Harlan Ellison,
o l’immaginazione al potere


Quando si parla di scrittori arguti, controcorrente, discussi, controversi, geniali, contraddittori, nella testa dell’appassionato di fantascienza si accende all’istante una freccia che indica un nome prima di ogni altro, e quel nome è Harlan Ellison. Già in occasione del suo primo Premio Hugo (1966) veniva presentato da Isaac Asimov come “la lingua più svelta e tagliente della science fiction”, per precisare, subito dopo:

“Per giunta conosce il judo, il karate e la lotta con i piedi, e raccoglie ottanta chili di cartilagini, tendini e muscoli in un corpo che ne pesa cinquantaquattro. Non chiedetemi come fa: ma è capace di azzuffarsi con tre picchiatori (non fantascientifici) tutti più grossi di lui e di uscirne vincitore” (Asimov, 1978).

Non era un tipo facile (cfr. Doctorow, 2018), ma dalle testimonianze di affetto che stanno circolando in seguito all’inattesa notizia della sua scomparsa, emerge il profilo di un mastino che sapeva farsi amare malgrado gli eccessi di un carattere indomabile. Sono diventati proverbiali i suoi scontri e le sue citazioni in giudizio. Suonano quindi un po’ come un dispetto i necrologi che lo presentano fin dai titoli come “Sci-Fi Writer” (Dragan, 2018), “Legend of Science Fiction” (Koseluk, 2018) o “Science Fiction Writer” (Sandomir, 2018), essendo nota da tempo la sua avversione alle etichette.
Con le sue storie Ellison ha spaziato a tutto campo nei territori dell’immaginario, dalla fantascienza al weird, passando per il fantasy e l’horror, la crime fiction e la letteratura erotica, senza risparmiarsi quello che potremmo chiamare senza troppi giri di parole mainstream: la sua pretesa di essere riconosciuto come scrittore tout court, ribadita in diverse occasioni, era più che giustificata dalla versatilità e dall’innegabile valore letterario della sua scrittura. Anche per questo in un’epoca in cui l’etichetta di “speculative fiction” viene appiccicata un po’ dappertutto, forse pochi l’avrebbero meritata più di lui.

Nato nel 1934 a Cleveland (Ohio) da genitori ebrei, esordiente ad appena quindici anni sulle pagine del Cleveland News, Harlan Ellison è stato un innovatore, un eccentrico, un provocatore, un attaccabrighe, un promotore. Senza contare i riconoscimenti alla carriera, le sue opere hanno vinto quattro Writers Guild Award, cinque Bram Stoker Award, due Edgar Allan Poe Award, undici Hugo, quattro Nebula, un World Fantasy Award e ben diciotto Locus Poll Award. “Arrabbiato, divertente, eloquente, smisuratamente talentuoso”, come lo ha voluto ricordare Stephen King in un tweet commemorativo (Glyer, 2018).
Non ci sovvengono altre figure recenti per le quali spendere l’abusata combinazione di “genio e sregolatezza”, ma per presentare adeguatamente il personaggio possiamo menzionare l’aneddoto secondo cui ricevere una citazione in giudizio dai suoi avvocati poteva essere considerato un traguardo per i giovani scrittori, una sorta di indicatore del successo raggiunto; ma era soprattutto con i pesci grossi che il Nostro amava prendersela: ABC, Paramount, Orion Pictures, AOL, Writers Guild of America, hanno tutti dovuto fare i conti con lui. In lui il talento e le grane convivevano in un caleidoscopio scintillante come il costume dell’Arlecchino richiamato in uno dei suoi racconti più celebri. Lascia increduli la notizia che uno così abbia trovato la pace nel sonno, la mattina del 28 giugno scorso.

La bestia che gridava amore al cuore del mondo
Gli ultimi anni non erano stati dei più facili per Ellison. In seguito a un attacco di cuore nel 1994 già si era dovuto sottoporre a un delicato intervento di quadruplo bypass coronarico. Questo però non aveva fermato la sua produzione, né tantomeno le sue intemperanze. Del 2011 è il suo Premio Nebula più recente, per il racconto Ma guarda, un uomo in miniatura (Sosio, 2012a).

La più celebre tra le collaborazioni di Ellison per la televisione: la serie Babylon 5.

