Una celebrazione poetica
ed editoriale da… Urlo

Allen Ginsberg
Urlo
Edizione speciale
A cura di Barry Miles
Traduzione di Urlo di Luca Fontana
Traduzione degli apparati di Sara Reggiani
il Saggiatore, Milano, 2026
pp. 250, € 26,00

Allen Ginsberg
Urlo
Edizione speciale
A cura di Barry Miles
Traduzione di Urlo di Luca Fontana
Traduzione degli apparati di Sara Reggiani
il Saggiatore, Milano, 2026
pp. 250, € 26,00


A cinquanta anni dall’uscita di Urlo (1956) e a cento esatti dalla nascita del suo autore, Allen Ginsberg, il Saggiatore pubblica un’edizione speciale del poemetto più famoso della letteratura americana del Novecento, punta di diamante o corifeo-megafono di una fortunata raccolta, Jukebox all’idrogeno, che contiene anche quell’altro capolavoro, Kaddish (per Naomi Ginsberg, 1894-1956) in ricordo della madre, e poesie non meno memorabili come Un supermarket in California, America, Sulla tomba di Apollinaire. Come ricorda Ginsberg nell’introduzione a questa edizione speciale, Urlo è stato composto in una stanza ammobiliata al 1010 di Montgomery Street, qualche casa più in là rispetto al punto in cui la strada incontra Broadway, a North Beach, e prosegue per qualche ripido isolato fino al distretto finanziario di San Francisco. Da qualche settimana aveva lasciato un impiego da addetto alle ricerche di mercato,

“ero andato a vivere con l’amico di recente acquisizione Peter Orlovsky, ma d’estate, mentre lui era a Long Island in visita dalla famiglia, ero solo. Ancora per sei mesi potevo contare sul lusso del sussidio di disoccupazione, avevo concluso un percorso discretamente lungo di consulenza psicoterapeutica, mi godevo le occasionali visite di Neal Cassady, mio amico da un decennio a quella parte, ora fresatore della Southern Pacific Railroad, e intrattenevo un’energica corrispondenza con Jack Kerouac da Long Island e William Burroughs da Tangeri”.

Con Walt Whitman al supermercato
Fra i grandi ispiratori di Ginsberg svettano Walt Whitman e William Blake. Blake gli ispirò addirittura una visione che ebbe nel 1948. Whitman è protagonista di una delle più belle poesie di Ginsberg (che a sua volta rimanda all’ode di Garcia Lorca), A supermarket in California che, insieme ad America, appartiene alla stessa raccolta di Urlo e Kaddish (Howl before & after: San Francisco bay area 1955-56). Che ci sia un legame molto forte tra Whitman e la poetica critico-sovversiva che scorre più o meno scopertamente nella letteratura americana del Novecento e trova in Urlo l’apice parossistico di un climax, lo dimostra anche, indirettamente, quello che Lawrence Ferlinghetti disse a Ginsberg in un famoso telegramma subito dopo aver udito la prima lettura del poema: “I greet you at the beginning of a great career” (ti saluto all’inizio di una grande carriera) che sono le stesso parole che Ralph Waldo Emerson rivolse a Whitman quando questi pubblicò la prima edizione (a proprie spese) di Foglie d’erba (Leaves of Grass) e che verranno pubblicate sulla copertina della seconda edizione. Nell’Appendice I di questa nuova edizione troviamo considerazioni anche sul procedimento compositivo alla base del poema. È lo stesso Ginsberg a parlarne:

“Questi versi lunghi o «versetti» come li chiamo io sono arrivati spontaneamente come conseguenza del tipo di sentimenti che cercavo di registrare, e sono stati una sorprendente soluzione a un problema metrico che mi assillava da una decina d’anni. Mi sono fatto una notevole esperienza scrivendo sia versi giambici in rima sia versi brevi sull’esempio dei versi liberi di W.C.W. [William Carlos Williams]. Le 3 parti di Urlo costituiscono 3 diversi approcci all’uso del verso lungo (più lungo che in Whitman, più francese).

