Padri fondatori del futuro


Uno dei più celebri incipit della fantascienza viene da Neuromante di William Gibson: “Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto” (Gibson, 2003). Era un manifesto nella sua icasticità, nel suo pessimismo anni Ottanta: niente cielo azzurro (all’epoca non lo era nemmeno quello sopra Berlino nel film di Wim Wenders, di tre anni successivo), niente cielo stellato, nemmeno una bella televisione a colori. Eppure, il cielo era ben più grigio, forse anche nero, nel 1954, quando nei negozi americani vennero messi in commercio i primi tv color, e i canali televisivi a stelle e strisce iniziarono le loro trasmissioni a colori. Il futuro sembrava ben più vicino di quanto non fosse nel 1984 (la data originale di pubblicazione di Neuromante, ma anche il titolo del romanzo di George Orwell), o persino oggi, dove Internet, i telefoni cellulari, i Gps, gli e-book e la tecnologia touch-screen farebbero la gioia di un qualsiasi futurologo degli anni Cinquanta. Eppure è così: lo scrittore inglese Ken MacLeod ne parlò nel 1998 in un suo articolo dal significativo titolo La fantascienza dopo che il futuro se n’è andato. Ma dov’è andato, il futuro? Probabilmente su Marte, il simbolo di quel destino che sembrava chiamarci dalle stelle il giorno in cui, nel 1957, iniziò l’era spaziale, e tutto sembrava possibile e raggiungibile. Il futuro è ancora lì ad aspettarci, con i suoi sogni di colonie marziane, di nuove vite e possibilità per tutti: la nuova frontiera americana, l’ultima. Perché il cielo era nero e il mondo a colori, negli anni Cinquanta? Ne ha parlato un eccentrico scrittore inglese in un saggio molto sui generis (il lettore non si aspetti note di riferimento alle citazioni nel testo): Benvenuti su Marte, pubblicato in Italia da Isbn Edizioni, purtroppo già fuori commercio, di cui proponiamo di seguito un estratto.

Ken Hollings, l’autore di Benvenuti su Marte, Alle sue spalle il rover ExoMars.

Alla ricerca del futuro perduto made in Usa
L’autore, Ken Hollings, compie un incredibile excursus nel decennio per eccellenza del “mito americano”, quello del boom economico. Un decennio iniziato in realtà un po’ prima, nel 1947, l’anno del primo volo supersonico e del primo disco volante. Espressione coniata da un posato uomo d’affari con il pallino del volo, Kenneth Arnold, che, dalla cabina del suo velivolo privato, scorse una mattina nove oggetti non identificati schierati nei pressi del Monte Rainier, nello stato di Washington. Nemmeno il tempo di stupirsene che un mese dopo uno di questi dischi precipitava in una fattoria alla periferia della cittadina di Roswell, nel New Mexico, permettendo addirittura il recupero di corpi alieni. Verità? Fantascienza? Domande lecite per quegli anni dove il confine tra realtà e fantasia venne per la prima volta abbattuto. Se ne era accorto anche Tommaso Pincio, romanziere di successo, in un volume simile nelle premesse e nelle conclusioni a quello di Hollings, a esso precedente: Gli alieni: dove si racconta come e perché sono giunti tra noi (Pincio, 2006). Ma la matrice comune a questi due volumi emerge, guarda caso, proprio negli anni Cinquanta: è l’opera di Philip K. Dick. Non c’è dubbio che nel mondo dell’LSD, degli alieni spioni, dell’incubo nucleare, della psicosi di massa, Dick ci sguazzò a lungo. E quell’atmosfera irreale del decennio d’oro degli Stati Uniti si ritrova pressoché in tutti i suoi racconti, e nei primi romanzi, tra tutti Tempo fuor di sesto (pubblicato nel 1959), che non a caso fin dal titolo accennava alla peculiare caratteristica degli anni in cui fu scritto. Come ha scritto Carlo Pagetti, docente di letteratura inglese ed esperto dickiano, nella sua introduzione a una edizione italiana del romanzo: “Quale futuro può partorire, infatti, il decennio della guerra fredda e della minaccia nucleare, dei sensi di colpa originati dall’uso della bomba atomica sulle città giapponesi nell’agosto del 1945 e degli incubi dell’invasione aliena? Un futuro fatto di altri conflitti condotti su scala planetaria, di operazioni segrete, di lavaggi del cervello, di violenze non solo belliche, ma anche psicologiche. Benvenuti nell’universo paranoico di Tempo fuor di sesto, ovvero nella tranquilla cittadina di Old Town” (Pagetti, 2006). Ecco qui condensati, nel romanzo forse capolavoro dell’autore più anticonvenzionale della letteratura di fantascienza, tutti gli ingredienti della psicologia di massa dell’America anni Cinquanta narrata da Hollings.