Nel frattempo Ellison aveva trovato il tempo e le forze per dedicarsi a collaborazioni televisive (la più famosa sicuramente quella con J. Michael Straczynski per Babylon 5, ma non dimentichiamo l’episodio The Discarded della sfortunata Masters of Science Fiction trasmessa da ABC), a testi per i fumetti (per la serie Harlan Ellison’s Dream Corridor della Dark Horse Comics, nata per adattare i suoi racconti ma poi allargata per ospitare anche storie originali), a clip per il suo canale YouTube e a un documentario sulla sua carriera (Dreams with Sharp Teeth, la cui premiere alla Cleveland Public Library nel settembre 2007 sarebbe stata anche la sua ultima apparizione in pubblico).
Nel 2006, alla Worldcon di Anaheim in California, chiamato a ricevere un premio speciale in occasione della cerimonia di consegna degli Hugo, forse l’episodio pubblico più controverso degli ultimi anni: Ellison sale sul palco e si rende protagonista di un discutibile fuori programma ai danni della presentatrice Connie Willis (Sosio, 2006).
Nel 2009 fa causa alla CBS Paramount Television e alla potentissima Writers Guild of America: il pomo della discordia è rappresentato da Uccidere per amore, leggendario episodio della prima stagione di Star Trek, tratto da una sceneggiatura di Ellison giudicata troppo costosa per il budget della serie e quindi rimaneggiata da Gene Roddenberry con il suo staff. Chiamata a versargli i diritti d’autore a partire dal 1967, la major finirà per trovare un accordo con Ellison sulla base di termini che non sono mai stati divulgati. Che il periodo non fosse dei migliori lo dimostra il fatto che nel 2010 Ellison entrò in terapia per una forma di depressione. Nel 2014, colpito da un ictus, rimase paralizzato nella parte destra del corpo, ma non nell’eloquio.
Nel suo necrologio per Fantascienza.com (Sosio, 2018), Silvio Sosio ricorda un bell’episodio sul personaggio: contattato Ellison per acquisire i diritti del summenzionato Ma guarda, un uomo in miniatura, si vide ricevere un toccante messaggio di cordoglio per la recente scomparsa di Vittorio Curtoni, fondatore e storico curatore di Robot, con cui Ellison era stato in corrispondenza negli anni Settanta.

La città sull’orlo dell’eternità
La vita di Harlan Ellison si mischia spesso con l’alone di leggenda che ammantava il personaggio, con il risultato di rendere pressoché indistinguibili i fatti dalle invenzioni. Scappato di casa innumerevoli volte da bambino, bullizzato dai compagni di scuola, Ellison fondò nel 1949 il Cleveland Science Fiction Club. Si cimentò in diversi lavori: pescatore di tonni in Texas, bracciante in Louisiana, trasportatore di nitroglicerina in North Carolina, venditore porta a porta, libraio, nonché attore presso la compagnia teatrale della sua città.
Tra il 1951 e il 1953 frequentò per diciotto mesi la Ohio State University, prima di essere espulso per aver preso a pugni un professore che si era rifiutato di riconoscere il suo talento di scrittore: per i successivi vent’anni o giù di lì, Ellison gli avrebbe fatto recapitare una copia di ogni suo lavoro dato alle stampe.
Nel 1955 si trasferì a New York, andando a vivere nella stessa pensione in cui alloggiava anche Robert Silverberg: accomunati dalla passione per la fantascienza, i due strinsero amicizia e Silverberg chiamò con il suo nome uno dei personaggi del suo romanzo d’esordio, il juvenile Revolt on Alpha C uscito proprio quell’anno (cfr. Silverberg, 1960). Nei successivi due anni Ellison pubblicò un centinaio tra articoli e racconti. Intenzionato a fare ricerca sul campo per una storia sulle gang di strada, si unì anche alla banda dei Barons di Brooklyn: l’esperienza gli servirà da ispirazione per Web of the City, il suo romanzo d’esordio, pubblicato inizialmente con il titolo di Rumble nel 1958.
Tra il 1957 e il 1959 prestò servizio nell’esercito, dopodiché si trasferì a Chicago dove lavorò come giornalista nella redazione di Rogue, rivista per uomini concorrente di Playboy, che poteva vantare numerosi autori di fantascienza (Alfred Bester, Damon Knight, Robert Bloch, Fredric Brown) tra le file dei suoi collaboratori, insieme a firme del calibro di Graham Greene e Hunter S. Thompson. Spostatosi a Los Angeles, nel 1962 Ellison fu assunto dalla Disney e riuscì a farsi licenziare il primo giorno di lavoro, quando Roy Disney in persona lo sentì scherzare sui suoi progetti di realizzare prima o poi un film porno su un’orgia tra i personaggi della compagnia.

