La stagione d’oro dei Focus
nell’era dorata del prog


Focus

50 Years Anthology 1970 – 1976
Red Bullett Productions, 2020


Focus

50 Years Anthology 1970 – 1976
Red Bullett Productions, 2020


Cosa rimarrà dei Focus tra cent’anni? Certamente il riff travolgente di Hocus Pocus, tra le frasi musicali più potenti ed efficaci della storia del rock degli anni Settanta, e la loro alterità smaccatamente olandese che li ha resi diversi dall’esercito di gruppi di derivazione blues rock o progressive che in quel decennio spopolavano per il lungo e per il largo nel Vecchio Continente. Il loro chitarrista, Jan Akkerman, che usava chiudere i concerti suonando al liuto una composizione di John Dowland, dichiarava alla stampa nel 1973, anno di uscita del loro live londinese At the Rainbow, di essere tecnicamente superiore a Eric Clapton e di voler arrivare a suonare riff e assoli che fossero originali e diversi da quelli di tutti gli altri chitarristi in circolazione. Missione riuscita. Akkerman non solo è entrato nell’empireo dei grandi virtuosi della sei corde, ma è anche uno dei pochi chitarristi rock ad aver elaborato una tecnica personalissima che lo rende immediatamente distinguibile tra mille.
Ebbene, chi volesse riscoprire le tappe evolutive di questo gruppo decisamente originale, l’olandese Red Bullet Productions ha recentemente pubblicato un cofanetto che ripercorre la loro vita musicale dal 1970 al 1976, anno di scioglimento di quello che è stato il quartetto storico, comprendente, oltre ad Akkerman alla chitarra elettrica anche l’altra colonna portante del combo nonché fondatore della band, l’istrionico Thijs Van Leer alle tastiere, flauto e voce, insieme a Bert Ruiter al basso elettrico e a David Kemper alla batteria.

In tutto nove compact disc che contengono i sette album ufficiali della band completamente rimasterizzati partendo dai nastri originali. Si parte da Focus Plays Focus, noto anche come In and Out of Focus (il titolo della versione internazionale dell’album), che creò qualche problema in partenza alla band, poiché Akkerman se ne andò assai indispettito per non essere comparso nelle note di copertina, si passa a Focus II /Moving Waves (anche qui il secondo è il titolo internazionale), Focus III, Hamburger Concerto, arrivando, infine, a Mother Focus del 1975, l’ultimo dei dischi registrati in studio nella prima edizione della band, quella presa in considerazione dal box.
A questi si aggiungono il live ufficiale At the Rainbow e un numero cospicuo di rarità tra singoli, bonus track, rough mixes, demo (l’album Ship of Memories) e circa ottanta minuti di registrazioni da concerti tenuti in giro per il mondo negli anni 1971 – 1975. Di ciliegine sulla torta ce ne sono ben due. Si tratta di una coppia di dvd con oltre quattro ore di materiale audiovisivo, in larga parte inedito, comprensive, tra l’altro, del film del concerto al Rainbow Theatre di Londra del maggio 1973 completamente restaurato partendo dalla pellicola originale in 16 mm. Non mancano poi varie clip tratte da trasmissioni o programmi televisivi. Il tutto accompagnato da un libretto di quasi un centinaio di pagine curato da Wouter Bessels, l’archivista ufficiale della band che, oltre a raccontare la discografia e l’evoluzione del gruppo, dettaglia e descrive con accuratezza certosina i vari materiali audio e video contenuti nel box.