Precognizioni e sospetti dietro le quinte
Benvenuti su Marte getta una luce nuova sul soggetto di Dick: rivela infatti che, nell’estate 1958 (un anno prima dell’uscita di Tempo fuor di sesto), la Commissione per l’energia atomica e la Rand Corporation, il vertice del complesso militare-industriale americano, proposero di “utilizzare chiaroveggenti nel tentativo di prevedere i luoghi che i russi bombarderebbero in caso di guerra” (Hollings, 2010). Impossibile che Dick non abbia saputo qualcosa di questa storia, subito di pubblico dominio, e che, con la sua mania per i pre-cog, non l’abbia sfruttata per il suo romanzo. E chi ci dice, del resto, che la Rand non abbia invece preso l’idea proprio da Dick? Del resto i pre-cog e le loro capacità chiaroveggenti erano stati protagonisti di numerosi suoi racconti, tra cui (per citare solo i più famosi, apparsi anche al cinema) Non saremo noi (The Golden Man, 1954) e Rapporto di minoranza (Minority Report, 1956), su due riviste di fantascienza di gran successo: If e Fantastic Universe. E i militari avevano già dimostrato di prendere molto sul serio queste riviste: nel 1944 John W. Campbell Jr., il celeberrimo direttore di Astounding Science Fiction, rivista che vantava centocinquantamila lettori fissi (tra cui, sembra, Albert Einstein), fu messo sotto torchio per mesi interi dall’FBI dopo aver pubblicato un racconto sulla bomba atomica con descrizioni “un po’ troppo vicine alla realtà attentamente controllata del progetto Manhattan per essere ignorate” (Hollings, 2010). La televisione a colori, che aveva aperto la strada di un radioso e precoce futuro, ne spense anche le immature speranze. Quando, nel 1976, le televisioni di tutto il mondo trasmisero le prime immagini a colori della superficie di Marte raccolte dalla sonda Viking, lo scrittore di fantascienza L. Sprague de Camp guardò sottecchi il collega Isaac Asimov con il quale condivideva la poltrona da cui assistevano allo spettacolo, e sbottò: “Deserto e crateri! Perché non ci abbiamo mai pensato?”. Quel giorno, il futuro finì. Per forza, si pensava a ben altre scampagnate e si progettava davvero in grande negli anni Cinquanta.

Le pagine che seguono lo raccontano bene.


INGEGNERIA PLANETARIA

tratto da Benvenuti su Marte
di Ken Hollings
traduzione di Leonardo Favia
Isbn Edizioni, Milano, 2010
pagine 94-99

