Comporre l’arte a venire
con la materia del corpo

David Cronenberg
Crimes of the Future
Cast principale: Viggo Mortensen,
Léa Seydoux, Kristen Stewart
Produzione: Argonaut Productions,
NEON, CBC, MUBI,
Serendipity Point Films,
Telefilm Canada, Ingenious Media,
Davis Films, Ekome, Natixis Coficiné
Distribuzione: Lucky Red (Italia), 2022

David Cronenberg
Crimes of the Future
Cast principale: Viggo Mortensen,
Léa Seydoux, Kristen Stewart
Produzione: Argonaut Productions,
NEON, CBC, MUBI,
Serendipity Point Films,
Telefilm Canada, Ingenious Media,
Davis Films, Ekome, Natixis Coficiné
Distribuzione: Lucky Red (Italia), 2022


Crimes of the Future dimostra che funziona ancora il macchinario estetizzante-erotizzante alimentato dalla fantasia di David Cronenberg. Ma quanta fatica per racimolare i soldi necessari alla realizzazione di quello che potrebbe essere il suo ultimo film di fantascienza: il nostro ha dovuto recitare in Star Trek Discovery e andare in Grecia per grattare fondi statali. Un sofferto budget di ventisette milioni di dollari che ha fruttato finora solo tre o quattro milioni di incasso. Tipico per un film divisivo o che magari viene giudicato un po’ fiacco all’uscita e che poi, col tempo, diventa cult. Ma dopo Cronenberg quali prospettive per un cinema di fantascienza pluralista? Quale futuro per la forma-cinema in sala a cui vengono tolte le visioni di autori impegnati nello strutturare, film dopo film, uno sguardo inconfondibile sul domani? Resta dunque solo la strada maestra delle serie televisive e dei videogiochi per garantire la sopravvivenza della creatività in quanto a fantascienza audiovisiva?
Intanto, Cronenberg sta evidentemente preparando il suo commiato, come farebbe pensare il recente brevissimo cortometraggio intitolato The Death of David Cronenberg, in cui il regista canadese saluta con affetto il suo cadavere (o forse un suo doppio) già in rigor mortis. Il Cronenberg da sempre affascinato dall’anarchia biologica, osserva impotente il Cronenberg che forse rappresenta la sua stessa filmografia. Nell’universo del regista la materia-corpo è ovunque, cattura l’attenzione della macchina da presa e si espande oltre il frame, sempre in movimento. “Il corpo è una galassia”, viene detto nel mediometraggio giovanile Crimes of the Future del 1970 (stesso titolo ma plot molto diverso rispetto al film del 2022) che abbozza diversi cardini della successiva poetica cronenberghiana. Forse il Cronenberg del presente starà pensando anche a quella sua opera giovanile mentre abbraccia con tenerezza il suo passato. Questo Crimes of the Future del 2022 è una nuova galassia nel firmamento cronenberghiano e nel suo nucleo vi è, come sempre, il corpo umano: qui attraversato da pulsioni biotecnologiche e sospinto in un vortice tra l’eccitazione del nuovo e il nervosismo del vecchio.

Oltraggioso organic-punk
Immaginiamo un futuro in cui non esiste dolore fisico e le tecnologie medicali sembrano aver vinto su qualunque patologia. Gli umani si rapportano con estrema disinvoltura al proprio corpo alterandolo a piacere dentro e fuori, facendone merce estetica in spettacoli pubblici. “Dovrebbero fare dei concorsi di bellezza per l’interno dei corpi”, diceva il ginecologo Mantle in Inseparabili (Dead Ringers, 1988) uno dei tanti classici cronenberghiani con cui il regista ha provato a immaginare fino a che punto possa essere “bello dentro” un umano. Ed eccolo dunque Crimes of the Future: il corpo umano aperto a tutti, vivisezionato in favore di videocamera, un concorso di bellezza per organi interni. Un oltraggio persino a Cannes (ma come? nel 2021 aveva premiato Titane…) dove la sensualità delle anse intestinali e l’autopsia su un bambino hanno fatto gridare allo scandalo (cfr. Sharf, Setoodeh, 2022). Un déjà vu che ricorda l’accoglienza riservata a Crash (1996), il film cronenberghiano sugli incidenti automobilistici erotizzanti tratto dal romanzo di James G. Ballard, e le controversie intorno al premio speciale che Francis Ford Coppola volle assegnare a Cronenberg “per l’originalità, l’audacia e il coraggio” (cfr. Maslin, 1996). “Bisogna essere oltraggiosi”, afferma David Cronenberg in un documentario per la tv francese (Labarthe, 1999) spiegando la sua strategia di trasformare concetti in carne. “Occorre essere oltraggiosi per essere utili”, viene detto in Crimes of the Future a ribadire l’imperativo sociale dell’arte.

