Relazioni aliene: Adam,
Leonard e il vulcaniano

È noto che tra alieni e terrestri le relazioni sono sempre state e rimangono maledettamente complicate. Poco importa che l’extraterrestre di turno sia un esserino innocente, oppure un killer spietato. C’è sempre da farsi largo tra incomprensioni di ogni sorta, i conflitti sorgono a ripetizione e gli scontri risultano perlopiù inevitabili. L’ostilità fra le razze, la fatica nell’accettare l’altro, sono anch’essi fatti noti.
La situazione scappa quasi sempre di mano e per rimettere le cose a posto bisogna darsi da fare non poco. Figuriamoci poi quando tutto questo coinvolge i più piccoli, i bambini e ancor prima chi è ancora in fasce.
Non capita a tutti, certo, anzi il caso è più unico che raro, ma fatto sta che poi in età matura con quell’esperienza bisogna farci i conti. Almeno se ti chiami Adam Nimoy e tuo padre, Leonard, vive in condominio con un alieno, un nativo di Vulcano chiamato Spock.
Il piccolo Adam oggi ha passato i sessant’anni e Leonard ha lasciato il pianeta Terra il 27 febbraio 2015.
Spock, a sua volta, è tuttora in azione, la sua fama è planetaria e l’universo fandom esteso quanto quello astronomico che la leggendaria astronave Enterprise esplora, e le orecchie a punta del vulcaniano sono un’autentica icona pop, un po’ come la linguaccia di Mick Jagger. Per tutta l’infanzia, l’adolescenza e ancora da giovane uomo, Adam ha avuto a che fare con Leonard e il suo doppio, o forse con Spock e il suo sembiante umano.

Il dubbio lo aveva lo stesso Nimoy che scrisse due libri, I Am Not Spock (1975) e vent’anni dopo I Am Spock (1995). C’è voluta un’intera vita, ferita da lutti e dipendenze, per trovare davvero suo padre e insieme a lui progettare un lavoro per il cinema che rendesse omaggio ai cinquant’anni di Star Trek, compleanno che la saga ha compiuto nel 2016. Quell’imprevisto che attende tutti, però, ha modificato i piani. Leonard se ne è andato, trasformando l’idea di partenza nel racconto di tre vite curiosamente intrecciate: quelle di Adam, di Leonard e del signor Spock. Ne è nato For the Love of Spock, documentario che non sarà la lettera che Franz Kafka scrisse a suo padre nel 1919, ma è pur sempre il racconto di un rapporto difficile, maledettamente difficile, tra un figlio, un genitore e un’icona della cultura pop.

Figli e padri: grandi distanze
Quello del praghese era un J’accuse di severità senza pari, testimonianza di un conflitto insanabile e misura di un peso opprimente, intollerabile, e dei toni lividi di quella confessione non c’è traccia nel documentario realizzato da Adam Nimoy. Eppure tra i fasti della saga, tra aneddoti divertenti e menzioni di episodi avvenuti dietro le quinte, tra testimonianze preziose e una ripassata di storia dell’immaginario del costume contemporaneo (per esempio il ricordo dei problemi sorti con un personaggio come Spock, che le con orecchie simili a quelle delle classiche raffigurazioni del diavolo, rischiò di non essere approvato nel Bible Belt, l’area degli Stati Uniti di rigida osservanza alla Bibbia), il tutto corroborato dai contributi affettuosi di vecchi e più recenti compagni (tra cui William Shatner, George Takei, Walter Koenig, Nichelle Nichols, Chris Pine, Simon Pegg, Zoe Saldana, J.J. Abrams e il suo “erede” Zachary Quinto), si percepisce anche il malessere di una relazione difficile, se non addirittura inesistente. Sicuramente opprimente, al punto che proprio un passaggio della Lettera al padre sembra riassumere parte della vicenda raccontata da Adam:

“Talvolta mi par di vedere spiegata una carta della terra mentre Tu vi sei disteso sopra trasversalmente. Allora ho l’impressione che a me rimangano per viverci solo le regioni che Tu non copri o che sono fuori della Tua portata. Secondo l’idea che mi sono fatto della Tua grandezza, le regioni sono poche e non molto gradevoli” (Kafka, 2013).

