Parenti, amici, vicini
e l’american dream in crisi

Jonathan Tropper
Your Friends & Neighbors
Stagioni 2

(19 episodi)
Cast principale:
Jon Hamm
Amanda Peet
Olivia Munn
Apple Tv, 2025-2026

Jonathan Tropper
Your Friends & Neighbors
Stagioni 2

(19 episodi)
Cast principale:
Jon Hamm
Amanda Peet
Olivia Munn
Apple Tv, 2025-2026


A Coop piace guardare vecchi film, anche se il cinico uomo d’affari newyorkese non ha affatto l’aria del cinefilo incallito. Eppure, man mano che la serie tv Your Friends & Neighbors intreccia la ragnatela delle sue trame e sottotrame attorno ad Andrew “Coop” Cooper (il protagonista interpretato da Jon Hamm), diventa sempre più evidente come quei film proiettati sul maxischermo dell’appartamento da super-single divorziato alimentino una nebulosa di risorse creative e morali, humus ideologico per una strana storia di vendetta e riscatto sociale. Questa serie targata Apple TV, giunta alla sua seconda stagione, parte piano. Ideata da Jonathan Tropper si presenta come uno dei tanti cloni di Desperate Housewives, che dal 2004 al 2012 ha dissezionato le vite degli abitanti di un immaginario sobborgo alto-borghese statunitense. A prima vista il Westmont Village di Tropper sembra sovrapponibile alla Wisteria Lane ideata da Marc Cherry. Oltre alla volontà di miscelare dramma, commedia e crime con un pizzico di soap opera, il tratto comune più evidente fra le due narrazioni è il continuo uso della voce narrante che in entrambi i casi richiama la tradizione noir: un campanello che preannuncia una critica nei confronti dei rispettivi contesti sociali. Ma mentre in Desperate Housewives la soggettività narrante è quella di un personaggio defunto, circostanza che richiama Viale del tramonto (1950) di Billy Wilder, in Your Friends & Neighbors rinuncia al distacco emotivo e assume esplicitamente il punto di vista del protagonista.

La voce è quella di Coop, protagonista quasi assoluto: una scelta che consente alla serie di perseguire una maggiore immersività psicologica. Coop, abile gestore di fondi speculativi, sta vivendo un momento di profonda crisi, caratterizzato dal recente divorzio da Mel (che lo ha tradito con uno dei suoi migliori amici) e un brusco licenziamento. La sua leadership da maschio alpha viene scossa anzitutto sul piano professionale, visto che il suo capo, Jack Bailey, lo ha allontanato in malo modo dalla scena dell’alta finanza newyorkese. Sebbene Coop abbia il superpotere di saper fare soldi (più precisamente di saper attrarre e gestire clienti), all’atto dell’assunzione aveva commesso l’errore di firmare una clausola di non concorrenza. I freddi calcoli della Bailey Russell, uniti all’invidia del suo superiore, portano l’azienda a liberarsi di Coop nel timore di una sua espansione, illudendosi di poterne trattenere il valore economico. Questo licenziamento rappresenta quello che nei manuali di sceneggiatura moderni è definito l’evento scatenante o catalizzatore (cfr. McKee, 2013). Mentre la struttura della storia mette a fuoco un contesto di rapacità capitalistica, Coop reagisce al colpo subito e decide di svoltare verso il crimine, iniziando a sottrarre oggetti di lusso ai suoi facoltosi vicini di casa.

Status e alienazione
Con Coop ladro, la scrittura cambia marcia: l’occhiata maliziosa al suburbio di riccastri diventa feroce critica sociale, uno sguardo etologico rivolto al branco di lupi di Wall Street. Poi, quando Coop torna a vivere la routine del quartiere, il flusso rallenta e si torna sui dettagli dei tanti personaggi, sulle loro piccole e grandi miserie quotidiane. Sullo sfondo si avverte la presenza di uno sfacciato privilegio di classe pronto a sgretolarsi al primo passo falso. Westmont Village viene definito da Coop come una “elaborata illusione, dove il mago e il pubblico sono la stessa persona”. E Coop lo sa bene, conoscendo il denaro e il suo legame con il gioco delle apparenze. Ecco come funziona un fondo speculativo: si sfrutta una leva finanziaria per incrementare il capitale iniziale, muovendosi in un circuito in cui il credito genera fiducia e la fiducia richiama nuovi capitali. Questo circuito denaro-apparenza è ciò che rende possibile un fondo speculativo.

