Da Trieste verso l’altrove
a bordo dell’immaginario


A che punto è il futuro? A questa domanda cerca sempre di dare risposte con seducenti congetture il Trieste Science Fiction Festival, giunto quest’anno alla diciottesima edizione. Prova a rispondere viaggiando avanti e indietro nel tempo, come si addice alla fantascienza, genere notoriamente incline a muoversi in ogni direzione. Emblematica a questo proposito la scelta di aprire la nuova edizione con la pellicola che saldò in un colpo solo il passato, l’oggi e il futuro: il primo sbarco sulla Luna il 20 luglio del 1969.
Il film è First Man – Il primo uomo diretto dal premio Oscar Damien Chazelle (il regista di Whiplash e La La Land) ed è basato sulla biografia autorizzata di Neil Armstrong scritta da James R. Hansen (edita in Italia da Rizzoli). Il film sarà poi nelle sale italiane dal 31 ottobre distribuito da Universal Pictures.
Nei panni dell’astronauta/eroe c’è Ryan Gosling (visto di recente oltre che in La La Land, anche in Blade Runner 2049) e si ripercorrono le tappe che portarono dalla Terra al suolo lunare. Un’avventura che, in qualche modo, ci riportò con i piedi per terra… disincantandoci da un luogo sacro della natura, dei miti e delle leggende sin dai tempi delle storie fantasiose di Luciano di Samosata, dai viaggi narrati da Cyrano de Bergerac fino alle spedizioni di Jules Verne in piena età positivista. Una desacralizzazione avviata un decennio prima dai sovietici, che aprirono le danze con i lanci degli Sputnik, il secondo dei quali mandò in orbita la cagnolina Laika, eroina suo malgrado.

First Man – Il primo uomo, diretto da Damien Chazell, è il film che apre l’edizione 2018 di Trieste Science + Fiction Festival.

Il cartellone del TSFF 2018 le dedica due obliqui omaggi, entrambi fuori concorso: la favola animalista Laika, di Aurel Klimt, film di animazione realizzato in stop motion che arriva dalla Repubblica Ceca per narrarci di lanci d’animali (pupazzi) nel cosmo ai tempi della Guerra fredda e Laiko – Gipsy in the Space dell’ungherese Balázs Lengyel, racconto ucronico che vede protagonista Laiko, un rom che in questa storia è il primo a essere davvero spedito nello spazio (!). Tornando nell’orbita principale, la space age, la fine degli anni Sessanta fu davvero epocale: da un lato mostrò la realtà dell’avventura spaziale, scientifica, che entrò nelle case di tutti, complice il medium televisivo, e dall’altro appena un anno prima, vide frantumarsi i confini della fantascienza proprio al cinema, facendo tappa sulla Luna verso un nuovo ignoto. A farlo fu Stanley Kubrick con 2001: Odissea nello spazio e complice di quell’avventura fu Douglas Trumbull, regista a sua volta, produttore e creatore di effetti speciali.
A Trumbull, la manifestazione triestina assegna il Premio Urania d’Argento alla carriera premiando il suo lavoro di regista, produttore e creatore di effetti speciali, e proiettando la versione restaurata del film di Kubrick e Silent Running (2002: la seconda Odissea in Italia) che Trumbull diresse nel 1972, aggiudicandosi quello stesso anno il premio Asteroide d’oro all’allora Festival di Trieste. A completare l’omaggio, in programma c’è Trumbull Land, documentario realizzato da Grégory Wallet su questo straordinario artista.

Douglas Trumbull in Trumbull Land, documentario a lui dedicato.

