Sangue, pelle, faccia
Sempre la stessa faccia

Francesca Mattei
Come si smette di avere una faccia
Variazioni sul corpo
effequ, Firenze, 2026

pp. 206, € 18,00

Francesca Mattei
Come si smette di avere una faccia
Variazioni sul corpo
effequ, Firenze, 2026

pp. 206, € 18,00


Racconti brevi. Storie di uomini e donne di cui non una vita ma una breve parte di essa, trova spazio tra le pagine narrative del testo. E restano così, le storie, come scatti fotografici. Alcuni si fissano nella memoria, altri scorrono via, assieme alle vite dei protagonisti. C’è Cecilia che si lacera le braccia, c’è Catia che fuma davanti alla porta della macelleria e c’è questa voce narrante che cambia volto a ogni cambio scena. In fondo proprio questa è la linea sottile che collega le storie, questo sentirsi schiacciate da una routine, da tempi e luoghi fermi, dal risvegliarsi ogni giorno con la stessa faccia:

“È tutta la vita, pensa. È tutta la vita che provo a cancellarmi la faccia. Eppure non funziona. Più la guardo più mi sembra brutta e più diventa brutta più diventa mia. E vale anche il contrario. Che sia bella non m’importa, voglio solo farla sparire”.

E così la voce narrante in Come si smette di avere una faccia di Francesca Mattei, cambia faccia a ogni racconto: ora è al fiume a raccogliere sassi, ora è una figlia che si prende cura del fratello minore mentre la madre arranca tra umili lavori, ora lavora al supermercato, ora trae i suoi guadagni dal canale di OnlyFans e ha deciso di chiudere il mondo fuori. E tra racconti di vita umile, disagi di natura psichica e fisica, insoddisfazioni latenti e solitudini sociali, spicca un racconto dai tratti onirici che non sappiamo collocare all’interno dell’atmosfera generale. Quasi come se su una tela blu si aprisse a un tratto la profondità della notte. E poi ritorna il blu. Una strega e un uomo o volpe o entrambi che passa a farle visita, che giace con lei di notte.

“Una notte esco dall’incavo dell’albero. Al momento è la mia casa. La luna è piena e argentata. La luce fredda si riflette sulla superficie delle pozzanghere. È tutto buio e luminoso al tempo stesso. Il bosco ha un respiro sincopato che preannuncia qualcosa di strano. Mi accovaccio sotto le fronde di un arbusto. È allora che scorgo la volpe”.

Il limite tra realtà e fantasia si supera in altri luoghi del testo, come quando la voce narrante, in compagnia dell’amica Catia, trova un piede sulla spiaggia, o come quando la voce trova una sorta di genio della lampada che abita la scarpa di un paio di Louboutin. Altre volte, invece, il testo è reale, tremendamente reale, come nel caso dell’isolamento della voce che sceglie di tagliare i ponti con gli amici, con la vita sociale e di rinchiudersi tra le mura di casa, dove l’unica cosa che dà un’idea di vitalità sono gli schermi luminosi di computer e televisione e l’unico scambio avviene con un altro utente di OnlyFans mentre la vita reale resta chiusa fuori dalla porta. È un libro semplice, di quelli che puoi portare in borsa durante le brevi tratte in treno e di cui puoi riuscire a rubare stralci di letture tra le pause di vita. La lettura non è impegnativa ma c’è il rischio che il pensiero possa rimanere incagliato, come appeso alla gruccia di un abito, la stessa con cui si apre ogni paragrafo di ogni racconto. In base alla propria vita, alla propria emotività, alla propria faccia, si può restare incagliati in una storia o nell’altra ma certamente tutti e tutte ci ritroviamo nella sensazione di stanchezza di svegliarsi ogni giorno con la stessa faccia:

“Invece le tocca portarsela in giro per strada, nel letto sotto le coperte. E quella è la parte peggiore, quella nella quale torna a casa dopo una giornata in mezzo alla gente, e la sua faccia varca la soglia con lei. Può accettare di trascinarsela dietro nello spazio pubblico, quello abitato dalle altre persone con i propri visi, quello che non le appartiene più di quanto non le appartenga quella zavorra sopra il collo. Ma una volta rientrata nel suo appartamento, il dolore di sapere che quella cosa le rimarrà appiccicata addosso è insopportabile. E non tanto perché invada uno spazio intimo, ma perché ad affrontarla sarà sempre da sola”.

Parte della collana Rondini della casa editrice effequ, collana di narrativa “leggera e inquieta”, il testo di Francesca Mattei, scrittrice (la precedente raccolta di racconti, Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa e il romanzo breve Gli stessi occhi) e libraia, è in buona compagnia; della stessa collana è Un’altra cena. O di come finiscono le cose di Simone Lisi, un testo da fermo immagine: quattro amici che parlano delle cose del mondo; un testo che scava dentro. Ci sono poi le fiabe di Francesca Matteoni rielaborate nel testo Io sarò il rovo. Fiabe di un paese silenzioso e poi c’è Future che raccoglie i contributi di undici autrici afroitaliane curati da Igiaba Scego di cui parliamo perché Scego è un’autrice di cui bisognerebbe sempre parlare. Insomma, una degna compagnia! Rondini è un po’ questo, letture apparentemente leggere che si incagliano; libri che occupano poco spazio fisico (per l’anima, probabilmente, ne serve di più). Così c’è sempre posto, in borsa, per un libro di effequ, da portare in giro, durante le brevi tratte in treno e di cui puoi riuscire a rubare stralci di letture tra le pause di vita.

Letture
  • Simone Lisi, Un’altra cena. O di come finiscono le cose, effequ, Firenze, 2020.
  • Francesca Mattei, Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa, Pidgin, Napoli, 2021.
  • Francesca Mattei, Gli stessi occhi, Zona 42, Modena, 2022.
  • Francesca Matteoni, Io sarò il rovo. Fiabe di un paese silenzioso, effequ, Firenze, 2021.
  • Igiaba Scego, Future, effequ, Firenze, 2019.