L’episodio di Star Trek del 1967,  The City on the Edge of Forever (uscito in Italia con il titolo Uccidere per amore).

Se il buongiorno si vede dal mattino, l’esperienza fu una chiara avvisaglia per gli sviluppi successivi, che videro Ellison stringere un duraturo ma burrascoso sodalizio con il mondo del cinema e della televisione. Fu subito tra gli scrittori coinvolti da Roddenberry nello staff creativo di Star Trek, e se degli strascichi giudiziari abbiamo già detto, vale la pena soffermarci adesso sugli esiti artistici. Uccidere per amore, trasmesso nel 1967 con il ben più evocativo titolo originale di The City on the Edge of Forever, occupa da allora stabilmente le primissime posizioni in qualsiasi sondaggio di gradimento sulle puntate della serie. Non è un caso se l’episodio si aggiudicò sia il premio Hugo per la sceneggiatura adattata che il Writers Guild Award per la sceneggiatura originale di Ellison, che malgrado le divergenze con la produzione accettò che il suo nome fosse incluso nei credits. The City on the Edge of Forever è un episodio imprescindibile e, nonostante le riscritture, conserva lo spirito di Ellison nella sua perfetta miscela di dramma, paradosso, emozioni, rilevanza morale e tragedia.
L’equipaggio dell’Enterprise s’imbatte nel Guardiano dell’Eternità, un manufatto che si rivela essere una macchina senziente in grado di dare accesso a qualsiasi punto dello spazio-tempo. McCoy, in preda a un raptus causato da un’overdose accidentale, varca la soglia del Guardiano ritrovandosi a New York negli anni della Grande Depressione. Kirk e Spock lo seguono e si mettono sulle sue tracce. Le loro strade s’incroceranno presto con quelle di Edith Keeler, una pacifista di cui Kirk finisce per innamorarsi. Edith sarebbe destinata a morire in un incidente stradale se McCoy non intervenisse per salvarla. Spock scopre però che la salvezza della donna avrebbe conseguenze catastrofiche per l’umanità: rimanendo in vita, il suo lavoro di attivista porterebbe all’affermazione di un movimento d’opinione in grado di ritardare l’entrata in guerra degli USA, favorendo involontariamente la vittoria del Terzo Reich. Sarebbe la fine del futuro della Terra nello spazio, la lapide sulla Federazione. Kirk deve così fare i conti con un rompicapo che investe tanto la sfera privata dei sentimenti quanto quella superiore dell’etica: salvare la donna che ama, condannando la civiltà umana alla dittatura del nazismo, oppure non intervenire e lasciare che la storia faccia il corso che conosciamo? È interessante notare come la filosofa inglese Philippa Foot formulò l’esperimento mentale oggi conosciuto come “dilemma del carrello” proprio nel 1967 (fonte Wikipedia).
Tra le altre collaborazioni di Ellison con la televisione sono da ricordare The Outer Limits, per la cui seconda stagione scrisse nel 1964 due episodi anch’essi entrati di diritto nel mito, Soldier (per il quale poi intenterà causa con successo ai produttori di Terminator) e Demon with a Glass Hand; e la seconda serie di The Twilight Zone (tre episodi nel 1985, tra i quali Il paladino dell’ora perduta). Le frequenti divergenze creative spinsero inoltre Ellison a forgiare uno pseudonimo per tutte le sceneggiature trasposte in maniera non conforme alle sue aspettative: con il consueto spirito provocatore, in questi casi cominciò a firmarsi Cordwainer Bird.

Dalla novella A Boy and His Dog venne tratto l’omonimo lungometraggio diretto da L. Q. Jones (in Italia Apocalypse 2024).

