Spartiti per ogni occasione:
la musica di Piero Umiliani

Zalla
Paesaggi (1971)
Musicisti:
Antonello Vannucchi (tastiere), 

Angelo Baroncini (chitarra),
Maurizio Majorana (basso),
Roberto Podio (batteria),
Bruno Battisti D’Amario (sitar), 

Franco Chiari (vibrafono),
Franco De Gemini (armonica).
Four Flies, 2022

Piero Umiliani
Atmospheres (1979)
Musicisti: Cicci Santucci (tromba),
Piero Umiliani (tastiere),
Franco Chiari (vibrafono,
Enzo Grillini (chitarra),
Tonio Ferrelli (basso),
Roberto Podio (batteria).
Musica Per Immagini, 2021

Piero Umiliani
Library Music – Volume 1:
Percussioni ed effetti speciali,
Underground,

Temi ritmici e dinamici,

Nuove arie romantiche,

Classica per l’uomo d’oggi,

Mondo inquieto,

Motivi allegri e distensivi,

Discomusic, Tensione,
Film concerto, Panorama italiano,

Album di viaggio
,
Suspence elettronica.
Musicisti vari
Cinedelic, 2021

Zalla
Paesaggi (1971)
Musicisti:
Antonello Vannucchi (tastiere), 

Angelo Baroncini (chitarra),
Maurizio Majorana (basso),
Roberto Podio (batteria),
Bruno Battisti D’Amario (sitar), 

Franco Chiari (vibrafono),
Franco De Gemini (armonica).
Four Flies, 2022

Piero Umiliani
Atmospheres (1979)
Musicisti: Cicci Santucci (tromba),
Piero Umiliani (tastiere),
Franco Chiari (vibrafono,
Enzo Grillini (chitarra),
Tonio Ferrelli (basso),
Roberto Podio (batteria).
Musica Per Immagini, 2021

Piero Umiliani
Library Music – Volume 1:
Percussioni ed effetti speciali,
Underground,

Temi ritmici e dinamici,

Nuove arie romantiche,

Classica per l’uomo d’oggi,

Mondo inquieto,

Motivi allegri e distensivi,

Discomusic, Tensione,
Film concerto, Panorama italiano,

Album di viaggio
,
Suspence elettronica.
Musicisti vari
Cinedelic, 2021


Nel novembre 2021, in occasione del Black Friday, tradizionale appuntamento con lo sconto nell’universo dei consumi, è ripiombato nelle case degli italiani un infernale ultracinquantenne, un motivetto di cui è praticamente impossibile sbarazzarsene una volta che si prende a canticchiarlo: Mah Nà Mah Nà. Il tormentone scritto da Piero Umiliani nel fatidico millenovecentosessantotto è ricomparso in un trittico di spot ciascuno affidato a un testimonial/interprete (Teo Teocoli, Giovanni Vernia e Angela Finocchiaro).
Il brano arrivava dalla colonna sonora di Svezia, Inferno e Paradiso di Luigi Scattini e quell’anno lo notarono in pochi. Il film stuzzicava perché prometteva ben altro di una canzoncina, tant’è che il ritornello maramaldo faceva da sottofondo a un gruppo di biondissime e giovanissime svedesi in marcia verso una sauna nella quale si recava anche la macchina da presa… con la voce fuori campo di Enrico Maria Salerno a renderci edotti sui costumi di quelle genti. Ai tempi si intitolava Viva la sauna svedese, composto in un afoso ferragosto romano e intitolato così un po’ per scherzo assieme al fischiatore e a sua volta valente compositore Alessandro Alessandroni con la moglie Giulia. Al suo autore quel brano vagamente a tempo di bossa nova piaceva poco e lo escluse dalla scaletta del disco con le musiche per il film pubblicato per la propria etichetta: la Omicron, prima di una serie creata per gestirsi in autonomia. Lo dirottò in un album, Psichedelia, contenente musiche per sonorizzazioni, un fronte sul quale si impegnava assai all’epoca. Il guaio fu che il film andò bene al botteghino e forte del successo ottenuto puntò dritto alle sale degli Stati Uniti. A quel punto Umiliani allestì una versione dell’album per il mercato statunitense includendovi il brano scartato.
Di lì a poco il successo divenne planetario.
Il big bang partì la sera del 30 novembre 1969, quando all’Ed Sullivan Show, i Muppets, i pupazzi creati da Jim Henson, proposero una loro versione del brano. Ai tempi i Muppets comparivano nel programma d’intrattenimento per bambini Sesame Street (andava in onda anche in Italia con il titolo Apriti Sesamo), ma nel 1976 si misero in proprio. Era il 5 settembre quando venne trasmessa la prima puntata del Muppets Show e ripreso il motivetto ribattezzato Mah Nà Mah Nà. È da quel momento che parlare di Piero Umiliani obbliga almeno a fare un cenno a quel motivetto “che ci piace tanto”, per parafrasare la canzone d’anteguerra di Pippo Barzizza, anch’essa dal refrain di facile presa.