Divinità danneggiate – “Sta arrivando il momento in cui dovremo ricostruire il sistema solare” annuncia Popular Mechanincs nell’agosto 1952. Tratto dall’intervista del famoso astrofisico del Caltech professor Fritz Zwicky, Dovremo spostarci su un altro pianeta? è un primo approccio alle logistiche della colonizzazione dell’universo nel periodo in cui l’industria americana è l’attuale consumatore della metà di acciaio e petrolio del mondo. “Dovremo aver la necessità di riadattare i pianeti” continua spavaldamente l’articolo “e in alcuni casi ricostruirli per soddisfare i futuri requisiti dell’ambiente di vita”. Sfruttando la potenza dell’atomo, saremo presto capaci di spostare Marte fuori dalla sua orbita, spedendolo “su una tangente al di là di altri pianeti per creare un’atmosfera”, mentre i nostri pianeti più lontani possono essere “fatti a pezzi e rimpiccioliti” per essere portati “più vicini al Sole”. E il peggio è che il professor Zwicky non è l’unico a presentarsi con questa idea. “L’orbita del nostro pianeta Marte è così lontana dal Sole che il clima e le condizioni atmosferiche sono di gran lunga inferiori rispetto a quelle della Terra” spiega il capo marziano nel serial cinematografico di Republic, Zombies from the stratosphere. “Ma di fronte a questi impedimenti fisici, la mia gente ha sviluppato dei mezzi per ovviare alla situazione”. “Voi dire che potete cambiare l’orbita del pianeta?” domanda un impressionato scienziato nucleare quando scopre il piano dei marziani di spostare la Terra dal suo attuale percorso e fare così di Marte il terzo pianeta dal Sole.

“La conquista dei confini dell’atmosfera e infine dello spazio” secondo un anonimo esperto in medicina spaziale, citato nello stesso articolo di Popular Mechanics, “è un evento rivoluzionario comparabile solo al passaggio degli animali acquatici sulla terra nelle ere geologiche”. Molto dipende da chi sta effettuando la conquista, comunque. Quello che potrebbe sembrare l’inevitabile risultato di un processo evoluzionistico quando riguarda noi stessi, diventa improvvisamente un atto di pericoloso espansionismo se inseguito da altri. “Viaggi sulla Luna, Marte e Venere saranno all’ordine del giorno entro il 1977” scrive lo scienziato missilistico Willy Lay, in un articolo che illustra come sarà la vita tra venticinque anni.

Saranno all’ordine del giorno per noi? Altri occhi al di là dei nostri potrebbero essere fissi a guardare le stelle. Il progetto della bandiera della nuova Repubblica popolare cinese, approvata dalla prima conferenza plenaria politica consultiva del popolo cinese nel 1949, contiene una composizione cosmica di stelle a cinque punte. L’Unione sovietica aveva rifornito di stelle il suo emblema nazionale dal primo congresso dei soviet nel 1922. Vale la pena ricordare che in questo contesto il Sole è la stella più grande del nostro cielo e che la parola “disastro” deriva dalla locuzione latina che significa “dalle stelle”. Non che non ci fossero già delle stelle nella bandiera americana. Colte un po’ a metà tra destino manifesto e rovina imminente, le famiglie americane si preparano alla sfida del domani. Dopo essere stato un prototipo nel 1947, il primo forno a microonde viene messo in vendita nel 1952, trasformando l’atto del cucinare in un oscuro mistero scientifico. Il fuoco, nostro fido alleato, non avrà più un ruolo primario nella preparazione del cibo. Come per compensare in qualche maniera questa radicale intrusione del futuro, viene messo in vendita il barbecue a carbonella Weber Kettle. Presto la sua lucida forma metallica, che ricorda molto un disco volante atterrato con successo, adornerà i cortili e i patii di Suburbia.

Non appena inizia il boom economico senza precedenti del dopoguerra, che sembra promettere una quantità senza fine di beni di consumo, l’America pensa di godere dei benefici della “società priva di classi” di Marx, senza la necessità di alcun piano quinquennale. Il benessere, da questo punto in poi, non è più ridistribuito ma oltrepassa i suoi limiti, dando al consumatore un nuovo senso di sé. I mezzi di consumo stanno diventando più importanti di quelli di produzione nel definire la propria identità. La differenza tra comunismo e capitalismo, di conseguenza, sembra essere sempre più di natura psicologica che ideologica. È una questione relativa a ciò che si ritiene ordinario: cosa si considera come bene principale per la propria esistenza? Invece di preoccuparsi di dove i rossi possano star nascondendo i loro UFO e le loro scorte di LSD, forse la domanda che la CIA dovrebbe porsi è: dov’è il Mister Potato dell’URSS? Dov’è il suo Mad? La sua Christine Jorgensen? Non sono queste le cose che ci innalzeranno verso le stelle e ci avvicineranno al Sole?