Il rapporto con il cinema gli riservò almeno una soddisfazione, con la trasposizione della novella A Boy and His Dog nell’omonimo lungometraggio diretto da L. Q. Jones (in Italia Apocalypse 2024): Don Johnson veste i panni del protagonista Vic, un sopravvissuto che si aggira per la terra devastata del prossimo futuro con il suo inseparabile cane telepatico. Rimarranno invece nel cassetto le sceneggiature di Ellison tratte dai racconti della serie Io, Robot di Asimov e dal romanzo Jack Barron e l’eternità di Norman Spinrad.

Visioni pericolose
Harlan Ellison è stato un sole che si è alzato a illuminare con la luce di mille novae la scena degli anni Sessanta e Settanta, spingendo i suoi raggi incandescenti anche attraverso le decadi successive. Imprescindibile è stato il suo lavoro come curatore, alla regia di due antologie che hanno definito da sole le ambizioni della New Wave fantascientifica, allargandone gli orizzonti a includere tematiche non convenzionali per l’epoca, come sessualità, anti-imperialismo, pacifismo, insieme a una spiccata propensione per la ricerca stilistica.

Un’antologia che ha fatto la storia della fantascienza moderna: Dangerous Visions.

I titoli, ben presenti a ogni appassionato, sono ovviamente Dangerous Visions (1967) e il suo seguito Again, Dangerous Visions (1972). Composte entrambe di storie inedite, basta scorrerne gli indici per intuirne la portata e la rilevanza. Alcuni degli autori presenti di fatto inizieranno la loro carriera proprio su quelle pagine, come il giovanissimo Samuel R. Delany, appena venticinquenne, presente in Dangerous Visions con il racconto Aye, and Gomorra che quell’anno si aggiudicò il Premio Nebula. Particolarmente accattivante anche la formula scelta da Ellison di anteporre a ciascun racconto una sua scheda introduttiva, e di inserire in coda una postfazione dell’autore.
Una terza raccolta, The Last Dangerous Visions, avrebbe dovuto seguire, ma malgrado ripetuti annunci e perfino la diffusione da parte di Locus nel 1979 di un indice di ben centotredici titoli a firma di centodue autori, il monumentale progetto in tre volumi è rimasto da allora nel limbo delle opere incompiute, guadagnandosi tra gli appassionati la fama del più celebre libro a non aver mai visto la luce.
Ma prima ancora che curatore, Ellison è stato un grandissimo autore di racconti, perfettamente a suo agio nella dimensione breve più congeniale ai generi speculativi. Un peccato originale che purtroppo si è trovato a scontare sul mercato italiano. Escludendo il fumetto 7 contro il caos (2013), Ellison manca infatti dai cataloghi dei nostri editori fin dal 1999, anno di pubblicazione della sua ultima raccolta: Idrogeno e idiozia.
Impossibile stilare una lista dei suoi lavori che andrebbero recuperati, ma possiamo sicuramente abbozzare un principio di esplorazione della sua opera poliedrica, ricordando come la maggior parte dei titoli che citeremo sono inclusi nell’antologia I Premi Hugo 1955-1975 pubblicata nella collana Grandi Opere Nord… nel lontano 1978.

Le illustrazioni realizzate da Jim Steranko per il racconto «Pentiti Arlecchino!» disse l’uomo del tic-tac (anche foto sotto).

«Pentiti Arlecchino!» disse l’uomo del tic-tac (1965) è uno dei suoi racconti più citati e premiati (fu insignito sia dell’Hugo che del Nebula Award): un tour de force che mette in scena nel giro di una manciata di pagine la folle resistenza di Everett C. Marm a un sistema orwelliano basato sul rigoroso rispetto degli orari della giornata. Una satira spietata, che si fa beffe delle convenzioni della scrittura di genere e alza l’asticella per tutti i racconti successivi. In rete possono essere recuperate le suggestive illustrazioni realizzate nel 1978 da Jim Steranko per l’adattamento della storia nella forma di “racconto grafico”.
Non ho bocca, e devo urlare (1967), altro Premio Hugo, è una delle storie più terrificanti che siano mai state scritte: dopo un’escalation nucleare che ha messo fine alla Guerra Fredda sterminando quasi completamente l’umanità, quattro uomini e una donna sopravvivono in un gigantesco complesso sotterraneo in balia di AM, un’intelligenza artificiale che ha sviluppato una personalità sadica e psicopatica e che ha deciso di condannare i cinque superstiti a un supplizio eterno. Come suggerito dalla scrittrice Linda De Santi in una conversazione privata, il racconto può essere letto come una rappresentazione ante litteram dell’esperimento mentale del “basilisco di Roko” (cfr. Wikipedia), confermando ancora una volta l’interesse dell’autore per i dilemmi etici. Nel 1995 da questo racconto gli sviluppatori della Dreamers Guild, con la collaborazione dello stesso Ellison, hanno tratto un videogioco d’avventura poi acquisito dalla Night Dive Studios, che nel 2016 ne ha diffuso una versione supportata dai dispositivi mobili Android e iOS: I Have No Mouth, and I Must Scream.
La bestia che gridava amore al cuore del mondo (1968, premio Hugo) presenta in una cornice narrativa sperimentale una riflessione sulla natura del male, un concetto in qualche modo ripreso anche in L’uccello di morte (1973, premio Hugo a sua volta), che parte dal classico what if per capovolgere i ruoli del Signore e del serpente nel giardino dell’Eden (con tutto ciò che ne può conseguire).