Repertorio senza confini
Eppure il musicista e compositore fiorentino è ben altro. Vanta un catalogo lussureggiante, formidabile per varietà ed estensione, in massima parte ancora fresco, godibile e sorprendente per le soluzioni adottate; un repertorio oggetto di riscoperta costante come mostrano le numerose uscite discografiche degli ultimi mesi. Si contano oltre centocinquanta colonne sonore, molte scritte per lungometraggi che hanno fatto la storia del cinema italiano. A queste si devono aggiungere le musiche composte per il teatro e soprattutto quelle per i documentari, le trasmissioni televisive, o qualsivoglia produzione multimediale, ovvero il suo grande contributo al mondo della cosiddetta library music o musica per sonorizzazioni. Un universo di sottofondi musicali ideati per accompagnare, commentare, sonorizzare, appunto. Cataloghi sonori utilizzati fino ai primi anni Ottanta del Novecento – finendo per estinguersi con l’avvento del digitale e della videomusic – e che vissero la loro età dell’oro a cavallo tra i due decenni precedenti. Utilizzate come sigle, stacchi, intermezzi musicali, o quant’altro, cioè adattabili all’occorrenza. In genere ogni brano era accompagnato da istruzioni per l’uso, da indicazioni di organico, di tempo e di genere, in modo da poter impiegare quello più consono per la situazione da commentare.

Una tassonomia applicata a situazioni, contesti, luoghi, momenti, stati d’animo, frangenti, emozioni e sensazioni: a ciascuno il suo commento sonoro. C’è qualcosa di illuministico, di enciclopedico nelle librerie musicali e le pagine firmate da Umiliani spesso sono… illuminanti. Fu un campione del genere in un’arena che vedeva confrontarsi autori come Armando Sciascia, Amedeo Tommasi, Stefano Torossi, Vince Tempera, Nico Fidenco, Enrico Pieranunzi, Gianni Ferrio, Armando Trovajoli e Piero Umiliani o uomini dell’avanguardia come Vittorio Gelmetti, oppure Egisto Macchi e Gino Marinuzzi jr, fondatori dello Studio R7 (Laboratorio Elettronico per la Musica Sperimentale e Concreta) e Bruno Maderna. Per non dire di Ennio Morricone, che arrivava come Macchi dal Gruppo Improvvisazione Nuova Consonanza di Franco Evangelisti, punta di diamante dello sperimentalismo sonoro italiano.
La produzione di Umiliani di musica per sonorizzazioni prende il via con le prime partiture per i documentari già sul finire dei Cinquanta. Fu proprio per far circolare questi prodotti che diede vita alla Omicron sopra citata. Esordì con un tris variegato, un biglietto da visita del suo ecclettismo. Un album a base di ragtime intitolato Comica finale concepito per sonorizzare due film di Charlie Chaplin per le sale italiane (Uno contro tutti e Il pellegrino); un secondo, Musica per due, all’ombra dei cuori innamorati con temi romantici sin dai titoli, per esempio Vicino al caminetto o Crociera sentimentale. Vi compare anche un brano finito nel repertorio di Oscar Peterson: Chanel. Il terzo disco proponeva un viaggio nella storia della musica: Arie antiche, ispirato alla musica medioevale e rinascimentale. Nel catalogo Omicron trovò posto il succitato Psichedelia dove Umiliani relegò Viva la sauna svedese.