Servirà una grande quantità di energia per portare avanti questa colonizzazione degli altri pianeti, questa trasformazione del sistema solare in una gigantesca Levittown. Mentre il presidente Truman si avvicina alla fine del suo mandato, inizia l’Operazione Ivy nei campi di sperimentazione del Pacifico nelle isole Marshall. Halloween vede il primo testo completo del Progetto Teller-Ulam per la bomba a fusione. Nome in codice “Ivi-Mike”, il dispositivo termonucleare di diversi megatoni è la prima bomba a idrogeno a essere fatta detonare sulla Terra, dando origine a un’esplosione seicentocinquanta volte superiore a quella di Nagasaki. L’esplosione distrugge l’isola di Elugelab, creando al suo posto un cratere sottomarino largo quasi due chilometri e profondo cinquanta metri. “La mia missione qui”, dichiara il capo marziano in Zombies from stratosphere, “è di causare l’esplosione di una bomba H abbastanza forte da far schizzare via la Terra e lasciare il posto al mio pianeta”. Quando James Lipp abbandona il team di sviluppo della bomba H alla RAND, disgustato dalla prospettiva di calcolare le perdite umane in decine di milioni, sembra quasi che stiamo svolgendo il lavoro dei marziani al posto loro.

Nello sci-fi movie Zombies of the Stratosphere la minaccia dell’apocalisse atomica arriva da Marte.

Ivi Mike è seguito il 16 novembre da Ivy King, con la detonazione della più grande bomba a fissione pura mai testata dagli Stati Uniti. Sganciata da un bombardiere B-36H sull’atollo di Enewetak, produce un’esplosione di cinquecento chilotoni, inviando un chiaro segnale a Mosca e Pechino sull’attuale stato della potenza nucleare americana. Abbastanza visibili e ottimo compromesso vicino casa sono i test atomici che vengono ancora effettuati nel deserto del Nevada, così vicini a Las Vegas che stanno iniziando a diventare un’attrazione turistica vera e propria. “Succede sempre qualcosa a Las Vegas” annuncia un dépliant con le immagini di scintillanti casinò illuminati dal violento bagliore crèmisi della palla di fuoco atomica.

Facendo riferimento a se stessa come “l’aerodinamica città dell’ovest”, Las Vegas non è altro se non quello. Assolutamente slegata da qualsiasi principio di funzione aerodinamica, la forma allungata è un fenomeno puramente visuale ereditato dagli anni trenta. Invece di contribuire a far scorrere le cose più veloci, la città fa semplicemente sembrare che lo siano, che è il motivo per cui la sua presenza può ancora essere riconosciuta nelle forme affilate del Bell X-1 di Chuck Yeager, l’aeroplano che lo ha portato oltre la barriera del suono, ora incorporate nelle linee degli ultimi modelli di automobili. Il divario tra la vita di ogni giorno e la promessa del futuro diventa sempre più risicato. È tutta una questione di proporzioni. Il numero del dicembre 1952 di Popular Mechanincs porta l’articolo Scegli il tuo albero di Natale subito dopo quello su Non rischiare con i raggi atomici. I materiali atomici, secondo l’autore di quest’ultimo, somigliano molto agli psicotici: sono pericolosi se non li si tratta con riguardo. “Se non è sotto controllo, un uomo instabile può diventare pericoloso”, argomenta. “Lo stesso con isotopi instabili… Sia gli umani che gli isotopi ogni tanto “danno di matto””. Non essendo riuscito a creare un “Moon Child” con L. Ron Hubbard nel 1946, lo scienziato missilistico del Caltech, Jack Parsons, riesce a farsi saltare in aria mentre maneggia prodotti chimici esplosivi nel suo garage di Pasadena nel pomeriggio del 17 giugno. Questo succede proprio quando viene pubblicata la prima biografia del suo mentore spirituale, Aleister Crowley. “È folle” afferma in The Holy Book of Adolf Hitler, anch’esso pubblicato nel 1952, “pensare che improvvisamente una maggioranza possa prendere il posto di un genio”. Intanto cinque milioni di bambini diventano giovani Ranger forestali, e la CIA si rivolge al fisico del Caltech, H.P. Robertson, per guidare un’inchiesta scientifica sugli UFO all’inizio del 1952. Robertson è molto qualificato per quel lavoro. Nel 1943 gli era stato chiesto di determinare se il missile V1 tedesco fosse una montatura o no: lui aveva detto di no.