D’altronde anche il peso specifico del terrestre Leonard era piuttosto elevato. Non bisogna dimenticare che, oltre a essere un attore, Nimoy padre era anche cantante, scrittore, poeta e regista. Ciò detto, For the Love of Spock è uno scrigno pieno zeppo di immagini indelebili dell’immaginario tecnologico prodotto dal secondo Novecento, un bignami della serie e un sunto della carriera di Nimoy, con estratti delle sue prime apparizioni televisive, come il pellerossa nella serie Gunsmoke (nell’episodio Treasure of John Walking Fox, 1966) in un scambio di battute con John Wayne (prove di dialogo tra terrestri e non…) e da protagonista al cinema nella parte del pugile Paul “Monk” Baroni in Kind Monk Baroni (di Harold D. Schuster, 1952) e poi in The Lieutenant creata da Gene Roddenberry e andata in onda tra il 1963 e il 1964; è il precedente da cui nascerà l’ingaggio di Nimoy per il pilot di Star Trek: l’episodio The Cage (1965), esperienza da cui non sopravviverà nessuno dell’equipaggio di partenza, tranne Nimoy e il suo alter ego.

Nascita di una leggenda
In For the Love of Spock il cambio di cast viene raccontato in modo molto divertente facendo smaterializzare i corpi di tutti gli attori tranne Nimoy, in modo da lasciare Spock circondato solo da silhouette. Sarà solo il 6 settembre 1966 che inizierà l’avventura con l’episodio The Man Trap e lo storico equipaggio e il suo capitano James T. Kirk (Shatner), con il quale, ricorda nel documentario Takei, ovvero Mr. Sulu, si creò un equilibrio cosmico, essendo i due caratteri complementari: Yin e Yang. All’epoca Adam aveva nove anni e tutto sembrava un sogno e lui sulle prime sembrava divertirsi, come mostrano alcune fotografie che lo ritraggono con le tipiche orecchie a punta dei vulcaniani.
Un piccolo affresco condiviso con la vita di Nimoy, uomo rinascimentale, come dirà suo figlio, sulle prime un tuttofare infaticabile, impegnato in lavori disparati per mantenere moglie (Sandra Zober) e figli (Adam e la sorellina Julie), metà attore metà tuttofare, dal tassista al commesso, dal giardiniere al riparatore di elettrodomestici, biciclette e quant’altro, nato a Boston nel 1939, da famiglia ebraica di origini ucraine. L’affetto non cede mai il passo al sentimentalismo, la stima non si lascia sopraffare da retoriche celebrazioni, tutto scorre con buon ritmo, in un susseguirsi di frammenti di interviste e filmati di repertorio.
Alcuni, in particolare, si fanno ricordare più.

In apertura una sorta di video installazione alla Nam June Paik riepiloga i vari annunci dati in televisione della morte di Nimoy e di seguito nello schermo principale all’annunciatore appare la scena della morte di Spock in Star Trek II – L’ira di Khan (Star Trek II: The Wrath of Khan, 1982, diretto da Nicholas Meyer), quando il vulcaniano dichiara la sua eterna amicizia al capitano Kirk, il terrestre. Vi si concentra tutto il portato utopico espresso dall’interrazzialità cosmica di Star Trek che lo stesso Spock incarna alla perfezione, essendo di padre vulcaniano e madre terrestre, un meticcio, in pratica. Quintessenziale.
Sempre nel segno della commistione, ma da serie a serie, è divertente nel film l’omaggio che arriva da The Big Bang Theory con Sheldon (Jim Parsons) che scambia battute con uno Spock giocattolo e per poi rendersi conto di aver iniziato a parlare come il vulcaniano, integrato dai rimandi all’intervista che Adam ha davvero fatto a Sheldon per girare For the Love of Spock (l’episodio è The Spock Resonance, nona stagione) e che viene ricordata da Bill Prady, uno degli autori di The Big Bang Theory.
Altro contributo dal cast della spassosissima serie arriva da Mayim Bialik, che disserta (non è l’unica) sul fascino di Spock, seduttore suo malgrado.

Una voce dallo spazio esterno
La parentesi dedicata alla carriera musicale di Nimoy si apre con una rapida carrellata dei suoi long playing, il primo dei quali inevitabilmente intitolato Mr. Spock’s Music From Outer Space. Ne pubblicò cinque, almeno di quelli in senso stretto come cantante, infilando di tutto in repertorio, soprattutto gli hit dell’epoca, come Music To Watch Girls By, modificata per indossarla a pennello in Music To Watch Space Girls By, oppure la celeberrima If I Had A Hammer (da noi Datemi un martello cantata da Rita Pavone), Sunny e finanche la Proud Mary dei Creedence Clearwater Revival. Segno del successo, e nel raccontarlo le immagini del film ci mostrano anche l’evoluzione del look di Nimoy (e in seguito anche di sua moglie), persino con l’esilarante adozione dello stile flower power. Le star del cinema e della televisione all’epoca venivano sistematicamente coinvolte in improbabili avventure musicali. Capitò anche a William Shatner.