Jon Hamm e Olivia Munn rispettivamente nei ruoli di Coop e Sam.

Analogamente a quanto fatto con i suoi hedge fund, Coop ha saputo costruire le proprie leve esistenziali e sociali sulla fiducia riscossa dalle sue doti di spregiudicato cacciatore d’affari. Ma la svolta criminale di Coop non è una fuga totale: il suo status è da sempre legato alle sue relazioni, e dunque possono cambiare i metodi ma non il movente esistenziale, che resta la fame di soldi. Il mantenimento di un certo tenore di vita per sé e per i suoi resta il vero motore della storia del protagonista. Neanche un uomo bianco, ricco e potente sembra dunque in grado di emanciparsi dalle proprie catene emotive e sociali. Anche da ladro, Coop non fa che replicare, in una nuova forma, lo stesso vecchio circuito di lavoro alienato. Solo che questa volta deve dare conto alla proprietaria del negozio di pegni, che gli fa da ricettatrice. Inizialmente Coop sguazza nel fango perché sa di derubare persone come lui: gente anestetizzata, svuotata e schiava delle apparenze. Nessun dolore vero perché, in fondo, la maggior parte di quegli oggetti rubati non è affatto destinata al consumo o al godimento contemplativo. Quadri, gioielli, penne di lusso, figurine da collezionismo: tessere di un mosaico tributato allo status sociale. Per esempio l’orologio da 225.000 dollari appartenente all’amico Brad:

“Da anni non lo vedevo al polso di Brad, non gli sarebbe mancato. Forse aveva già dimenticato di averlo”.

La psiche di Coop cerca un cuscinetto morale proiettando sulle vittime la sua condizione di alienato, trasformando il furto in un gesto quasi neutro. In definitiva è la vendetta a muovere Coop: si riappropria di quegli status symbol costati una vita di sacrifici, rovesciando la percezione del privilegio goduto dal suo agiatissimo vicinato e da lui stesso.

Cineforum mentale e ombre noir
A proposito dei rapporti tra realtà e finzione (così ben esemplificati dal funzionamento dei fondi speculativi), Coop osserva:

“[…] appena cambi ottica, tutto in questa città è una cazzo di metafora. Il che rende arduo distinguere le cose reali, ammesso che ce ne siano”.

I classici del cineforum personale di Coop scandiscono buona parte della narrazione di Your Friends & Neighbors, commentandola per analogia o per contrasto. Si tratta per lo più di lungometraggi di genere noir, quasi tutti in bianco e nero e quasi tutti prodotti a Hollywood durante la porzione centrale del secolo scorso. Barry Gifford ha esplorato a fondo il cinema noir e la sua relazione con l’essenza della cultura USA. Una ricerca dedicata a filmmaker statunitensi che, a dispetto di ciò che accadeva intorno a loro e allo strapotere economico accumulato da Hollywood, hanno insistito nel parlare della cultura del sogno statunitense non solo per come appariva, ma soprattutto per come effettivamente era (Gifford, 2026). I codici del genere noir funzionano ancora oggi come parabole morali, fiabe conciliatrici serali (con mostro) o persino oroscopi attraverso cui leggere eventi folli come quelli accaduti a Coop: dal divorzio al brutale licenziamento, dalla follia della carriera di ladro fino a un’incriminazione per omicidio. Nella sala buia della coscienza del businessman quei vecchi film fungono da spiriti guida che, mettendo in dialogo gli anni del cinema in bianco e nero con il presente, offrono coordinate esistenziali ancora valide.

Uno dei primi classici noir proiettati da Coop è Detour (diretto da Edgar G. Ulmer nel 1945), del quale la serie Apple rilancia gli elementi più basilari a livello di scrittura. Proprio come il protagonista di Detour, Coop è travolto da una catena di coincidenze, fraintendimenti e decisioni sbagliate. Al culmine di questa catena, Coop si ritrova arrestato per un omicidio che non ha commesso, intrappolato nelle trame della sua amante Samantha Levitt: quando Paul, il marito di lei, si suicida, Sam nasconde la pistola nell’auto di Coop per farlo incriminare, dato che la polizza sulla vita di Paul non coprirebbe il suicidio. Sam (interpretata da Olivia Munn) riecheggia la classica figura della femme fatale che muove l’azione. Il suo agire ricorda quello di Phyllis (Barbara Stanwyck) in uno dei film preferiti di Coop: La fiamma del peccato (1944) d Billy Wilder.