La speranza della CIA è che il gruppo di Robertson dia l’opinione finale sull’argomento degli UFO, rimuovendoli dai cieli e, una volta per tutte, anche dal foglio di presenza dell’aeronautica militare. L’agenzia non è più tanto preoccupata dalle isterie di massa o dal terrore per un disco sovietico, ma di cosa i cittadini americani siano disposti a credere. In questa nuova società “senza classi” con abbondanza di consumi, dove le ideologie sono state sostituite dalle patologie, gli UFO stanno fornendo la possibilità agli individui più estremi di sfogare le insoddisfazioni private e le frustrazioni. Saranno questi ora i soggetti di uno studio valido? Il professor Fritz Zwicky ha l’abitudine di riferirsi all’umanità in generale e ad alcuni astronomi in particolare come a “bastardi sferici”, perché così appaiono in qualsiasi maniera lui li guardi. Secondo un documento segreto della CIA circolante in agosto, l’aeronautica ha già “investigato su un numero di gruppi civili che si erano lanciati nel seguire il soggetto. Uno di questi, il Comitato civile del disco in California, ha fondi solidi, influenza fortemente la politica editoriale di un certo numero di quotidiani e ha capi con contatti che potrebbero essere definiti discutibili”.

I culti apocalittici dei dischi hanno iniziato a diffondersi in tutta l’America. Un piccolo gruppo, che sta ricevendo messaggi dallo spazio attraverso la casalinga di Lake City, Marian Keech, diventa il soggetto di un team di ricerca guidato dallo psicologo Leon Festinger. Stando a un’entità aliena di nome Sananda, la fine del mondo avverrà da un giorno all’altro nelle circostanze più catastrofiche. Il gruppo si incontra regolarmente per discutere le ultime rivelazioni di Sananda e del resto dei Fratelli spaziali, come riferito dalla signora Keech. Alcuni membri preparano torte a forma di disco volante da consumare durante i loro incontri mentre sono vivacemente discussi i risultati di football del college locale. Suburbia è finalmente entrata in contatto con Lemuria.

Alla fine, un pomeriggio, Sananda si lascia sfuggire che l’apocalisse avverrà il 21 dicembre 1952, ma non c’è da preoccuparsi: una flotta di dischi volanti verrà a salvare i veri fedeli. Quelli che vogliono essere salvati, però, si devono preparare a questo grande momento. Devono vendere tutto quello che hanno e, abbandonando gli oggetti metallici, si devono riunire tutti insieme in uno spazio aperto a un orario preciso per essere portati via in tutta sicurezza. Cosa succede quando il mondo finisce e i Fratelli spaziali non si degnano di venire? Ci si ritrova nel prato davanti alla casa di uno dei membri, a intonare canti di Natale sotto la pioggia, presi in giro da un’autentica folla di bastardi sferici che sono venuti a vedere cosa succede. Nonostante tutti i segnali e i giudizi presagissero il contrario, sembra proprio che l’apocalisse sia stata rimandata a un altro anno.

Letture
  • Philip K. Dick, Tempo fuor di sesto, Fanucci Editore, Roma, 2006.
  • William Gibson, Neuromante, Mondadori, Milano, 2003.
  • Ken McLeod, La fantascienza dopo che il futuro se n’è andato, in Carmilla n. 6, giugno 2004.
  • Carlo Pagetti, Il tempo ritrovato di un piccolo Amleto americano, in Philip K. Dick, Tempo fuor di sesto, Fanucci, Roma, 2006.
  • Tommaso Pincio, Gli alieni. Dove si racconta come e perché sono giunti tra noi, Fazi Editore, Roma, 2006.