Nimoy cantava un po’ meglio di Shatner, anch’egli obbligato dal successo a far lavorare l’ugola, ma certo non era quella l’arte in cui eccelleva. Era un ottimo attore, invece, e lo si capisce appieno quando in un filmato di repertorio legge in pubblico una tonitruante stroncatura dell’esordio di Star Trek, facendone un autentico pezzo di teatro.
Un attore che ha fabbricato con le proprie mani il suo personaggio principale, Spock, inventando la mossa che mette fuori combattimento gli avversari e soprattutto il celeberrimo saluto vulcaniano, con la palma distesa, i pollici allungati in fuori e il medio e l’anulare separati in modo da formare la lettera V. Saluto ispiratogli dalle sue radici ebraiche, dalla frequentazione da bambino delle sinagoghe.
Leonard Nimoy per tutti i Sixties lavorò senza sosta, senza pause, surfando tra i fusi orari delle due coste, un tour de force che alla lunga stritolò il clima familiare fino ad allora sereno. Adam Nimoy mostra una foto che ritiene emblematica di quel momento: l’intera famiglia in soggiorno sul divano, che fissa l’obiettivo. Nessuno dei quattro sorride.
Intanto Nimoy divorziò da Spock nel 1969 (anno della chiusura della serie storica) passando all’azione nel team di Mission Impossible nei panni dell’incredibile Paris. Le regioni kafkiane si facevano sempre più piccole per Adam, mentre il padre si distendeva sopra la carta del pianeta… un peso astronomico, tant’è che il 22 ottobre 1973 è Leonard, il padre, a scrivere una lettera ad Adam, il figlio allora in pieno trip psichedelico, scrivendo intorno alla sua assenza in famiglia e facendo a sua volta riferimento alla relazione con suo padre, il nonno di Adam, il quale inizia a leggerla a metà film.
Il peso e l’assenza andranno di pari passo, Nimoy si dedica anche alla regia, non solo fantascienza, non solo Star Trek III, Alla ricerca di Spock (The Search for Spock, 1984) e Star Trek IV, Rotta verso la Terra (The Voyage Home, 1986), ma anche comedy, Tre scapoli e un bebè (con Tom Selleck, Three Men and a Baby, 1987) e drama, Diritto d’amare con Diane Keaton (The Good Mother, 1988).

Non solo opere di celluloide
Nimoy avvia una bella carriera teatrale, riporta a Brodway Full Circle e poi ci saranno altri lavori di cui farà anche la regia. Padre e figlio si ritrovano anche a lavorare insieme. Adam dirige Leonard nell’episodio I, Robot della serie Oltre i limiti, nel 1995, remake della serie The Outer Limits del 1963, in cui Leonard Nimoy aveva una parte proprio in quell’episodio. Non basterà.
Arriva poi il divorzio di Leonard da Sandra Zober, Adam si scontra duramente con il padre, questi inizia a bere e non poco e Adam è sempre piuttosto sballato. Non si parlano più per lungo tempo. Si ritroveranno solo nel 2008, quando alla moglie di Adam, Sandra, verrà diagnosticato un cancro che non le lascerà scampo.
Adam ha assai bisogno di conforto e per primo chiama il padre. Inutile nasconderlo: qui si vanno a toccare le corde dell’emozione piena. Dopo questo ricordo si torna ad Adam che conclude la lettura della lettera del padre. La fine è nota. Il 27 febbraio 2015 Nimoy/Spock lascia la scena terrestre e le ultime parole segnano la cucitura del doppio.
Adam Nimoy ha scelto le immagini dello spettacolare falò che il popolo del Burning Man nel Black Rock Desert del Nevada ha dedicato alla scomparsa dell’uomo e del vulcaniano. È ancora l’interrazzialità a trionfare qui con l’unione del popolo del fandom e quello dei tecnognostici.
Non a caso anche il creatore di Star Trek, Gene Roddenberry, ha lasciato il pianeta a bordo di una navicella che oltre alle sue ceneri trasportava quelle di Timothy Leary, il gran sacerdote dell’acido lisergico, un pugno di esploratori spaziali e un bambino giapponese di quattro anni nelle vesti dell’intruso pagante. Tutti in missione, forse, come si recita in Star Trek: “Per esplorare strani nuovi mondi, e cercare nuove forme di vita e nuove civiltà, fino ad arrivare là dove nessuno è mai giunto prima”.

Quanto a Nimoy e Spock, loro hanno trovato la sintesi estrema negli ultimi istanti di vita, quando Leonard si è congedato da tutti con un tweet chiuso dall’acronimo di “Live Long And Prosper”, il famoso saluto vulcaniano: LLAP.
Così sia. Lunga vita e prosperità.

Letture
  • Franz Kafka, Lettera al padre, in Confessioni e Diari, Mondadori, Milano, 2013.