Mostri e ombre noir
Va notato che nella serie Your Friends & Neighbors si ride molto e si spara pochissimo, nonostante i drammi e gli innumerevoli elementi crime sparsi ovunque. I plot drammatici e realmente “fatali” connessi alle trame criminali sono sostanzialmente due, uno per stagione (alert: spolier): il suicidio di Paul (il marito di Sam) e una “doppia morte” che parte da una rovinosa scivolata e prosegue con un buffo incidente d’auto.

“Mi sbagliavo su tutte le regole. Perché non esistono […] Perché la dura realtà è che, dopo aver visto il caos dietro al sipario, non riesci più a vedere lo show come prima”.

Samantha Levitt è il principale vettore del caos nella prima stagione. La sua scaltrezza e il suo istinto di sopravvivenza la spingono a disfarsi di un ex marito scomodo e a far ricadere la responsabilità su un’altra persona. Sam si chiede: “Che razza di persona sono diventata?”. Lei agisce, più o meno forzata dalle circostanze, come una perfetta femme fatale, figura ibrida colpevole-innocente che sconvolge le tassonomie tradizionali. La funzione di questo tipo di personaggio è quella di mettere faccia a faccia il desiderio proibito e la paura di perdere la stabilità. Quando arriva a Westmont Village, Samantha genera un misto di attrazione e repulsione a partire dalla sua femminilità: il suo corpo è un oggetto culturale soppesato e in parte plasmato dallo sguardo ansioso di chi occupa una posizione stabile e centrale pur sapendo di poter perdere tutto. Sam è doppiamente perturbante perché è una donna giovane e bella (il che genera invidia nelle mogli di Westmont) e ha origini umili (faceva la cameriera nel locale di Paul, che le aveva poi chiesto la mano). La figura femminile sconvolge il rapporto tra il visibile e il conoscibile proprio mentre viene trasformata in oggetto dello sguardo. L’irrequietezza del personaggio femminile si intreccia con la questione più generale dell’inaffidabilità delle apparenze, elemento cardine dello sguardo noir (cfr. Doane, 1995). Come sottolinea la voce narrante di Coop: “in una cittadina dove niente e nessuno è come sembra, ha quasi senso che un omicidio non sia stato un vero omicidio”. Anche Coop è, a suo modo, un mostro perché a sua volta è attraente (nonostante la mezza età, sembra fare colpo anche su donne più giovani) ed è un personaggio che sceglie di farsi ibrido, muovendosi pericolosamente ai confini tra l’ambiente dei super-ricchi e il sottobosco dei ladri. La cameriera Elena, per esempio, pur avendo fortemente voluto entrare nel giro di furti di Coop, rimane intrappolata nella ragnatela creata (più o meno consapevolmente) dalle azioni dell’ex uomo d’affari. Gli alti e i bassi di Coop mettono a fuoco la psiche dell’individuo, smascherando al contempo le fragilità dell’intero sistema.

“Avevamo creduto tutti nello stesso sogno: la promessa di un paradiso suburbano. E ci eravamo illusi che, una volta raggiunto, sarebbe stato nostro. Le nostre enormi case ci facevano pensare di aver conquistato un pezzetto di eternità. Ma non c’era da scavare molto per trovare il marcio nelle fondamenta”.

La struttura del noir classico è piuttosto severa: cedere alla tentazione del corpo sessuato o del crimine porta alla rovina, se non alla morte. Your Friends & Neighbors riattualizza questo severo monito calandolo nel tempo odierno. Una forma di civilizzazione in cui, nonostante le tantissime regole apparentemente rigide, restano centrali la predazione animale e la volontà di potenza. Nonostante Sam lo abbia esposto al rischio dell’ergastolo, Coop non la giudica un mostro: l’uomo si connette al pragmatismo della donna, arrivando alla conclusione che “cercava solo di tenersi ciò che era suo, e nessuno lo capiva meglio di me”. La riammissione di Samantha nel branco sancisce l’autocoscienza del gruppo sociale: in fondo tutti condividono le stesse logiche esistenziali, e a cambiare sono solo le sfumature e il tasso di spregiudicatezza con cui si esercita il gioco della sopraffazione.

