Narrazioni sperimentali,
l’esperienza del lettore

Il 26 e 27 febbraio 2015, l’Institute of Modern Languages Research (IMLR) della School of Advanced Study, University of London, ha ospitato una grande conferenza internazionale, Experimental Narratives: From the Novel to Digital Storytelling, da me co-organizzata con Godela Weiss-Sussex, Jordana Blejmar e Sam Merrill. Sponsorizzata dalla MHRA, la conferenza ha esplorato il tema dello “sperimentalismo narrativo” in diverse lingue, culture ed epoche, dalla letteratura sperimentale degli anni Sessanta ai più recenti esperimenti di narrazione digitale. I casi di studio considerati includevano esperimenti delle avanguardie e del postmoderno, scritture collaborative, fan fiction e narrazioni transmediali. Oltre ad aver confermato la diversità internazionale di sperimentazioni narrative sviluppate in letteratura e negli ambienti digitali nelle ultime sei decadi, l’evento ha inoltre messo in evidenza come il fenomeno, in particolare nel suo taglio comparativistico, abbia ricevuto finora scarsa attenzione fuori dal contesto anglo-americano.
Uno degli ultimi grandi convegni con un’impostazione analoga, ma nell’ambito della poesia, era stato infatti organizzato alla Yale University nel 1995, cui ha fatto seguito la pubblicazione del volume Experimental – Visual – Concrete: Avant-garde Poetry Since The 1960s, a cura di David Jackson, Eric Vos e Johanna Drucker (1996).
Adottando un approccio comparato tra lingue e culture diverse, questo numero speciale del Journal of Romance Studies ha voluto contribuire dunque a colmare questa lacuna raccogliendo contributi sullo sperimentalismo narrativo tra letteratura e nuovi media. Nello specifico, i sei articoli mettono a fuoco il ruolo del “lettore” in pratiche di lettura sperimentali ed innovative e come queste siano influenzate dal medium che le veicola.
Alcuni degli argomenti trattati includono il rapporto tra autore e lettore in narrazioni dove la partecipazione attiva di quest’ultimo è non solo resa possibile ma anche incoraggiata, in forme di rimediazione e in pratiche transmediali. In che modo nuove forme testuali hanno dato più potere di intervento ai lettori, consentendo loro di interagire e controllare la narrazione e fino a che punto questa libertà di interazione sia tanto allettante quanto elusiva (Ryan 2014: 293) sono alcune delle domande discusse in questo numero speciale. Gli articoli prendono in considerazione una varietà di generi sperimentali, tra cui narrazioni interattive, letteratura gameplay, scrittura collaborativa, narrazioni multimediali e Twitter letteratura.
Grazie alla gentile concessione della Liverpool University Press, dal 2 al 31 ottobre 2017 il numero speciale sarà interamente open access e reso disponibile a questo link.

Pratiche narrative oltre il medium cartaceo
Se come studiosi di letteratura tendiamo comunemente ad associare lo sperimentalismo narrativo alle avanguardie storiche, la nozione di “narrazioni sperimentali” si presta ad includere un più ampio spettro di pratiche narrative oltre il medium cartaceo. Come hanno messo in evidenza Marina Grishakova e Marie-Laure Ryan nel loro Intermediality and Storytelling (2010), oggi il concetto di “narrative” [it. narrazione] si espande di fatto dalla narrativa letteraria verbale, veicolata attraverso l’oggetto libro ad altre discipline (analisi del discorso, medicina, teologia, legge, storia), altri modi semiotici (audio-visuali, cinetici, interattivi) e altre tecnologie (pittura, fotografia, televisione, cinema, computer). Sulla linea del Routledge Companion of Experimental Literature, a cura di Joe Bray, Alison Gibbons e Brian McHale (2012), l’ipotesi di questo numero speciale è dunque quella di esplorare il tema dello “sperimentalismo narrativo” come un fenomeno trans-letterario che nondimeno finisce per sollevare domande proprio sull’arte verbale della letteratura.