Operazione discografica impeccabile
Insomma, un’operazione realizzata con cura che conferisce al prodotto i crismi di un documento storico riguardante le gesta di quello che fu uno dei pochi gruppi rock dell’Europa continentale a conquistare le platee di Stati Uniti, Regno Unito, Giappone e Australia, a vendere milioni di dischi e a scalare le classifiche con gli hit Hocus Pocus, House of The King e Sylvia. Il loro punto di forza? Una perizia tecnica assoluta, affinata e consolidata in lunghissime jam session, e una scrittura fortemente influenzata da compositori classici come Claudio Monteverdi, Johann Sebastian Bach, Béla Bartok, Johannes Brahms, Dowland e altri. Tratto comune questo quasi a tutte le maggiori formazioni del cosiddetto progressive rock, inclusi i connazionali Ekseption, che però privilegiarono in particolare la musica barocca.
Tuttavia, i Focus si guardarono bene dal traslare in chiave rock i lavori di questi maestri e dal realizzare orrendi pastiche sinfonici di cui sono copiosamente farcite le discografie dei gruppi progressive dell’epoca. Anche quando la citazione c’è, per esempio il tema iniziale della suite Eruption dall’album Moving Waves del 1971 che pesca da L’Orfeo di Monteverdi, è sempre rielaborata e filtrata dalla sensibilità dei due solisti, Akkerman e Van Leer, che ne fanno il punto di partenza per le loro incursioni strumentali in territori che rientrano poco o quasi per nulla nel perimetro del progressive, ma sono piuttosto affini a quelli meno retorici di una fusion estremamente lucida, lirica e mai muscolare. A volte la citazione assume addirittura forma di parodia, come nel caso dell’intro al clavicembalo alla Bach di Birth da Hamburger Concerto del 1974. In altre è fonte d’ispirazione per rivisitazioni “classiche” e filologicamente corrette, come nel caso di Delitiae Musicae, brano anonimo risalente ai primi del Seicento riarrangiato per liuto e flauto traverso da Akkerman. In altre ancora è l’occasione per le performance, queste sì un po’ gigionesche, di Van Leer alla voce o, meglio, al canto jodel, forma vocale che si caratterizza per il passaggio improvviso dalla normale emissione della voce al falsetto.

Un altro fattore che fa dei Focus un unicum è certamente la loro propensione all’improvvisazione e ad evadere, appena possibile, dai confini della scrittura. In questo senso, il cofanetto ne è l’ennesima conferma perché documenta, grazie alla ricca presenza di tracce live, la tendenza naturale del gruppo a rimescolare le carte e a dare sempre un senso di urgenza e di novità a temi già conosciuti.
Tra i dischi inclusi nel box, difficile scegliere il migliore o quello che riserva più sorprese. Si lascia preferire Ship of Memories del 1976, l’ultimo prima dello scioglimento della line up “originale” (l’anno successivo i Focus si sarebbero riformati con Philip Catherine alla chitarra elettrica al posto di Akkerman). Un album controverso perché i membri della band non parteciparono alla selezione dei brani e perché si tratta di una raccolta di registrazioni effettuate dal 1970 al 1975 e mai apparse in nessuno degli album precedenti. Si badi bene, non si tratta di un assemblaggio di materiale di scarto, ma di brani che raccontano le tante dimensioni della band. Da quella bachiana di P’S March, che alterna un ritmo veloce e un tema in chiave maggiore suonato al flauto e al piccolo da Leer a una melodia in chiave minore suonata alla chitarra elettrica da Akkerman, a quella jazz di Glider, con Akkerman al sitar elettrico, o funk di Crackers. Si passa poi dalla sognante ballad Focus V, tipica della scrittura neoclassica di Leer, a un’altra incursione nel repertorio classico con Spoke The Lord Creator, il primo tentativo della band risalente al 1970 di rinverdire il tema abbastanza conosciuto delle Variazioni di Sant’Antonio di Brahms (poi ripreso in Starter, incluso in Hamburger Concerto).
Fin qui i brani ufficiali, ai quali il buon Bessels ne aggiunge ben altri undici pescati negli archivi della band con alcune chicche come una versione inedita di Hocus Pocus e quelle cantate di Red Sky at Night (ribattezzata O Avondrood) e di Crackers. Infine, un cenno alla scenografica e cupa copertina in bianco e nero che ritrae l’incrociatore pesante tedesco Admiral Hipper attivo nei mari del nord Europa durante la Seconda Guerra Mondiale. Un’immagine decisamente alternativa da quelle fiabesche, fantastiche, surreali e talvolta un po’ kitsch che caratterizzavano i dischi prog dell’epoca.