Il protagonista Saul Tenser (interpretato da Viggo Mortensen) è un artista che ha il raro dono di sentire (almeno in sonno) e che ha imparato a non censurare le sue escrescenze tumorali interne trasformandole in veri e propri organi vestigiali da esibire nelle sue performance. L’attività artistica vorrebbe essere provocatoria, antisistemica, quasi punk sul piano politico visto il controllo poliziesco che censisce qualunque tipo di mutazione e tenta di censurare quelle più estreme. Ma gli accelerazionisti della mutazione vorrebbero ben altro: al grido “Ascolta il tuo corpo”, lavorano alla diffusione di un avveniristico intervento chirurgico in grado di modificare l’apparato digerente e mettere gli umani nelle condizioni di potersi nutrire di plastica. Questo il punto di vista del leader evoluzionario sull’Antropocene:

“Era ora che l’evoluzione si sincronizzasse con la tecnologia umana. Dobbiamo cominciare a nutrirci dei nostri scarti industriali. È il destino. In pace e armonia con il mondo tecnologico che abbiamo creato”.

In questo pazzo mondo sbilanciato dal collasso ambientale non manca chi ha sviluppato in maniera del tutto naturale il tratto genetico della plasticofagia. Puro Cronenberg: ancora una volta la mutazione destabilizzante non viene direttamente dal regno inorganico come dettato dalla fantascienza tradizionale, ma piuttosto dalla biosfera che reagisce all’assedio di tecnologie e industrie aggressive. Come accadeva con le intrusioni biopolitiche in Brood (1979). La specie umana si rassegni: dovrà negoziare un nuovo circolo simbiotico con Madre Natura, ma non quella placida e incontaminata del mondo pre-industriale, piuttosto la natura nervosa e alterata dagli interventi antropici. Fallito il controllo sull’ambiente resta (forse) quello sul corpo. Le vicende spionistiche di Tenser rendono evidente il collegamento tra il successo artistico e gli assetti burocratici della politica. Catene che opprimono la libertà espressiva, proprio in un momento storico in cui le offensive antiabortiste e l’omotransfobia stanno mettendo in discussione, anche nelle società occidentali, decenni di conquiste civili, avvicinandoci a regimi teocratici oggi più in salute che mai.

In futuro, il controllo delle condizioni biologiche dell’esistenza (cfr. Foucault, 2005) potrebbe anche diventare una forma di spettacolo come immaginato da Cronenberg, ma intanto oggi resta un affare maledettamente politico. In un mondo che cambia e che vola verso l’immaterialità, il corpo sembra l’ultimo appiglio per quella parte di umanità che ha paura di ciò che potrebbe accadere lontano dal mondo fisico, per alcuni l’unica realtà che conta. Oggi il controllo politico delle diversità e dell’autodeterminazione della persona non sembra affatto uno scherzo ridicolo quanto lo scalcagnato Registro Nazionale degli Organi messo in scena in Crimes of the Future, una sorta di catasto delle mutazioni che il Cronenberg futurista e kafkiano immagina come un ufficio pieno di faldoni e scartoffie da compilare.

L’arte nascosta sotto la pelle
Come sempre David Cronenberg riesce a fare di necessità virtù con una rappresentazione grafica del futuro non troppo dispendiosa. La visione futurista-kafkiana trasfigura gli strumenti informatici (tanto presenti nel nostro quotidiano) in scaffalature piene di ridicoli documenti cartacei (il Registro). La fantascienza fredda di Cronenberg è fatta di interni ed esterni in decadimento, di metallo mangiato dalla ruggine, di vanità umane divorate dalla prova del tempo. Esilaranti i due burocrati governativi Wippet e Timlin che di giorno catalogano le anomalie e di notte si rivelano appassionati estimatori delle performance di Tenser. In questo film è forte il focus sul ruolo dell’arte rispetto al cambiamento sociale: è il racconto di un mondo fantastico in cui l’arte ha un ruolo concreto nella società ed è realmente capace di infettare le persone con delle idee. L’oscillazione etica/estetica scandisce dunque l’andamento di questa galleria di visioni composta da strani biomeccanoidi che accudiscono corpi umani, interventi chirurgici praticati come atti voluttuari, organi interni tatuati ed esposti come reliquie al fine di celebrare una nuova sacralità del corpo umano. Curiosi anelli per videoregistrare sono utilizzati dalla gente per rivedere o trasmettere le performance di body art estrema. Minuscole macchine da presa portatili che ricordano i nostri telefoni smart in quanto a immediatezza del circuito dentro/fuori la mente.