1.Ripetizione della base fissa «Che» per un elenco.

a.) costruzione di un ritmo conseguente da versetto a versetto.

b.) rinuncia alla base fissa «che» in alcuni versi ma spostamento sempre in avanti del peso e del ritmo della forma a versetti.

2. Frammentazione del versetto al suo interno, ottenendo cosi che il versetto diventi una nuova forma utilizzabile di strofa – ripetizione della base fissa «Moloch» per cementare la continuità. «Supermarket» usa strofe al versetti senza più bisogno ai una base fissa. Stavo sperimentando quella forma.

3. Utilizzo di una base fissa, «Son con te a Rockland», con un responsorio nel quale il verso diventa una stringa di discorso sempre più lunga, al fine di creare una struttura relativamente uniforme eppure libera e variabile. Ogni versetto al responsorio è più lungo del precedente. Ho misurato a orecchio e a respiro il discorso, poiché non esiste altra misura per una cosa simile. Ogni versetto consiste di una serie di frasi che può essere pronunciata in un solo respiro e ognuno veicola un peso retorico relativamente uguale.”

Urlo è ancora lo stemma distintivo della poesia ginsberghiana:  recitato per la prima volta in lettura pubblica alla Six Gallery di San Francisco, nell’ottobre 1955, e pubblicato l’anno dopo dall’editore-librario Ferlinghetti, gioca volutamente sul contrasto tra la forma iterativo-accumulativa dei sermoni recitati nelle processioni religiose e l’affastellarsi di visioni di derelitta umanità metropolitana che fanno di Ginsberg un allievo di William Blake spiegato al popolo della controcultura e degli outcast. L’attacco (“Ho visto le migliori menti della mia generazione”) è più di un incipit narrativo: suona come dichiarazione intellettuale che stabilisce subito un altro contrasto, di natura questa volta socio-intellettuale: i protagonisti di quelle esistenze deragliate/perseguitate sono – e qui non c’è ironia, ma tragedia – “the best minds of my generation”.

La struttura del poema si incardina sull’iterazione di quel pronome relativo (ho visto… che) vero e proprio caricatore di successive mitragliate verbali. Urlo è dedicato a Carl Solomon, che Ginsberg conobbe nell’ospedale psichiatrico di Rockwell. In Urlo nota a piè di pagina, che segue le tre parti di Urlo, l’aggettivo “Holy” ripetuto quindici volte all’inizio della poesia, fornisce la nota dominante di una serie di anafore (“Santo Peter, santo Allen, santo Solomon, santo Lucien, santo Kerouac, santo Huncke, santo Burroughs, santo Cassady… Santa mia madre in manicomio… santo il rantolo del sassofono! Santa l’apocalisse bop! Santi gli hipsters di jazzbands marijuana pipe di pace peyote e tamburi!… Sante le solitudini dei grattacieli e delle strade!”) che imitano ancora più scopertamente certe  litanie della messa cattolica. Ma non c’è irrisione o sarcasmo; piuttosto una sorta di giocoso panteismo laico. In Kaddish la poesia dilaga nella narrazione autobiografia, con tema centrale la malattia mentale e la morte della madre, delle quale sono descritte con ritmo spezzato, a singulti, le paranoie e il decadimento fisico. La madre portava spesso il piccolo Allen alle riunioni locali del partito.

“Un gruppo di sei poeti ignoti”
A proposito del primo reading alla Six Gallery (7 ottobre 1955) leggiamo nell’Appendice II di questo volume, che a San Francisco

 “un gruppo di sei poeti ignoti decisero, in uno slancio di ebbro entusiasmo, di sfidare il sistema della poesia accademica, la critica ufficiale, la macchina editoriale newyorchese, la sobrietà e gli standard di buon gusto nazionali, dando un reading gratuito della loro poesia in una fatiscente galleria d’arte sperimentale di second’ordine nel quartiere nero di San Francisco. Inviarono un centinaio di cartoline di invito, esposero manifesti nei bar di North Beach (quartiere latino), acquistarono una gran quantità di vino per far ubriacare il pubblico e invitarono il noto poeta anarchico del posto Kenneth Rexroth a fungere da maestro delle cerimonie. Il loro era un approccio puramente amatoriale e dilettantistico, ma si noti che questi poeti rappresentavano un considerevole campione di esperienze e caratteri – un insieme di poeti dotati che sapevano cosa scrivevano e non gli importava di nient’altro. Si ubriacarono, il pubblico anche, mancava soltanto l’orgia. Non era un classico reading di poesie”.