Uno studio su misura per la creatività
A completamento dell’autonomia produttiva arrivò sul finire degli anni Sessanta la creazione dello Sound Work Shop Studio, una macchina di ottantadue metri quadrati ideata per produrre suoni a volontà, dotata di strumenti musicali e di riproduzione (microfoni, altoparlanti, banco mixer), e predisposta per la registrazione multipista, tutti sofisticatissimi all’epoca, a partire da una panoplia di tastiere da fare invidia, inclusi i primi sintetizzatori (moog, mellotron, synthi). In questo spazio dal medesimo spirito di una bottega rinascimentale, tutto è curato nei minimi particolari, e anche le operine minori vengono cesellate con ugual cura dei lavori più impegnativi. Da lì in avanti, Umiliani diversificherà minuziosamente le sue produzioni, dando vita a nuove etichette (Liuto, Sound Work Shop, VideoVoice, Ciak, Telesound) e prendendo anche a firmare con nomi diversi (i più impiegati furono M. Zalla, Catamo, Tusco, Rovi, Moggi), spingendosi ai confini dell’eteronimia, poiché le sonorità e le firme configureranno nel tempo identità fittizie dotate di una discreta personalità.

La ristampa più recente
Proviene dal catalogo della Liuto una recentissima ristampa dell’etichetta Four Flies: Paesaggi. Uscì nel 1971 firmato da Zalla e venne successivamente ripubblicato dalla Ciak nel 1980 con una copertina differente dalla quale sparirono i musicisti coinvolti, i Mark 4, sessionman di alto profilo, affidabilissimi e per questo spesso ingaggiati da Umiliani.  Sono loro a suonare anche in Viva la sauna svedese / Mah Nà Mah Nà e li si ascolta nelle colonne sonore (non solo di Umiliani) di film celeberrimi, quali Fumo di Londra di Alberto Sordi con musiche di Piero Piccioni e Operazione San Gennaro di Dino Risi (musiche di Armando Trovajoli) entrambi del 1966.
La sigla ufficiale era Marc 4, acrostico con le iniziali dei quattro nomi di battesimo, ma nell’occasione il chitarrista titolare, Carlo Pes, venne sostituito da Angelo Baroncini. Gli altri turnisti erano Antonello Vannucchi (tastiere), Maurizio Majorana (basso) e Roberto Podio (batteria). Diedero una mano Bruno Battisti D’Amario (sitar), Franco De Gemini (armonica) e Franco Chiari (vibrafono). Per questa ristampa, Four Flies ha optato salomonicamente per una doppia uscita in vinile, ciascuna con una versione della copertina, mentre la ristampa cd, la prima nella storia dell’album, riporta quella del 1980. Le composizioni qui raccolte ribadiscono la spigliatezza di Umiliani con qualsiasi genere adoperasse, dalla bossa nova a valzerini assortiti, da passaggi psichedelici ad atmosfere latine e finanche esotiche, specie nel breve Oriente rosso.

Puntuali le descrizioni dei brani (una metodologia frequentissima negli album di questo genere) forniscono coordinate d’ascolto ed eventuale impiego. Nella sistematica catalogazione di Umiliani, Paesaggi rientra nella più ampia geografia musicale che provò a scrivere in numerosi album, da quelli con precisi confini (Continente nero, Africa, Polinesia, Paesi Balcanici e così via) ad altri più generici come Genti e paesi del mondo e Panorama italiano. Musica etnica immaginaria, in un certo senso, erede dell’exotica degli anni Cinquanta che mosse i primi passi in televisione con l’indiano Korla Pandit (cfr. Adinolfi, 2021).
Tornando a Paesaggi, quelli che si attraversano in questo disco sono perlopiù quieti (Laguna tropicale), sereni e rassicuranti (Vecchie strade), qui e là affiora un pizzico di tensione (Porta d’Oriente), qualche rimembranza (Borgo montano), o sentore di ignoto (Tanto lontano). Ciò che rende queste musiche per nulla scontate è la capacità di essere ciò che i titoli suggeriscono e al tempo stesso di tradire quanto vi dichiarano. Si prenda Prime nebbie, che si muove con prudenza e il ritmo di una bossa un po’ blanda pare confacergli, salvo poi essere dirottati dal magnifico organo hammond di Vannucchi in qualche club notturno di Chicago. La fantasia al potere.