Ellison, che come Philip K. Dick aveva una sensibilità particolare anche per la scelta dei titoli, ha provato perfino a blindare il primato del titolo più ermetico ed elaborato nella storia del fantastico (con risultati eccellenti, almeno fino all’arrivo di Benjamin Rosenbaum con il suo Annotazioni biografiche su “Uno studio sulla causalità, con aero-plani”, di Benjamin Rosenbaum… e la sfida continua!): con Alla deriva appena al largo delle isolette di Langerhans: latitudine 38° 54′ N, longitudine 77° 00′ 13″ O (1974, premio Hugo) porta in scena un licantropo deciso a ritrovare l’essenza della sua anima, che per questa missione disperata decide di rivolgersi nientemeno che al dottor Victor Frankenstein. Una storia giocata su un tono surreale, ma che a un certo punto prende una inaspettata piega sentimentale.
Questa capacità di virare il registro dei suoi racconti in maniera imprevedibile rende Ellison un narratore unico nel suo genere. Prendiamo per esempio Jeffty ha cinque anni (1977, vincitore sia del premio Hugo che del Nebula): il personaggio omonimo, un bambino che sembra inspiegabilmente congelato nell’età di cinque anni (“un tempo di delizie, di meraviglia e d’innocenza”), personifica e catalizza il conflitto tra la nostalgia per un futuro ricco di possibilità (come atteso nell’infanzia e nell’adolescenza) e l’azzeramento delle possibilità future (il presente dell’età adulta). Ma “il presente invidia l’esistenza del passato” e Jeffty è destinato a farne le spese, in un finale straziante che lascia il lettore a interrogarsi sul vero significato della nostalgia.

Altra grande firma, Frank Miller,  per la copertina del racconto Mefisto in Onyx.

Tra i lavori non ancora tradotti, The Function of Dream Sleep (1988, Locus Award), antologizzato in Angry Candy e selezionato da Ann e Jeff VanderMeer per il loro compendio sul Weird (2012), riprende i temi della privazione e del dolore che attraversa molte opere di Ellison, mentre Mefisto in Onyx (pubblicato in hardcover nel 1993 con una copertina di Frank Miller) porta in scena un giovane telepate chiamato a immergersi nella mente di un serial killer detenuto nel braccio della morte, che dovrà lottare per difendere e mantenere la propria identità.
Per un autore che poteva vantare qualcosa come più di 1.700 tra articoli e racconti (cfr. Sandomir, 2018), quella che abbiamo offerto è una ben misera panoramica. Ma i temi a cui abbiamo accennato serviranno forse per offrire uno spunto di partenza, utile per una rilettura o una scoperta, che poi è sempre il modo migliore per ricordare un autore che ci ha lasciati. Ancora meglio nel caso di un gigante come Harlan Ellison.

Letture
Visioni
  • L. Q. Jones, Apocalypse 2024, CG Entertainment, 2013.
  • Erik Nelson, Dreams with Sharp Teeth, Creative Differences, 2007.
  • Gene Roddenberry, Star Trek. The Original Series – Stagioni 1-3, Universal, 2016.
I Have No Mouth, and I Must Scream, Night Dive Studios, 2016.
  • Leslie Stevens, The Outer Limits. The Original Series – Season 2, MGM Home Entertainment, 2005.
  • J. Michael Straczynski, Babylon 5, Warner Home Video, 2001.