L’articolo The Literary Revolution in America firmato da Ginsberg e Gregory Corso, riproposto nell’Appendice II, da Literair Paspoort 100, Amsterdam, novembre 1957, continua a descrivere quell’evento:

“La sorpresa più brillante della serata fu la declamazione dell’ormai nota rapsodia Urlo di Allen Ginsberg… Il poeta inaugura negli Stati Uniti un nuovo stile di composizione, ritornando alla tradizione bardico strofica, finora da noi trascurata, di Apollinaire, Whitman, Artaud, Lorca, Majakovskij; e migliorandola nella misura in cui combina i versi lunghi e la coerenza di Whitman con l’immaginario cubista di tradizione francese e spagnola, con l’aggiunta di una fantastica struttura ritmica che si apre con una base relativamente piana di ripetizioni, e va in crescendo a creare l’impeto di una fuga di Bach, chiudendo con un picco di estensione estatica della struttura del verso… Il poema è costruito come una piramide, in tre parti, e termina in una meraviglia di lacrime pietose: la protesta contro la meccanizzazione disumanizzante della cultura americana, e un’affermazione di singolare, individuale compassione, in un grandioso canto. Il reading è stato offerto dal poeta, piuttosto sorpreso del proprio potere, ubriaco sulla pedana, ma leggendo via via sempre più sobrio, portato da un’onda di strana intensità estatica verso una confessione spirituale di fronte a un pubblico stupefatto, chiudendo in lacrime che restituivano alla poesia americana la coscienza profetica che aveva perso dai tempi della chiusa de Il ponte di Hart Crane, altra celebrata opera mistica”.

I testi di riferimento
Nell’Appendice IV di questa edizione speciale possiamo leggere i testi di riferimento per Urlo: Christopher Smart (1722-1771) con la sua Jubilate Agno; le stanze finali (47-55) di Adonais di Percy Bysshe Shelley (1792-1822), e la sua Ode al vento occidentale; Zona (Zone) di Guillaume Apollinaire (1880-1918), Priimiitittiii di Kurt Schwitters (1887-1948); A tutta voce di Vladimir Majakovskij (1893-1930), Antonin Artaud (1895-1948) e il brano da Van Gogh, il suicidato dalla società; l’Ode a Walt Whitman di Federico García Lorca (1898-1936); Atlantis di Hart Crane (1899-1932), A Elsie di William Carlos Williams (1883-1963). Come ricorda lo stesso Ginsberg,

“Nell’estate del 1955 avevo familiarità con queste poesie. Sono disposte in ordine cronologico, una miniantologia derivante da Anthology of XX Century Expansive Poetry& Heroic Precursors, composta per il corso di poetica al Napora Institute. Il principio l’espansione del respiro, l’inspirazione come respiro non ostacolato, l’impulso originale non controllato espresso da Walt Whitman. Il ricordo del ritmo di questi versi sovraimposti al mio respiro passato nell’inspirazione di Urlo. L’elasticità del verso lungo di Christopher Smart fornisce l’immediata ispirazione a orecchio. Nessun altro in inglese gioca con la delicatezza spiritosa e quantitativa del verso, variabilmente lungo o corto, contrapposto ai suoi vicini in altrettanto accurato equilibrio. L’intelligenza auricolare di Smart tende ad appropriarsi dello schiocco di frusta sincopato di un ritmo definito chiuso in sé stesso. Qui una misura variabile differisce dai potenti equilibri decasillabi di Milton. Il verso profetico di Blake ha una simile integrità derivata dalla prosodia ebraico‑biblica. Con Shelley abbiamo un’ascesa di ritmo poderoso a coscienza estatica: la coscienza dell’Inspirazione, o il respiro stesso (la vita come respiro, spiritus) come soggetto cardine autocontemplativo della poesia. Tema e Parola sono una cosa sola. Questo corale sinfonico in stile Alleluja di assolutismo romantico, che raggiunge il suo apice nella svolta shelleyana verso lo spirito non ostacolato, udito dal respiro di mio padre poeta in infanzia, determina lo spirito fisico della mia poesia. In Zona di Apollinaire abbiamo il verso variabile in interruzione di respiro di Smart, con la sovraimposizione del Moderno: automobili del XX secolo, hangar in campo di aviazione, poster, giornali, cartelloni pubblicitari, una strada industriale, il record mondiale di altitudine, un bar sudicio, lattai. Apollinaire introduce il jump cut, come da Coblenza all’hotel del Gigante a Roma seduto sotto un nespolo del Giappone, montaggio di tempo e spazio, giustapposizione surrealista di opposti, compressione di immagini, vuoti mentali o dissociazioni”.