Il prezioso recupero di un lavoro maturo
Un altro viaggio nella creatività di Umiliani è regalato da Atmospheres, riapparso a fine 2021 (solo vinile) dopo una latitanza durata quattro decenni abbondanti grazie a Musica Per Immagini. Venne originariamente pubblicato su etichetta Omicron nel 1979 e in questo caso firmato Piero Umiliani. Non è il primo lavoro del compositore fiorentino ristampato da Musica Per Immagini, che sempre all’inizio della scorsa primavera aveva ripescato un altro album, firmato Moggi, News! News! News!, uscito nel 1979 per la Sound Work Shop, nel quale si coniugavano con la consueta perizia suoni elettronici e jazzy.
Atmospheres chiuse un decennio lungo il quale Umiliani produsse numerosi lavori avvalendosi di attrezzi sonori elettronici per sperimentare senza porsi alcun limite. Album come Synthi Time, Problemi d’oggi, Tra scienza e fantascienza, furono tutti sistematicamente ignorati ai tempi essendo decisamente fuori orario, ovvero in anticipo sui tempi. Basti pensare che fuori dai confini italiani con logiche ed estetiche differenti, sul medesimo fronte della contaminazione elettronica agivano artisti illuminati come Sun Ra ed Herbie Hancock. In Atmospheres si avverte netta la piena maturità del compositore fiorentino, di cui Arrigo Polillo, lo storico direttore di Musica Jazz, ebbe a dire che “ogni composizione sua è prima di tutto un tema: chiaro, cantabile, sempre elegante” (note di copertina dell’album Jazz dall’Italia: Piccola Jam, Omicron, 1967).

Senza alterarne il tratto compositivo, i nuovi suoni sorgenti dagli strumenti elettronici divennero parte integrante di quelle composizioni e Atmospheres certifica la maturità di quel processo. L’aspetto più interessante dell’album non risiede tanto nelle ulteriori sperimentazioni con le nuove tecnologie, quanto nell’impasto di quei suoni alieni all’interno di melodie, motivi e ritmi. Non era stato sempre così in precedenza. Umiliani ne aveva fatto uso anche per musiche più prossime all’easy listening, per esempio, in Switched on Naples (Omicron, 1972) affidò i classici della canzone napoletana a un sintetizzatore Putney VCS 3.
Al contrario, in Atmospheres vige un perfetto equilibrio tra prodotto commercializzabile e laboratorio musicale. Esemplari in tal senso sono Dolomiti e Oceani, entrambi sorretti da temi facilmente memorabili e impreziositi da effetti che ben esprimono il senso del titolo dell’intero album. Non a caso le note apposte ai brani sono strettamente musicali, affidando ai singoli titoli le suggestioni per eventuali impieghi.
D’altronde, le atmosfere annunciate dal titolo non sono altro che paesaggi interiori, colonne sonore per stati d’animo cangianti, turbamenti di varia natura, dalla tensione e il timore, come in Area del terrore, esplicito sin dal titolo, che combina suoni elettronici e percussioni per segnalare un pericolo incombente, all’inquietudine e il sospetto che si diramano in Gotico o in Bambola assassina. Visionario anzichenò il trittico (Calcolatori elettronici / Cibernetica / Coltura virus) che pur strizzando l’occhio all’elettronica e a situazioni futuribili è in realtà eseguito con strumenti acustici con Cicci Santucci alla tromba, Franco Chiari al vibrafono (presente anche in Paesaggi), Enzo Grillini alla chitarra, Tonino Ferrelli al basso e Podio, il batterista dei Marc 4. Si tratta di brani congegnati in maniera tale da svelare legami di parentela con le avanguardie novecentesche laddove il baricentro è il timbro e il ritmo è inafferrabile.