La strada di Coop tra Don Draper e Walter White
La profondità psicologica di Your Friends & Neighbors richiama i fasti delle più importanti narrazioni nella storia del piccolo schermo. Breaking Bad (2008-2013) e Mad Men (2007-2015) si pongono come pietre miliari di una rivoluzione creativa guidata da sceneggiatori capaci di raccontare la psicologia complessa e oscura di grandi antieroi, esplorando un territorio che il cinema statunitense aveva smesso di indagare da tempo per paura di perdere il pubblico di massa (cfr. Martin, 2018). Rispetto al cinema, le serie tv cominciano a vincere le battaglie dell’immersività narrativa e della complessità grazie a personaggi come Walter White, capofila degli uomini comuni che diventano criminali. La crisi della mascolinità, l’illusione del controllo, il vuoto che il consumismo cerca di occultare: tutti elementi cavalcati anche da Coop, che non ricorre al crimine perché la sua famiglia muore di fame, ma perché è terrorizzato dall’idea di perdere la propria identità e il senso di controllo. La sua scelta di rubare è una crisi esistenziale perfettamente connessa a una sorta di crisi di mezza età dell’intera società occidentale.

Coop però non vive una deriva verso la malvagità come capita all’insegnante di chimica Walter White in Breaking Bad: sebbene entrambi i personaggi cerchino nell’atto criminale un modo per mantenere il controllo sull’esistenza, ciò che rende speciale Your Friends & Neighbors è il continuo riferimento al vicinato, al branco di lupi e al suo sguardo. Walt affronta il baratro fondamentalmente da solo, a differenza di Coop, che può condividere le sue ansie con qualcuno. Il personaggio di Coop, grazie all’interpretazione di Jon Hamm, si ricollega a un’altra pietra miliare nella storia delle serie tv: Mad Men. Coop, come Don Draper, è un uomo di mezza età che trasuda fascino e successo a stelle e strisce, ma che è chiaramente ossessionato da un vuoto interiore. Don Draper ha reinventato la propria identità per sfuggire alla miseria. La sua rete di apparenze è una costruzione consapevole e metodica, un’armatura di flanella progettata per integrarsi nell’élite della New York degli anni Sessanta, all’alba del villaggio globale che avrebbe teletrasmesso in tutto il mondo il trionfo della società dello spettacolo. Coop, invece, perde la sua posizione e si colloca nel momento in cui quella propulsione comunicativa dei mad men sembra vivere una crisi profonda. Rubare negli appartamenti altrui senza avere né l’esperienza né la vocazione del ladro, appare come un comportamento assurdo che rende Coop una figura tragica e al tempo stesso quasi comica nella sua disperazione. Don conquista tutto ciò che la società considera desiderabile per poi scoprirne il vuoto; Coop perde tutto per scoprire quello stesso vuoto mascherato dalle merci e dal benessere.

Letture
  • Mary Ann Doane, Donne fatali: cinema, femminismo, psicoanalisi, Pratiche, Parma, 1995.
  • Brett Martin, Difficult Men. Dai Soprano a Breaking Bad, gli antieroi delle serie tv, Minimum fax, Roma, 2018.
  • Robert McKee, Story. Contenuti, struttura, stile, principi per la sceneggiatura e per l’arte di scrivere storie, Omero Editore, 2013.
Visioni
  • Marc Cherry, Desperate Housewives – I Segreti Di Wisteria Lane – La Serie Completa, Eagle Pictures, 2025 (home video).
  • Vince Gilligan, Breaking Bad Collection, Eagle Pictures, 2018 (home video).
  • Edgar G. Ulmer, Detour, Sinister Film, 2020 (home video).
  • Matthew Weiner, Mad Men: Stagione 1-7, Universal, 2021 (home video).
  • Billy Wilder, La fiamma del peccato, Sinister Film, 2024 (home video).
  • Billy Wilder, Viale del tramonto, Sinister Film, 2024 (home video).