Uno spazio interessante è dedicato a Carl Salomon, cui come detto prima, è intitolato Urlo, dopo le dediche a Jack Kerouac, William Seward Burroughs (l’autore de Il pasto nudo “romanzo sconfinato che farà perdere a tutti la testa”), a Neal Cassady, autore di The First Third (da noi tradotto ora come Vagabondo, ora come I vagabondi) un’autobiografia risalente al 1949) “che illuminò Buddha”.

Il successo ringrazia il sequestro delle copie
La prima edizione di Urlo fu stampata in Inghilterra da Villiers. Superò la dogana senza inconvenienti, come ci informa Ferlinghetti e fu pubblicato alla libreria City Light nell’autunno 1956. Una parte della seconda ristampa fu fermata alla dogana il 25 marzo 1957. Il 3 aprile la American Civil Liberties Union informò il signor Chester MacPhee, dell’Ufficio Dogana, che avrebbe contestato la legalità del sequestro sulla base del fatto che non considerava il libro osceno. Intanto City Light annunciava che un’intera nuova edizione di Urlo era in stampa entro i confini degli Stati Uniti, cosa che la sottraeva alla giurisdizione doganale. Non furono apportate modifiche al testo originale, e un’edizione offset fu messa in vendita alla libreria City Lights e distribuita a livello nazionale mentre la dogana ancora rimuginava sulle copie britanniche. Secondo Ferlinghetti, l’esattore doganale di San Francisco avrebbe meritato una parola di ringraziamento per aver sequestrato Urlo e altre poesie di Allen Ginsberg rendendolo così famoso:

“Magari gli facciamo fare una medaglia. I critici avrebbero impiegato anni per fare quello che un bravo esattore ha fatto in un giorno, semplicemente definendo il libro osceno. City Lights Books ha ora stampato localmente un’edizione nuova di zecca e l’ha così sottratta alla giurisdizione doganale. Vorrei giustificare questo gesto difendendo Urlo come opera poetica e lasciando ad altri l’argomentazione morale. Considero Urlo la poesia lunga più notevole pubblicata in questo paese dalla Seconda guerra mondiale, forse da Quattro quartetti di Eliot. In un certo senso è una configurazione della Gestalt archetipica della cultura di massa che l’ha prodotto. Il risultato è una condanna della nostra cultura. Se è una voce oscena di dissenso, forse è questo il vero motivo per cui i funzionari lo respingono”.

L’esattore doganale è Chester MacPhee che aveva confiscato 520 copie del volume tascabile Urlo e altre poesie. Tutta da leggere l’Appendice III dedicata alla storia legale di Urlo, un testo caduto sotto la lente della censura quasi subito pur fra inevitabili contrasti. In particolare la testimonianza del libraio Shigeyoshi Murao, arrestato per aver venduto alcune copie di Urlo.

Letture
  • Allen Ginsberg, Non finché vivo, Poesie inedite 1942-1996, il Saggiatore, Milano, 2017.
  • Allen Ginsberg, Poesie, 1947-1995, il Saggiatore, Milano, 2019.