È un ranger, un supereroe,
un navajo, è Tex Willer!


Tex. 70 anni di un mito
2 ottobre 2018- 27 gennaio 2019

Museo della Permanente di Milano
Via Filippo Turati, 34, Milano


Tex. 70 anni di un mito
2 ottobre 2018- 27 gennaio 2019

Museo della Permanente di Milano
Via Filippo Turati, 34, Milano


Manigoldi, fuorilegge, trafficanti in loschi affari e brutti ceffi sono tutti avvertiti: c’è Tex Willer in città e sarà difficile passarla liscia. Per il tempo che si fermerà, ci si augura qualche ingiustizia in meno, almeno sulla carta… dove il ranger regna sovrano. La città è Milano e colui che è noto anche come Aquila della Notte sarà in pianta stabile al Museo della Permanente, che ospita una mostra a lui dedicata, patrocinata dal Comune di Milano. Curata da Gianni Bono, storico e studioso del fumetto italiano insieme alla redazione di Sergio Bonelli Editore, si intitola Tex. 70 anni di un mito ed è intuitivo capire perché: il personaggio nato dalla fantasia di Gianluigi Bonelli e realizzato graficamente da Aurelio Galeppini (in arte Galep) ha tagliato il traguardo delle sette decadi lo scorso trenta settembre.
Settant’anni tutti dalla parte del torto, si potrebbe dire parafrasando un celebre adagio del quotidiano il manifesto, ovvero schierato con quanti il torto lo subiscono.
È questa presa di posizione cristallina che gli ha garantito l’impunità rispetto allo scorrere del tempo, facendone il fumetto più venduto e quindi presumibilmente il più letto in Italia, nonché uno dei più longevi e famosi al mondo. Pubblicato nel formato a striscia dalle Edizioni Audace (come si chiamava allora l’attuale Sergio Bonelli Editore), il primo episodio, Il totem misterioso, apparve in edicola al prezzo di quindici lire il 30 settembre del 1948 accompagnato da una locandina pubblicitaria, oggi in mostra, che annunciava con orgoglio e ingenuità: “Ragazzi! Eccovi finalmente Tex”.

L’esposizione si sviluppa lungo undici sequenze-chiave, tappe di un viaggio nella memoria e nell’avventura (anche editoriale) al tempo stesso. Visibili non pochi pezzi rari, tra cui la prima vignetta di Tex declinata in varie lingue e la macchina da scrivere Universal 200 utilizzata da Gianluigi Bonelli per creare le prime storie del futuro ranger (agli inizi era nei guai con la legge) e altri cimeli, disegni, fotografie, materiali anche per la prima volta esposti o comunque rari, compresa una vasta selezione di prodotti legati al merchandising del personaggio.
La longevità di Tex è frutto di un mix raffinatissimo. L’elisir di lunga vita prevede dosi massicce di sano senso della giustizia e del rispetto della legge, ma non è tutto. In primo luogo, Tex Willer realizza una sua personale interpretazione dell’epopea del West: a volte intercetta la storia, a volte la presuppone, oppure la ricrea, rendendosi partecipe della ricchezza di quell’immaginario western che è stato generato e nutrito prima di tutto dal cinema americano, che quando si è occupato di storia, l’ha sempre rivisitata attingendo a un’immaginazione senza precedenti, oppure facendosi carico di inscenare contro-informazione rispetto alle sue stesse personali re/invenzioni degli avvenimenti e delle epoche in cui si svolsero i fatti. Inoltre, è stato sulle prime un personaggio cerniera, facendo da ponte fra l’immaginario italiano anteguerra, quello di Saturno contro la Terra, di Nick Fulmine, dei personaggi di Emilio Salgari, con quello dell’Italia avviata verso la modernizzazione, nutrita dall’immaginario americano.