Una raccolta per tutti i gusti
Le varie anime e i vari soprannomi di Umiliani sfilano uno accanto all’altro in un piccolo scrigno in legno: il cofanetto Library Music Volume 1 immesso sul mercato nell’autunno 2021 da Cinedelic. Tredici album realizzati tra il 1971 e il 1983, in pratica fino al termine dell’attività di Umiliani, costretto nel 1984 a un lunghissimo stop per via di un ictus che lo colpì nel febbraio del 1984. L’operazione discografica di Cinedelic è notevole perché ben nove dischi dei tredici presenti nel box vengono ripubblicati per la prima volta nel formato digitale. La tavolozza sonora di Umiliani qui si ammira per intero e altrettanto dicasi delle suddivisioni per soggetti, temi e situazioni che caratterizzavano la sua e in genere tutte le produzioni musicali per sonorizzazioni e si avvalgono di firme diverse. Un paio firmati da Umiliani estendono la mappa di quella geografia sopra citata, ovvero lo swingante Album di viaggio (che uscì per la Sound Work Shop nel 1981) e Panorama italiano (1979, Omicron), più ancorato a melodie popolari nostrane; un’altra coppia di dischi esibisce il suo lato più melodico: Nuove arie romantiche (1974) e in una certa misura anche Musica classica per l’uomo d’oggi (1974), firmato M. Zalla, dove i suoi studi al Conservatorio di Firenze riaffiorano prepotentemente a partire dalla scoppiettante fuga iniziale (Impegno) per “pianoforte e Moog, con armonie di strumenti vari” precisato con la dovizia di sempre nella nota al brano. Echi di studi risuonano in ordine sparso e si fanno chiari nella reminiscenza beethoveniana presente in A misura d’uomo. Esemplari le istruzioni per l’uso indicate nel retro copertina, relativa a tutta la musica dell’album, che “può essere utilizzata per le più diverse situazioni: descrizioni d’opere d’arte, ecologia, attualità politiche, scientifiche, industriali, ecc.”.

La leggerezza, quasi insostenibile, ma con guizzi di genio puro fa da padrona in Motivi allegri e distensivi (1978, Sound Work Shop) firmato Rovi. Basterebbero i quattro arrangiamenti diversi di Su con la vita! per rendere interessante l’album, andando a comporre una sorta di manuale dell’arrangiamento come forma d’arte. La blaxploitation secondo Umiliani è poi Discomusic (1978, Sound Work Shop) con arrangiamenti degni del miglior Isaac Hayes. Groovy quanto basta, e inoltre qui è presente Discomania, un altro brano rimasto inciso nella memoria collettiva, quantomeno in quella degli appassionati italiani di calcio, poiché fece da sigla di chiusura di 90° minuto dal 1981 al 1987. Discomusic è uno dei quattro album già ristampati in precedenza.
Tutt’altro mondo quello esplorato nei due dischi firmati dai fantomatici Braen’s Machine, ovvero Underground (1971) e Temi ritmici e dinamici (1973), altri due dischi già ripubblicati in precedenza, e originariamente stampati dalla Liuto, nei quali si esplora l’universo sonoro del rock psichedelico e progressive. Le date di uscita in qualche modo chiariscono la scelta di addentrarsi in quei paraggi. I Braen’s Machine erano in realtà Alessandroni e tale Gisteri, pseudonimo di Oronzo De Filippo, a sua volta nome d’arte di Rino De Filippi (quando l’identità è dentro una matrioska), supervisore musicale della RAI tra gli anni Sessanta e Settanta. Davano una mano alcuni session man tra cui l’onnipresente Vannucchi alle tastiere. Paradossalmente, Temi ritmici e dinamici è meno psichedelico privilegiando ritmi leggeri a tratti quasi beat (Allenamento, per esempio), ovvero di un’era precedente, salvo poi proiettarsi nel futuro dando voce, seppur frivola, al sintetizzatore in Dilettanti.

Il lato sperimentale della library music
Un blocco consistente in ben sei album consente di immergersi appieno nella produzione più di ricerca, sperimentale, realizzata da Umiliani in quegli anni. Fanno da primattori percussioni e strumenti elettronici alternandosi con tastiere e archi per mettere in musica argomenti d’attualità sia di natura sociale che psicologica. È il caso di Mondo inquieto (1974, Sound Work Shop) a firma M. Zalla, e di Tensione (1979, Sound Work Shop), firmato Moggi, oppure si pongono sulla soglia tra la descrizione di un’atmosfera e gli strumenti che la descrivono. È il caso del misterioso Suspence elettronica, album del 1983 sempre firmato Tusco (uscito per l’etichetta Telesound) lavoro che alterna brani più espressionistici (Rintocchi con le campane con scampanio dal profondo, o Nave spia con risacca simulata elettronicamente, ad altri che paiono dar voce alle macchine, per esempio Schizofrenia, ottenendo qualcosa di analogo alle sperimentazioni coeve di Conrad Schnitzler, tra i fondatori dei Tangerine Dream; o ancora si limitano a enucleare il compito musicale, come per quello che in origine era un doppio album, Percussioni ed effetti speciali (Liuto, 1972), il quarto dei dischi oggetto di precedente ristampa.