Quanto ai premi, anche quest’anno saranno tre i concorsi: il Premio Asteroide, competizione internazionale per il miglior film di fantascienza di registi emergenti a livello mondiale, e i due premi Méliès d’argent della European Fantastic Film Festivals Federation per il miglior lungometraggio e cortometraggio di genere fantastico europeo. Confermata poi la sezione Spazio Italia, selezione di opere della produzione nazionale.
Tra film in competizione e fuori concorso, la rassegna non esclude alcun genere o sottogenere. In rappresentanza dell’immortale zombie movie sono in programma The Nights Eats the World (La nuit a dévoré le monde) di Dominique Rocher con i non morti che infestano Parigi e Go Home – A casa loro di Luca Guaiano. Si cambia capitale, qui siamo a Roma, ma la dialettica apocalisse/sopravvivenza si ripropone. Orrore e paranormale è la ricetta invece di Terrified (Aterrados) dell’argentino Demián Rugna. Qui vanno in scena mostri ispirati alla fisica quantistica, ma al di là dell’impianto teorico la paura è garantita. Altro horror/survival è Away Further Instructions dell’inglese Johnny Kevorkian con una famiglia sigillata in casa da una sostanza misteriosa e un apparecchio tivù che invita ad attendere nuove istruzioni. Dallo Spazio Italia ancora terrore con You Die – Scarica l’app, poi muori di Alessandro Antonaci, storia di maledizione rivisitata con upgrade tecnologico.

Future World di James Franco e Thierry Cheung.

Squisitamente eco-fantascientifici, invece, Future World firmato da James Franco e Thierry Cheung e Man Divided di Max Kestner, che condividono il medesimo scenario della Terra ormai priva d’acqua. Si torna nello spazio con Prospect di Zeek Earl e Chirs Caldwell, più precisamente sulla Luna, mentre Solis di Carl Strathie è una lotta per la sopravvivenza, quella di Troy Holloway, ingegnere di una compagnia mineraria spaziale, intrappolato in una capsula
di salvataggio alla deriva verso il Sole. Virano verso il thriller sci-fi, invece, opere come il canadese Freaks di Zach Lipovsky e Adam Stein, ed Elizabeth Harvest di Sebastián Guitérrez. Horror e action si incrociano, infine, nel nazi sci-fi che chiude la manifestazione: Overload di Julius Avery.

Overload di Julius Aver è il film scelto per chiudere l’edizione n. 18 di TSFF.

In un genere come quello fantascientifico a lungo caratterizzato da una rigida bacchettoneria di cui tuttora fa fatica a liberarsi, va decisamente controcorrente la storia narrata da Ederlezi Rising del serbo Lazar Bodroža che illumina di rosso il fondale sci-fi della storia, complice la presenza come coprotagonista di Stoya, icona del cinema porno. Si racconta della relazione anche violenta tra un astronauta e un androide dalle sembianze femminili. Il sesso nel cinema di fantascienza, oltre a diversi B-movies, ha soprattutto un grande precedente, quello di Barbarella, girato nell’anno di grazia 1968 da Roger Vadim con Jane Fonda nei panni (più o meno) della protagonista. Tra fashion ed easy sex, la pellicola è nel cartellone del festival in compagnia di altri classici (oltre a quelli in omaggio a Trunbull), nessuno dei quali necessita di particolare presentazione: Stalker di Andrej Tarkovskij, Westworld (1973), ovvero Il mondo dei robot di Michael Crichton, il classicissimo Frankenstein (1931) di James Whale (l’occasione sono i duecento anni del romanzo di Mary Shelley), che verrà sonorizzato dal vivo dalla band italiana di noise rock OvO, così come A Trip to Mars (Himmelskibet) di Holger-Madsen, il primo lungometraggio di fantascienza della storia del cinema, che quest’anno festeggia il centenario. Il compito in questo caso è stato affidato a Lorenzo Nada, in arte Godblesscomputers, protagonista nel panorama elettronico dub-ambient/Idm nostrano. Spazio anche a un anniversario italiano: i 40 anni di un film cult della fantascienza italiana, Starcrash – Scontri stellari oltre la terza dimensione di Luigi Cozzi.
Insomma, un cartellone che è autentico cocktail di passato, oggi e futuro, come è nella natura della fantascienza e del fantastico in generale.