Il ranger Willer ha anche bruciato tutti sul tempo, schierandosi per primo dalla parte del nativo americano e dunque dalla parte del Torto con la maiuscola, proponendoci un punto di vista completamente differente. D’altronde, Tex è sempre in anticipo sui tempi e lo sanno bene gli innumerevoli avversari che invano hanno cercato di colpirlo. Il movimento tiene in vita Tex, la previsione degli eventi. Ben prima di autorevoli studi e del folgorante mondo dei robot poi divenuto serie (Westworld), il ranger, capo dei Navajos, indicò a più riprese il legame sotterraneo che esiste tra il western e la science fiction. L’audacia non manca in casa Bonelli, che scompaginò non poco la frontiera dell’immaginario genere e del lettore di quel tipo di storie, con alcune avventure che vedevano Willer e i suoi pard alle prese con presenze aliene.
Accade in La valle della Luna, storia apparsa nei numeri 55-56, ovvero in pieno 1968: Tex ha un incontro ravvicinato del terzo tipo. Nei Settanta è il turno dell’inquietante Il fiore della morte (1974, numero 161). Anni dopo (1984) ecco Un mondo perduto (numeri 282-283) che rimanda alle civiltà perdute di kolosimiana memoria, e in seguito Ritorno a Pilares (numeri 387-391), vicenda incastonata all’interno della storia più lunga finora vissuta dal personaggio. Qui si sconfina nell’occulto, filone rigoglioso perché territorio dove impera il più famoso degli avversari di Willer: Mefisto. È una storia condita con momenti decisamente lovecraftiani. I reperti misteriosi di un’antica cripta non vengono resi pubblici, perché, precisa uno dei personaggi, padre Xavier: “l’equilibrio mentale di un uomo normale potrebbe venire messo a dura prova dalla rivelazione di certi straordinari fatti”. Molto più weird di Dylan Dog, qui sembra di ascoltare La dichiarazione di Randolph Carter.

Frontiera a pezzi, regole che saltano, grande è il disordine sotto il cielo del Far West e qui affonda le radici la vittoria di Aquila della notte. Un’ascesa inarrestabile riuscita perché Tex Willer è un ibrido, un mutante, un baccellone: è un ultracorpo. Sembra un ranger, ma è un navajo e viceversa, ha una marcia in più, perché presto diventa capo del popolo dei Navajos e questo garantirà alla sua gente una relativa distanza dalle nefandezze della conquista del West e a lui un’autonomia dal mood western. In questo modo Tex Willer ha invaso il West e insieme a lui i suoi pard: Kit Carson, Kit Willer, Tiger Jack. Il quartetto mantiene inalterata la proporzione vincente umano/alieno, ovvero bianco/pellerossa. Carson è un bianco a tutti gli effetti, il figlio di Tex, Kit, è un meticcio, lo è in senso stretto, geneticamente, essendo di madre navajo, e Tiger è un pellerossa al 100%. Si può resistere a un alien, ma è quasi impossibile resistere al meticciato, all’ibridazione culturale, alla rivoluzione dal basso, quella realizzata da Tex Willer e i suoi, che minò in anticipo sui tempi l’egemonia dell’immaginario wasp sul West.

Il quartetto capitanato da Tex Willer agisce come la Compagnia dell’anello. Di fronte a loro una missione assoluta, senza troppe sfumature e un solo obiettivo chiaro, trasparente, immediatamente percepibile: sconfiggere il Male. Anche Tex Willer incontrerà l’Assoluto negativo, il suo più temibile avversario di tutti i tempi: il citato Mefisto, che inizia a far scendere la sua cupa ombra sin dal terzo episodio. In fondo, il West del ranger Willer somiglia alla Terra di Mezzo, collocato com’è in un tempo altrettanto astorico, un territorio descritto nei minimi dettagli, ma privo di coordinate temporali attendibili. Anche il quartetto Willer non è scalfito dal tempo, anzi, attraversa indomito le stagioni, trovando asilo in ranch dove albergano ricordi di avventure passate, in fortini con guarnigioni capitanate da vecchi compagni d’avventure dei quattro o in villaggi di tribù amiche.
Inoltre, una lotta simbolica come quella contro il Male, la lotta simbolica per eccellenza, deve prevedere la discesa in campo di simboli, e nella saga tolkieniana ce ne sono di più che di fagioli in una scatola. Tex Willer, a sua volta, punta forte sul quattro, numero altamente significativo per i pitagorici, un vero culto, al punto che giuravano sul numero quattro perché ritenevano che dell’eterna natura ne contenesse la radice e la sorgente. Quattro sono i gloriosi moschettieri di Alexandre Dumas (padre). Il loro “uno per tutti, tutti per uno” è regolarmente ripetuto con ritmo crescente dal ranger Tex Willer e dai suoi pard prima di scendere in campo, di entrare in scena e agire. È per darsi la carica, un po’ come la danza dei maori, la haka eseguita in stile Ka Mate dagli All Blacks, almeno così riferiscono fonti incerte. Nel secondo Novecento il quattro è anche diventato il numero per antonomasia del fare musica, grazie al famoso quartetto di Liverpool, quasi un ritorno del culto pitagorico per le categorie tetradiche. Senza dimenticare colleghi illustri, come i Fantastic Four della Marvel.

