Condividere i propri sentimenti incute paura, ci obbliga a riflettere su noi stessi per trovare il modo migliore di comunicare agli altri ciò che proviamo. In un mondo di persone sempre più introspettive e consapevoli di loro stesse, la vulnerabilità si evita a tutti i costi. La paura di uscire dalla propria zona di comfort si è trasformata in immaturità e incapacità di gestire i rapporti interpersonali. Questa tendenza è arrivata anche nelle storie del cinema horror, che da qualche tempo hanno sostituito mostri soprannaturali e animaleschi con comportamenti umani provenienti dalla realtà ordinaria. Negli ultimi anni, in particolare, i protagonisti maschili di questi film sono diventati un mezzo per denunciare gli atteggiamenti di una porzione della popolazione maschile troppo ossessionata dalla propria commiserazione da non comprendere di essere la causa del suo stesso male. Alcuni esempi sono Companion (2025), scritto e diretto da Drew Hancock, Don’t Worry Darling (2022) diretto da Olivia Wilde, Together di Michael Shanks anch’esso del 2025, in cui gli uomini cercano soluzioni facili a problemi relazionali profondi. Obsession va letto in questa chiave, come l’ultima magistrale espressione di questo tema.
È il primo film del regista Curry Barker distribuito nelle sale e, nonostante si tratti di un autore poco conosciuto, formatosi con corti autoprodotti e pubblicati su YouTube, sta dominando il botteghino al livello mondiale. È da questa piattaforma che stanno nascendo sempre più registi nell’ambito dei film horror, come Talk to Me (2022) dei fratelli Danny e Michael Philippou e il recentissimo Backrooms di Kane Parsons.

Si tratta di una vera e propria riqualificazione del cinema di genere a opera di persone appassionate che stanno dimostrando la potenza di questo mezzo narrativo a chi solitamente storce il naso. Generalmente è una categoria di film che viene ridotta alla mera presenza di elementi soprannaturali o mostri, quando in realtà è lo specchio più onesto della società e dei suoi fenomeni mostruosi. Il punto di forza di Obsession risiede proprio nel realismo con cui sono (de)scritti i personaggi, in cui è facile rivedersi, in tutta la loro vulnerabilità. Quest’ultima è centrale fin dal monologo d’apertura del film: un momento di intimità emotiva in cui il protagonista apre il suo cuore per esprimere a parole i sentimenti che prova per l’amica Nikki, di cui è innamorato. Il problema è che non sta parlando con lei ma con una sconosciuta, con cui si esercita nell’ardua impresa di confessare il proprio amore, e l’amico Ian accanto prova a dargli dei consigli. Già dal primo istante in cui incontriamo il protagonista Baron, interpretato da Michael Johnston, questi viene caratterizzato come una persona incapace di trovare il coraggio per esporsi agli altri. Durante il film questa sua caratteristica si sviluppa, mettendone in luce l’inabilità a riconoscere i propri comportamenti come sbagliati e di agire di fronte ai problemi creati da lui stesso. Lo distingue una codardia su tutti i fronti, alimentata da ogni volta che rimane immobile nei confronti di una situazione critica.