Cercare di capire in che modo la narrazione letteraria verbale tradizionale è stata scardinata attraverso le nuove tecnologie e quali sono i suoi effetti sul piano della comunicazione ci è parso inoltre tema urgente, non solo perché, a venticinque anni dalla comparsa dei primi ipertesti, siamo già alla quarta generazione di narrativa digitale ed una mappatura sembra opportuna, ma perché da fenomeno élitario di matrice avanguardistica, lo storytelling digitale oggi coincide con la cultura popolare – si pensi, per esempio, alla variante multimediale che ha assunto con i social network. Come curatrice del numero speciale, la mia scelta editoriale è stata quella di mettere a fuoco in particolare i concetti di “partecipazione” ed “interattività” in relazione ad un’ampia varietà di forme narrative sperimentali nella letteratura e nuovi media. Nel complesso, i casi di studio analizzati dimostrano che l’interazione tra autore e lettore non deve essere data per scontata, anche quando il medium sembra incoraggiarla. A tale proposito, Sandy Louchart e Ruth Aylett hanno parlato di “paradosso interattivo”: da un lato, l’autore cerca di avere controllo sulla direzione di una narrazione per dargli una struttura soddisfacente; dall’altro il nuovo lettore/autore/user (“wreader”, Landow; o “prosumer”) chiede l’autonomia di agire e reagire al di fuori dai limiti espliciti imposti dall’autore (Louchart, Aylett, 2003).

I diversi gradi di coinvolgimento del lettore
Nonostante le differenze, ciò che accomuna la maggior parte delle narrative sperimentali è la sfida che lanciano al lettore. Nei libri cartacei, la sequenza di eventi e il contenuto di romanzi sono decisi dall’autore, laddove i lettori sono tenuti a seguire la narrazione in modo lineare dalla prima pagina del libro fino alla fine, essendo la linearità e il percorso pre-determinato di lettura le caratteristiche chiave del formato libro tradizionale.
Come emerge in questo numero speciale, nelle narrazioni sperimentali i lettori sono invece esposti ai formati più diversi, tra cui narrazioni con biforcazioni, variazioni di layout tipo- e topografici, libri con doppio verso, fogli sparsi, scritture seriali, ipertesti e letteratura gameplay, piattaforme di scrittura collaborativa, diverse versioni di testi rimediati attraverso libri, siti web ed e-books, social networks, stream di dati e narrazioni transmediali. Rispetto al libro tradizionale, questi formati implicano tutti un ruolo più attivo del lettore, che si tratti di scegliere un percorso in una narrazione o esplorare i diversi livelli di una narrazione, co-scrivere la storia, o creare correlazioni tra diversi frammenti della storia. Tali esperienze di lettura vengono spesso associate al concetto di “interattività”, pur implicando gradi di interazione diversi tra lettore e testo.
Il primo articolo, per esempio, Choosing is not an option (but a necessity): Paradigmatic narrations and the impossibility of reading simultaneously di Sabine Zubarik, si concentra sul compito del lettore di scegliere certi percorsi di lettura in due romanzi sperimentali, Rayuela (1963) dell’argentino Julio Cortázar e Only Revolutions (2006) di Mark Z. Danielewski. Fino a che punto il concetto di “romanzo sperimentale” sia ancora appropriato per descrivere tali narrazioni è la domanda intorno alla quale ruota l’articolo.
Il secondo articolo, Gameplay literature: The digital play spaces of Belén Gache’s WordToys di Willian Docherty Halbert discute i modi in cui l’autrice, attraverso un’ironica sovversione delle caratteristiche fondamentali dell’ipertesto, tematizza il concetto della narrazione come uno spazio conteso che mette in discussione la presenza autoriale e l’agency del lettore nei suoi WordToys (2006) e Gongora WordToys (2011).