È il lato oscuro di Umiliani, che qui intaglia miniature sonore senza tempo e per questo tuttora affascinanti. Il tredicesimo album infine funge da cerniera con l’altro mondo di Umiliani, quello delle colonne sonore: Film Concerto (1979, Sound Work Shop). Un disco che riepilogava non tanto la carriera nel cinema, quanto le frequentazioni con il mondo più schiettamente jazzistico, ripescando i brani con Chet Baker, Gato Barbieri, Franco D’Andrea, Gianni Basso e altri. Soprattutto nel brano conclusivo, Insieme, estratto da un concerto del 1976, Umiliani si trovò a dirigere oltre alla sua orchestra, un notevole cast di solisti: Conte Candoli, Oscar Valdambrini, Frank Rosolino e Dino Piana.

La musica per la settima arte
Nel mondo del cinema Umiliani esordì col botto, scrivendo nel 1958 la prima colonna sonora jazz italiana per I soliti ignoti di Mario Monicelli, ovvero nello stesso anno in cui Louis Malle chiamò Miles Davis per la colonna sonora del noir Ascensore per il patibolo. Proseguì sulla via del jazz con l’Audace colpo dei soliti ignoti (1958) di Nanni Loy, impreziosita dalla tromba di Chet Baker, con Smog (1962) di Franco Rossi nuovamente con Baker e la voce leggiadra di Helen Merrill, Una bella grinta (1965) di Giuliano Montaldo, primo incontro con il sassofono di Gato Barbieri (suonerà anche in Svezia, Inferno e Paradiso), quando l’argentino era ancora lontano dall’ottenere fama internazionale con L’ultimo tango a Parigi. Da questi film arrivano i brani Blues for Gassmann, Tension, Smog, Thinkin’ Blues, Twilight At Los Angeles, Solitudine (in due versioni, una con Barbieri) e naturalmente Mah Nà Mah Nà. Il jazz ha formato Umiliani, cresciuto per quanto possibile ai tempi in Italia con una dieta a base di Duke Ellington e in seguito con i V-Disc portati dalle truppe USA.
Le sue esperienze nel dopoguerra sono con jazzisti come Valdambrini e Basso, per esempio, e il suo esordio con l’audiovisivo sarà la Piccola Suite Americana, una finissima composizione jazz scritta per il documentario dei F.lli Taviani I pittori della domenica (1955). In seguito, così come si era sentito ingabbiato dalla censura d’anteguerra, evaderà anche dai confini di un singolo genere. Diventerà un jazzista mancato e per fortuna si potrebbe dire provocatoriamente. Iniziò presto a scrivere musica per documentari. Risale al 1962 la prima importante commissione per una puntata dell’inchiesta del regista Luciano Emmer intitolata Noi e l’automobile. Il brano guida, Motore a ioni, finirà in seguito in un album della Omicron: Effetti Musicali (1968).