Cronenberg sottolinea ma non approfondisce la compulsività di questo meccanismo comunicativo a testa bassa, mantenendo sempre al centro il discorso su questa strana arte delle manipolazioni corporee. In particolare nella scena finale dove viene biforcato il punto di vista: il primo è quello oggettivo che mostra l’azione di Tenser che decide di mangiare la barretta di cioccolato viola; il secondo è quello di Caprice, l’amante-assistente di Tenser, che utilizza il suo anello smart per rendere pubblica la performance suprema. Tenser è un folle visionario che muore avvelenandosi da solo o rappresenta la riscossa di un’umanità-Fenice che rinasce dalle proprie ceneri industriali? Che allo spettatore venga preclusa la visione di questo esito è il solito vecchio trucco su cui ha sempre giocato il grande regista di fantascienza e horror, capace di suggestionare facendo a meno di clamorosi effetti speciali. È il trucco del fuoricampo, un’arte riservata solo ai grandi cineasti. Quale modo migliore per un grande regista di lasciare la scena? L’espressione estatica sul volto di Tenser, la lacrima che scende, il bianco e nero: dettagli che accrescono un senso quasi religioso di indeterminatezza e di apertura verso l’invisibile.
Da una parte dunque l’evento in sé a colori, dall’altra un improvviso bianco e nero a segnare la differenza di una messa in scena pensata per il pubblico, per i follower. Questo pubblico è, per dirla con Deleuze e Guattari (cfr. 2012) una vera e propria “macchina desiderante”, uno sguardo plurale in grado di sovrapporre alla performance strati di significazione e quindi di definire ciò che è desiderabile in funzione di una rete di relazioni. In altre parole il piacere provocato dalla performance chirurgica ha un senso principalmente perché esiste una comunità coesa, in questo caso il club degli interventi chirurgici. L’intenso primo piano del volto di Tenser è anche il frame finale del film che suggella il gesto estremo di un artista radicale che sta praticando l’arte per la rivoluzione, che intende rimettere in equilibrio la bilancia potere/immaginazione, riscattandosi così dalla sua precedente attività di spionaggio per conto della burocrazia a danno della creatività. Da qui il titolo: infettare tramite le idee resta pur sempre un grave “crimine” dal punto di vista di qualsiasi assetto politico interessato prima di tutto all’autoconservazione e al controllo delle macchine desideranti.

Il nuovo sesso
Se Videodrome (1983) ci aveva mostrato una nuova carne e eXistenZ (1999) una nuova realtà, Crimes of the Future mette a fuoco una nuova forma di sessualità analoga a quella vista in Crash. Il regista canadese sembra dunque voler tornare sul luogo dell’incidente dove ha sfondato in più punti il guard rail della questione filosofico-antropologica del cosa è umano, trattando le macchine come creature viventi e i viventi come macchine per raccontare la condizione post-umana.

A proposito di sessualità, in Crimes of the Future si afferma che “la chirurgia è il nuovo sesso”. In una società in cui il sentire fisico è anestetizzato, cosa si intende esattamente per sesso? Cronenberg racconta un futuro in cui solo gli artisti o coloro in grado di esplorare il proprio e l’altrui corpo in maniera creativa sono in grado di vivere pienamente la sessualità. Al resto del mondo non rimane che una libido derivativa, fruendo la body art teletrasmessa dagli anelli smart e da goffi tubi catodici. Ecco un’altra traccia tipica di Cronenberg: c’è sempre bisogno di una mediazione per provare piacere, che sia uno strato di significato o il legame psicologico con un gruppo di persone. L’esplorazione del corpo resta la chiave di comprensione privilegiata. Gli organi genitali con cui si nasce non esauriscono tutta la sfera del desiderio e della libido: sono solo il primo passo di un percorso conoscitivo che può durare una vita. Qui il cinema cronenberghiano dalle mille sfaccettature teoriche mostra il limite (o il pregio a seconda dei punti di vista) del suo affascinante recinto: oltre il corpo non c’è nulla che possa essere mostrato e una volta accesa l’immaginazione lo spettatore dovrà fare da sé.
Ci saranno ancora cineasti in grado di accendere in questo modo la miccia dell’immaginazione?

Letture
Visioni
  • David Cronenberg, Crash, Carlotta Films, 2020 (home video).
  • David Cronenberg, Crimes of the Future, Emergent Films, 1970.
  • David Cronenberg, eXistenZ, CG Entertainment, 2012 (home video).
  • David Cronenberg, Inseparabili, Pulp Video, 2010 (home video).
  • David Cronenberg, The Death of David Cronenberg, Canada, 2021.
  • David Cronenberg, Videodrome, Universal, 2011 (home video).
  • André S. Labarthe, David Cronenberg: I Have to Make the Word Be Flesh, in Cinéma, de notre temps, AMIP, Arte, 1999.