un pantano, discutendo animatamente fra loro […] e dicendo: A noi Dio svela e predice ogni cosa in anticipo; egli trascurando il mondo intero e il corso celeste, lasciando da parte il resto della terra, per noi soli governa e a noi soli invia messaggeri”. Prematura riflessione sulla concezione antropocentrica delle grandi religioni che oggi il neo-vitalismo sta mettendo in discussione, sovvertendo l’idea che vita, volontà e coscienza siano caratteristiche dei soli animali. Bennett, di cui l’editore Timeo ha tradotto questa importante opera, si chiede se anche i corpi non organici possano avere una vita, se “la materialità stessa può essere vitale”, e risponde positivamente a questa domanda sulla scorta dei grandi filosofi del passato e dei vermi di Charles Darwin. Il risultato è un’ecologia politica per un futuro in cui decentrare l’umano diventerà un imperativo per uscire dall’Antropocene.

vvv

Stanislaw Lem: Memorie trovate in una vasca da bagno
La riscoperta dell’opera di Stanislaw Lem, complice l’onda lunga del centenario celebrato nel 2021, ha permesso non solo la ristampa di opere da tempo esaurite, ma anche la traduzione di ciò che ancora mancava in Italia: la recentissima Summa Technologiae edita da Luiss University Press (su cui torneremo), e le Memorie trovate in una vasca da bagno nella collana Oscar Cult di Mondadori. In entrambi i casi siamo di fronte a opere-manifesto del pensiero di Lem, in chiave saggistica nella prima, in chiave narrativa nella seconda. Le Memorie risalenti a un’epoca in cui la carta è andata distrutta da una misteriosa epidemia permettono di gettar luce sugli anni del Tardo Neogene, in particolare sui misteriosi scopi dell’Edificio, un futuristico Pentagono dove l’ossessione per la segretezza e la disinformazione giunge al grado più alto, per cui nessuno è in grado più di distinguere il vero dal falso, la realtà dall’invenzione. In ciò le Memorie di Lem rappresentano, lette oggi, un oscuro presagio del nostro futuro.

vvv

Leonardo Barbadoro: Musica Automata
È dalla fine del Settecento che automi musicanti si esibiscono dove possono. Uno per tutti La musicista di Pierre Jaquet-Droz, un pupazzetto meccanico alle prese con un clavicembalo, parte di un trittico denominato Les automates. Da allora ne è trascorso di tempo, dal pianoforte meccanico di Colin Nancarrow alla musica generata da computer di Roland Kayn, ma i sogni non se ne curano, cosicché ecco che in pieno fiorire di AI e dibattiti su opportunità e pericoli che ne accompagnano l’avvento, Barbadoro ha messo assieme un’orchestra di ben settanta robot: un organico comprendente strumenti acustici (piano, percussioni, legni, ottoni, organi, nonché vari altri strumenti non convenzionali) interamente automatizzati e controllati da un computer che indica le dinamiche, i ritmi, le melodie seguendo le istruzioni del compositore. Il risultato è sorprendente, con un prevalere di percussioni, ma ci sono anche ariose aperture melodiche e un brano come Mumb è lì a provarlo. L’umano e la macchina a braccetto in armonia, è il caso di dirlo.

vvv

The Beatles: Now and Then
Sessant’anni dopo il loro primo numero 1, i Fab Four tornano in cima alle classifiche inglesi con un nuovo singolo, un brano scritto da John Lennon, o meglio grazie al provino risalente al 1979, scartato e poi ripreso da George Harrison, che vi aggiunse una parte chitarristica, nuovamente abbandonato e infine sistemato per bene con l’amorevole cura degli altri due Beatles viventi e il contributo dell’AI, grazie alla quale è stato possibile separare nel demo la voce dal pianoforte per sovraincidere l’arrangiamento e completare il brano. Era uno scarto ma una spanna sopra le gnagnere d’oggidì. Così evocato, il fantasma di Lennon ha ripreso ad aggirarsi per il mondo. Normale, in fondo la musica registrata è la culla di tutti gli spettri moderni. Potremmo parlare di necrofonia, ma in ogni caso Lennon si conferma un numero 1 anche come fantasma. Oltre a vari avvistamenti, tra New York e Milano, era già apparso come testimonial nel 2010 in uno spot per il lancio della Citroën DS3, ed è tuttora online la chat tramite la quale dialogare con lui.

vvv

Kuba Mikurda: Solaris Mon Amour
Fantasmi che sorgono da altri fantasmi che ne evocano ulteriori. Agendo sul registro della spettralità, il documentario è un omaggio al più famoso romanzo del connazionale Stanislaw Lem, Solaris, e al film di Alain Resnais, Hiroshima Mon Amour, ma non si limita al mero tributo. Costruito con un meticoloso lavoro di cucitura di materiali d’archivio provenienti da una settantina di filmati realizzati negli anni Sessanta dal Centro per il Documentario di Łódź, ai quali si aggiungono frammenti audio di un adattamento radiofonico del romanzo di Lem realizzato in Polonia in piena guerra fredda e suoni elettronici anch’essi d’epoca, frutto delle sperimentazioni del Polish Radio Experimental Studio. Tutta materia prima di per sé già feconda di spettri d’ogni genere, quello del suono analogico, quello del socialismo reale, quello del futuro perduto e così via ai quali si aggiungono i fantasmi di natura narrativa provenienti dalla due opere omaggiate, che danno il via a questa assemblea spettrale facendo leva sui temi della perdita, del lutto e della memoria.