In altre parole: la forza è con il ranger Tex Willer. La capacità di avere un’idea in grado di attrarre letture molteplici, abile nel tracciare percorsi e nel depistare, chiedendo al lettore di partecipare all’avventura in sintonia con il personaggio, non disorientandosi se irrompe l’imprevisto, quando c’è il colpo di scena. Le tracce ci sono, basta saperle seguire, seguendo l’esempio del ranger Tex Willer, ma qui sarebbe meglio dire Aquila della Notte, che scova impronte praticamente impossibili e legge con disinvoltura i segnali di fumo, è un semiologo fine e altrettanto lo sono i suoi compagni, in particolare Tiger Jack. Dispiega un sapere composto da fiuto, fortuna, esperienza, metodo, perspicacia, pazienza, scrupolosità. In questo modo, i quattro fanno fronte a mille pericoli, innumerevoli agguati, trappole, imboscate, uscendone sempre vivi. La morte con loro ha trovato dei pessimi clienti.

Variazioni occidentali sul tema dell’eroe
Non è tutto, il quartetto deve la sua longevità anche a un’altra intuizione geniale, quella di affidare l’originale di Galep a disegnatori diversi che re-interpretano con tratti innovativi volta per volta. Agiscono come musicisti che riprendono un tema e lo variano, o riarrangiano un motivo, oppure, rileggono uno spartito, si comportano come se dovessero suonare standard immarcescibili come Summertime. In questo modo, il ranger risorge ripetutamente. Ancora meglio, Tex Willer è un tema da film, ma anomalo, richiede nuovi brani ogni volta per completare la colonna sonora, si può ricondurre a quel genere di film che vanno a formare nel tempo una saga o più semplicemente una serie, 007 per esempio. Il tema di Bond ricompare ovunque, nei film dedicati all’agente segreto più famoso del mondo, ma ogni film ha il suo tema e ogni soundtrack ha una manciata di brani originali che volta per volta la completano. Una colonna sonora ibrida… il tema di Bond e il tema di Willer, uno cambia ripetutamente interprete (e anche regia), l’altro disegnatore (e anche sceneggiatore). Bond è il più lungo serial della storia del cinema, Willer tra i fumetti più longevi di sempre. Bond difende il mondo dal Male, si comporta come Tex Willer, che agisce come la Compagnia dell’anello.
Willer non ha tutti i marchingegni fantascientifici del suo collega britannico, ma possiede un know-how completo, potremmo dire, sull’arte della guerra, dispone e maneggia con disinvoltura qualsiasi tipo di arma disponibile ai suoi tempi. Potrebbe esserci un nesso tra i due, un altro legame non svelato del World Newton immaginato da Philip José Farmer, il villaggio inglese dello Yorkshire dove in seguito alle radiazioni sprigionate da un meteorite precipitatovi nel 1795, si diede inizio a un ciclo di relazioni aliene con il risultato finale di vedere imparentati Doc Savage, Tarzan, Sherlock Holmes, Sam Spade, Fu Manchu e anche James Bond.

