Quando è lecito e gradito
imbrogliare al gioco

Jorge Luis Borges
e Adolfo Bioy Casares

Racconti brevi e straordinari
A cura di Tommaso Scarano

Adelphi, Milano, 2020
pp. 204, € 15,00

Jorge Luis Borges
e Adolfo Bioy Casares

Racconti brevi e straordinari
A cura di Tommaso Scarano

Adelphi, Milano, 2020
pp. 204, € 15,00


Poniamo che la narrazione sia principalmente gioco, non esercizio tedioso d’esattezza né abbellimento più o meno obbligatorio operato a furia di allegare orpelli e compilare lunghe e puntualissime pagine inerti. Poniamo che la narrazione, nòcciolo germinativo attorno al quale si forma la letteratura succosa, vada considerata alla stregua di un campo essenziale che dovrebbe bastare a soddisfare il sollazzo dei lettori, ovvero alla stregua di un elemento primitivo che non abbisogna d’altro perché ci si possa almeno divertire (quale diverso scopo perseguire, altrimenti, narrando o ascoltando?). E, perché ciò avvenga, ossia perché ci si possa divertire, poniamo che l’imbroglio, purché ben nascosto, sia lecito e anzi necessario, così come lo scherzo: d’altronde è così che avviene da infanti, quando il gioco si fa puro.
È proprio su queste basi che, nel 1955, Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares, dando seguito al loro ubertoso lavoro di sodali con l’uzzolo dell’antologia, pubblicano l’agile volume intitolato Racconti brevi e straordinari, recentemente comparso nella Piccola Biblioteca Adelphi per l’usuale e impeccabile cura di Tommaso Scarano: un volume in cui troviamo rinnovata la stessa vena che aveva mosso quindici anni prima la pubblicazione della famosa Antologia della letteratura fantastica (nell’occasione con il contributo di Silvina Ocampo) e che cinque anni dopo porterà alle stampe il Libro del cielo e dell’inferno (cfr. Borges e Bioy Casares 2011).
Nel volume, come loro costume, gli autori/antologisti raccolgono alcuni asciutti esempi di “narrazione” senza rispettare criteri tematici né di genere o di provenienza storica e geografica: brani in cui, sostengono i due, sta proprio “l’essenziale di ciò che è narrazione; il resto è episodio illustrativo, analisi psicologica, felice o inopportuno ornamento verbale” (ecco perché racconti brevi); e anche brani in cui risiedono legittimamente, anche se non sempre esplicitamente ma di certo in maniera trasversale, l’eco del fantastico e il fascino del sogno (ed ecco perché straordinari).
Dove stanno, allora, lo scherzo e l’imbroglio? Stanno, come il consumato lettore del sodalizio argentino già sa bene, nell’utilizzo di pratiche che rendono la cifra di quel divertimento di cui si parlava in apertura (“Ci auguriamo, lettore” concludono i due nella Nota preliminare al testo, “che queste pagine divertano te come hanno divertito noi”): parliamo del plagio, della dislocazione, della parodia, della compilazione di testi apocrifi, del falso, della libera titolatura di frammenti, della sintesi, della mistraduzione e così a seguire.
Si prenda, a tal proposito, il brano forse più conosciuto che appartiene all’antologia, Del rigore della scienza, ovvero una breve descrizione della parossistica e in fin dei conti inutile acribia che aveva portato i Cartografi di un certo lontano impero a creare una mappa grande quanto l’impero stesso.

“… In quell’Impero, l’Arte della Cartografia raggiunse tale Perfezione che la mappa di una sola Provincia occupava un’intera Città, e la mappa dell’Impero un’intera Provincia. Col tempo, queste Mappe Smisurate non soddisfecero più e i Collegi dei Cartografi crearono una Mappa dell’Impero che aveva la grandezza stessa dell’Impero e con esso coincideva esattamente”.

Il brano – che per sua maggior gloria comparirà a partire dal 1960 anche ne L’artefice (cfr. Borges 1999) – viene nell’antologia attribuito al fantasioso autore Suárez Miranda, quale estratto di un testo del 1658 intitolato, con tono programmaticamente parodico, Viajes de varones prudentes, quando invece, come ormai risaputo, si tratta di un divertimento scritto di proprio pugno dallo stesso Borges.
Allo stesso modo si prenda un altro brano frutto dell’ingegno di Borges – già comparso a partire dal 1954 nella seconda edizione de L’Aleph (cfr. Borges 1998) e prima ancora nella rivista El Hogar–, intitolato Storia dei due re e dei due labirinti e falsamente attribuito a Richard Francis Burton, traduttore inglese (realmente esistito) delle Mille e una notte. Oppure, ancora, si prenda il brano Due coeterni, frammento sulla contemporaneità di Dio Padre e Dio Figlio tratto da Animadversiones, opera del mai esistito autore settecentesco Johannes Cambrencis.
Accanto a brani come questi, opera di autori fittizi o fittiziamente attribuiti ad autori realmente esistiti, in Racconti brevi e straordinari il lettore potrà incontrare trascrizioni fedeli di autori come Franz Kafka (Il silenzio delle sirene), Silvina Ocampo (La razza inestinguibile) e Paul Valéry (Racconto); riproposizioni con qualche libero taglio di testi di Wu Ch’eng-en (La sentenza) o di Edgar Allan Poe (L’acqua dell’isola); traduzioni di frammenti del libro sul folclore cinese Chinese Ghouls and Goblins (I cervi celesti, La protezione per mezzo del libro); riscritture dalle Mille e una notte (Il giuramento del prigioniero) e così a seguire.
Insomma, Racconti brevi e straordinari è un libro che gioca programmaticamente col lettore e che chiede al lettore stesso di giocare. Un volume che dichiara intenzioni antologiste mescolando fonti reali, fittizie, orientali, germaniche, fantastiche, religiose, aforistiche, narrative, saggistiche, enciclopediche e così via, in ossequio all’idea per cui la letteratura, e con essa la narrazione, fa parte di un’unica grande biblioteca in cui i testi, tutti i testi, possono essere ordinati con qualsiasi criterio si scelga.

Letture
  • Jorge Luis Borges, Adolfo Bioy Casares, Silvina Ocampo, Antologia della letteratura fantastica, Einaudi, Torino, 2007.
  • Jorge Luis Borges, Adolfo Bioy Casares, Libro del cielo e dell’inferno, Adelphi, Milano, 2011.
  • Jorge Luis Borges, Adolfo Bioy Casares, Sei problemi per don Isidro Parodi, Adelphi, Milano, 2012.
  • Jorge Luis Borges, L’Aleph, Adelphi, Milano, 1998.
  • Jorge Luis Borges, L’artefice, Adelphi, Milano, 1999.