Tornando al cinema, l’ecclettismo e la versatilità di Umiliani divennero subito evidenti con il suo ricorrere a stili eterogenei a misura delle storie e dei registi che le narrano, a iniziare da quelle per Il vigile (1958) di Luigi Zampa con Alberto Sordi, e per A cavallo della tigre (1962) di Luigi Comencini con Nino Manfredi e La Celestina P… R… di Carlo Lizzani nel 1964. Proseguirà lungo tutti gli anni Settanta firmando le musiche di pellicole ritenute oggi stracult come 5 bambole per la luna d’agosto (1970) di Mario Bava con Edwige Fenech e un brano per i titoli di coda piuttosto acido (Ti risveglierai con me) affidato a una band in seguito protagonista sulla scena del progressive italiano, ovvero Il Balletto di Bronzo.
Altro film di genere analogamente rivalutato è La morte bussa due volte (1970) di Harald Philipp (nel cast Adolfo Celi e Anita Ekberg) che ben calibra soul, jazz bossa nova e lounge tout court, e almeno un cenno merita anche La pupa del gangster (1975) con la coppia collaudatissima composta da Marcello Mastroianni e Sofia Loren e la regia di Giorgio Capitani. Al termine del giro, ovviamente ben più ampio dei lungometraggi finora citati, si torna lì, a Svezia inferno e paradiso. La collaborazione con Scattini proseguì negli anni successivi. Il nuovo capitolo fu un’incursione nel genere mondo movie, definizione nata dopo il successo mondiale di Mondo cane (1962) diretto da Gualtiero Jacopetti, Paolo Cavara e Franco Prosperi. Il film in questione è Angeli bianchi… angeli neri (1969), saggio di bravura di Umiliani a suo agio tanto nel bazzicare intorno alla Toccata e fuga in Re minore di Johann Sebastian Bach, quanto a cimentarsi con una sorta di psichedelia tropicale. Tornò a lavorare con il regista torinese per un dittico tutto focalizzato sulla bellezza di Zeudi Araya: La ragazza fuoristrada (1973) e Il corpo (1974). Vagamente più sperimentali le musiche per il primo con l’impiego a più riprese del moog, mentre il secondo gioca ad assecondare le curve dell’attrice con un tema carezzevole e passaggi ammalianti.

Il genere prediletto: l’ecclettismo
Non c’è genere cinematografico per il quale Umiliani non abbia composto musiche. In piena bondmania scrisse Come rubare la corona d’Inghilterra (1967) di Sergio Grieco, un acolonna sonora che vantava un brano come Argoman Bossa Nova, autentico lounge-jazz da manuale. Inseguendo un altro filone che iniziava ad andare per la maggiore, lo spaghetti western, firma le colonne sonore de Il tempo degli avvoltoi (1967) di Fernando Cerchio e Il figlio di Djiango (1967) diretto da Osvaldo Civirani, con la ballata They Called Him Django cantata da John Balfour anch’essa conquistatasi il rango di cult nel tempo. Umiliani non si prende sul serio, è un artigiano di genio, operoso e scrupoloso, che presta opera in ogni dove, anche per il cinema parodistico, come Ric e Gian alla conquista del West diretto da Osvaldo Civirani nel 1967.

Nello stesso anno lavora sul genere commedia con un altro film divenuto un classico: La notte è fatta per rubare di Giorgio Capitani con la giovanissima Catherine Spaak protagonista e anche maliziosa interprete del tema. Quanto a gioventù d’altri tempi, in un altro lungometraggio coevo, 28 minuti per 3 milioni di dollari di Maurizio Pradeaux, fa la sua comparsa Iva Zanicchi che nei panni di una cantante di night club interpreta il brano impiegato anche per i titoli di testa: Il mondo fuori.
Umiliani abbandonò le scene al crepuscolo dell’era analogica e vi tornò quando si era entrati sotto il segno del digitale. Era il 1990. Discograficamente rivisitò sue vecchie composizioni, tenne alcuni concerti e diede addio al mondo il 14 febbraio 2021.
Resta la sua musica, ma non solo quella ristampata, non soltanto quella campionata, o quella rieseguita.
Rimane la sua musica come esempio di creatività.

Ascolti
  • Moggi, Tra scienza e fantascienza, WRWTFWW Records, 2015.
  • Moggi, Omaggio ad Einstein, Dagored, 2015.
  • Moggi, News! News! News!, Musica Per Immagini, 2021.
  • Rovi, Piano Fender Blues, Dialogo, 2021.
  • Piero Umiliani, 5 bambole per la luna d’agosto, AMS, 2013.
  • Piero Umiliani, I soliti ignoti, Schema Records, 2014.
  • Piero Umiliani, Smog, Schema Records, 2014.
  • Piero Umiliani, To-Day’s Sound, Schema Records, 2015.
  • Piero Umiliani, Il corpo, Schema Records, 2015.
  • Piero Umiliani, La ragazza fuoristrada, Schema Records, 2015.
  • Piero Umiliani, Continente nero, Dialogo, 2021.
  • Piero Umiliani, Polinesia, Dialogo, 2021.
  • M. Zalla Problemi d’oggi, Black Sweat Records, 2015.
Letture
  • Francesco Adinolfi, Mondo Exotica. Suoni, visioni e manie della rivoluzione Lounge, Marsilio, Venezia, 2021.