Western, fantasy, science-fiction, spionaggio&azione: il ranger Tex Willer affronta manigoldi da quattro soldi, potenti organizzazioni criminali, eredi di civiltà precolombiane, alieni, sette, e il signore del Male, Mefisto. Cattivi senza frontiere fronteggiati da buoni senza frontiere. I generi sono opera degli uomini, gli eroi e i loro acerrimi avversari se ne infischiano, agiscono in cangianti scenari di cartapesta come il Lavalite World, altra spumeggiante invenzione farmeriana. Il metodo è il medesimo, Willer è un remix continuo, è seriale, come il dub riecheggia sé stesso e ritmicamente si replica, rigenerandosi, modificando la composizione del cocktail (segno del legame con Bond?), con l’aggiunta di un pizzico di avventura, in più, aumentando la gradazione del mistero, diminuendo gli scontri cruenti, dosando azione e riflessione con precisione. Morale? Siamo tutti avvertiti: c’è Tex Willer in città e sarà difficile passarla liscia.
Tira una brutta aria quando ci si scontra con il ranger Tex Willer, naturalmente quando è un villain a imbattervisi. In quell’istante, inizia il conto alla rovescia per il malvivente e sulle sue malefatte si inizia a scrivere la parola fine. I clarinetti (le colt) in pochi secondi danno avvio a concerti fiammeggianti, nessuno è escluso dal coro, winchester, frecce, macigni, e tavoli; canyon e saloon si ritrovano in un lampo con i connotati cambiati e chi è nei paraggi subisce medesima sorte. Tex Willer è un tiratore infallibile, è micidiale nel corpo a corpo sia nel combattimento all’arma bianca sia a mani nude, è agile nello schivare colpi di ogni genere, ha riflessi fulminei, le pallottole lo sfiorano, lo colpiscono di striscio e poco più, tuffi capriole e salti completano le attività ginniche che gli consentono di sopravvivere. Tex Willer acciuffa gaglioffi di norma mascherati da rispettabili professionisti e nel farlo, incrocia sulla sua strada tutori dell’ordine al soldo del prepotente di turno.

Tex Willer insegue senza tregua chiunque oltrepassi il confine della giustizia. Lo fa ricorrendo a ogni mezzo e non arrestandosi di fronte a nessun ostacolo, non si ferma di fronte a rapide e deserti che lascerebbero morto stecchito chiunque altro; non arretra, ma continua ad avanzare su sentieri e praterie che pullulano di agguati, trappole, ogni genere di insidie; non si arresta quando si scontra con nugoli di avversari, soverchianti per numero e armamenti; non conosce frontiere e non si fa scrupolo di lasciare in un angolo le regole democratiche, le leggi che tutelano i diritti dei cittadini quando è necessario, ovvero sempre, in presenza degli avanzi di galera che incappano nei suoi celebri interrogatori e i malcapitati, se potessero, preferirebbero andare sul ring con un peso massimo.

Tex Willer non fa sconti a nessuno, è inflessibile. Ne sanno qualcosa i cialtroni arruolati come killer di rincalzo, i delinquenti di mezza tacca, gli assassini professionisti, i disperati pronti a vendersi per un pugno di dollari, i militari esaltati, le frange del grande popolo dei nativi nordamericani, spesso capitanate da giovani guerrieri in cerca di un folle onore, le schegge impazzite della guerra di secessione, gli astuti e potenti speculatori che fiutano affari nella grande miniera chiamata West, i signori dell’oppio, dell’alcool e delle armi, contrabbandieri di etnie diverse, cinesi, messicani, yankee, tutti dediti al crimine. Guai a loro, Tex Willer non fa sconti. Il pericolo è il suo mestiere, la giustizia la sua missione.
Tex Willer è coraggioso, azzarda piani d’azione ai limiti del ragionevole, ma è astuto, saggio e prudente, sa giocare con il potere, conosce le regole della diplomazia, della pace e della guerra.
Tex Willer/Aquila della Notte conosce l’arte del narrare e la mostra che lo celebra racconta proprio questo.