La trama si struttura attorno al tema del desiderio che può trasformarsi in incubo, dopo che il protagonista usa un Salice dei Desideri per chiedere di essere amato da Nikki più che da chiunque altro. Il suo desiderio ha un effetto immediato sulla ragazza, che inizia a comportarsi in maniera insolita e ossessiva, come sottolineeranno straniti gli amici del protagonista. Baron ignorerà le loro preoccupazioni, godendosi la relazione con la ragazza che finalmente lo considera più di un amico, ma col tempo anche lui inizierà a essere turbato quando lei assumerà atteggiamenti disturbanti e innaturali. È evidente che la Nikki che ha al suo fianco non sia la vera ragazza ma un suo alter ego demoniaco con atteggiamenti ossessivi. Baron ha capito che il desiderio espresso si è avverato ma non riesce a gestirlo o a parlare delle sue preoccupazioni con qualcuno: in fondo si vergogna del suo comportamento perché si rende conto che la relazione è imposta in maniera forzata su Nikki. Se all’inizio la sua mancanza di giudizio rimane ancora comprensibile, Baron dà poi prova di essere un uomo infantile che preferisce avere il controllo sulla ragazza che gli piace, sapendo di recarle sofferenza, piuttosto che impegnarsi nel costruire un rapporto vero. Fino alla fine, anche quando la storia assume una vena violenta e terrificante, rimane un codardo che non riesce neanche a sacrificare il proprio ego per il bene delle persone attorno a lui. È chiaro che sia una persona emotivamente debole e vulnerabile, dato anche dalla recente perdita della nonna e della gatta senza le quali si trova a vivere da solo, e si aggrappa all’amore fittizio e malsano creato dall’oggetto magico.
Retroterra letterario
Guardando il film, che si concentra sulla vicenda del desiderio di Baron trasformato in incubo, sarebbe facile pensare che la magia dell’oggetto in sé sia maledetta, come la zampa di scimmia nell’omonimo racconto di William Wymark Jacobs del 1902, da cui il regista ha dichiarato di aver preso ispirazione. In realtà, in entrambe queste storie è chiaro che la malignità è originata dall’uomo e non dallo strumento di cui fa uso. Lo stesso Barker in un’intervista ha spiegato che
“è la cosa che Bear desidera maledetta: impadronirsi dell’autonomia di qualcuno, portare via la sua identità”
(Barker, 2026).
Il film esprime in maniera chiara la colpa di Baron nell’evoluzione disastrosa che assume la situazione. Nella scena più violenta, in cui lui effettivamente non fa altro che osservare terrorizzato il culmine della gelosia possessiva di Nikki, la ragazza tenterà di calmarlo dicendogli come sia tutta colpa sua e di quello che ha desiderato. Obsession fa un uso raffinato delle classiche tecniche del genere horror per creare tensione e spaventare il pubblico, come jumpscare e musica dissonante, sovvertendo le aspettative in alcune scene dove sono presenti questi elementi. Va sottolineato però che la vera protagonista della narrazione è la violenza psicologica, lo stringersi del cappio attorno al collo della relazione di Nikki e Baron.
Curry Barker, nel dirigere l’attrice Inde Navarrette, è stato chiaro nel non volere una Nikki pericolosa o arrabbiata che potesse sembrare una minaccia per tutti, ma ha optato per un personaggio più subdolo, concentrato sulla propria autodistruzione costringendo Baron a non abbandonarla e a prendersi cura di lei. L’abuso viene perpetrato anche da Baron, nell’obbligare la ragazza a vivere questo incubo mentre è intrappolata nel suo stesso corpo, alla mercé dell’essere demone che agisce al posto suo. Curry Barker è riuscito a scrivere una storia tremendamente vicina alla condizione femminile odierna con grande sensibilità e comprensione, caratteristiche che mancano al protagonista. L’ossessione per qualcuno non è mai una cosa sana e spesso è difficile rendersi conto dei propri errori relazionali, quindi è di estrema importanza che opere del genere esistano e vengano riconosciute, in tutto il loro orrore.
- William Wimark Jacobs, La zampa di scimmia, in La dama della chiatta e altri racconti, ABEditore, Milano, 2019.
- Drew Hancock, Companion, Warner Bros. Home Entertainment, 2025 (home video).
- Olivia Wilde, Don’t Worry Darling, Warner Bros. Home Entertainment, 2022 (home video).
- Michael Shanks, Together, Eagle Pictures, 2026 (home video).
- Danny e Michael Philippou, Talk to me, Midnight Factory, 2024 (home video).
- Kane Parsons, Backrooms, I Wonder Pictures, 2026.
- Curry Barker, Obsession Explained & One Wish Willow Origins | Curry Barker Interview, Collider Interviews, Youtube, 2026