Il terzo e quarto articolo del volume prendono in considerazione, rispettivamente, scrittori italiani e francesi che hanno prodotto romanzi cartacei tradizionali, usando allo stesso tempo Internet per esperimenti di rimediazione e/o diverse forme di coinvolgimento dei lettori, suggerendo così un passaggio dalla logica del libro alla logica di un progetto culturale più ampio. Nel terzo articolo From page to screen/from screen to page: Collaborative narratives in twenty-first-century Italian fiction: The Wu Ming Case, prendo in considerazione il lavoro del più popolare collettivo di scrittori italiani, Wu Ming, i quali hanno messo in discussione l’autorialità tradizionale ad un doppio livello: in termini di autorialità individuale e, estendendo le loro pratiche narrative collaborative ai loro lettori negli ambienti digitali, in termini di rapporto autore-lettore. Se i romanzi cartacei restano la loro principale forma di pubblicazione, il collettivo ha sviluppato varie forme di storytelling digitale nella forma di materiali paratestuali multimediali, blogging, fan fiction e social network. L’articolo esamina fino a che punto questo gruppo di scrittori ha dato potere di intervento ai propri lettori, consentendogli di avere un reale impatto sulla narrazione.
Nel quarto articolo, LIMITE unbound: François Bon’s digitalised fiction and the reinvention of the book, Erika Fülöp esplora l’oeuvre letteraria e multimediale di François Bon, tierslivre.net, e le tre versioni di LIMITE (libro, web, e-book). Come mette in evidenza Fülöp, se tutte e tre le versioni si basano fondamentalmente sulla stessa storia, allo stesso tempo ciascuna offre una diversa esperienza di lettura per il lettore. Per quanto le varie forme di rimediazione del testo letterario negli ambienti digitali non usino molto il potenziale di ipertestualità ed interattività, essi offrono comunque un’esperienza di lettura alternativa suggerendo una transizione dalla logica del libro alla “logica del progetto”.
Gli ultimi due articoli esplorano due generi nei quali i lettori hanno un ruolo radicalmente diverso rispetto alla letteratura tradizionale: la Twitter letteratura e la fan fiction. Il quinto articolo del volume, Sites of uncertainty: The disruption of the newsfeed flow by literary tweets di Kristin Feel, analizza tre esempi di storie sviluppate su Twitter dal regista tedesco Florian Meimberg. Attraverso un’analisi del testo e del contesto, Veel esamina il modo in cui le narrazioni di Meimberg scardinano il flusso di lettura del newsfeed, creando consapevolezza delle lacune tra testi che ci “parlano” e lacune tra testi non collegati che non ci “parlano” necessariamente. Veel sostiene che la narrazione letteraria diventa, nel newsfeed di Twitter, parte di una continua negoziazione di causalità e temporalità in ampi siti digitali dinamici, essendo simultaneamente parte di, e allo stesso tempo, sfidando, le attuali condizioni culturali di informazione e archiviazione attraverso storie che generano “siti di incertezza”. Nell’ultimo articolo, infine, Electric hive minds: Italian science fiction fandom in the Digital Age, Giulia Iannuzzi esplora una delle esperienze di maggiore interattività dei lettori, il fandom, con una particolare attenzione alla fantascienza italiana. Iannuzzi mette in discussione, in particolare, dove si possono posizionare le attività dei fan in relazione agli ambiti professionali della fantascienza e della produzione culturale attraverso media diversi. Offrendo nuovi spazi e strumenti disponibili per produrre contenuto e mettere in connessione le persone, i nuovi media hanno di fatto influenzato le attività dei fan e la forma e i lavori delle loro comunità. Con questo ultimo articolo, la questione sulle narrazioni sperimentali e le esperienze innovative dei lettori vengono riportate nel più ampio contesto dell’industria culturale per capire come le attività di fandom hanno contribuito a formare l’attuale panorama mediatico italiano.

Letture
  • Joe Bray, Alison Gibbons, Brian McHale, Routledge Companion of Experimental Literature, Routledge, Londra, 2012.
  • Marina Grishakova, Marie-Laure Ryan, Intermediality and Storytelling, De Gruyter, Berlino, 2010.
  • David Jackson, Eric Vos, Johanna Drucker (a cura di), Experimental – Visual – Concrete: Avant-garde Poetry Since The 1960s, Rodopi, Amsterdam/Atlanta, 1996.
  • Sandt Louchart, Ruth Aylett, ‘Toward a narrative theory of virtual reality’, Virtual Reality 7, 2–9, 2003.
  • Marie-Laure Ryan, ‘Interactive Narratives’, in Johns Hopkins Guide to Digital Media, Marie-Laure Ryan, Lori Emerson, Benjamin J. Robertson, Johns Hopkins, University Press, Baltimora, 2014.