La Cina è vicina, anche
alla fantascienza

Negli USA direbbero “It’s the talk of the town”: la fantascienza cinese è diventato l’oggetto esotico al centro dell’attenzione dei circoli di appassionati di science fiction e di studiosi della letteratura proveniente dalla Repubblica Popolare della Cina. Quando Liu Cixin nel 2015 con The Three-Body Problem vinse ai premi Hugo spezzando il ciclo di vittorie anglofone, come la World Science Fiction Society che li organizza, la diga che tratteneva il torrente in piena della new wave della fantascienza cinese ha ceduto sommergendo lettori e scrittori in un lungo dibattito sul genere e il suo storico rapporto con la Cina. Difatti, per quanto gridare alla novità sia la prima tentazione, la science fiction cinese si sviluppò come altrove all’alba del Novecento trovando l’ispirazione nei rapidi cambiamenti sociali (cfr. Wu Yan, 2014) piuttosto che nelle fiamme dell’industria, nell’innovazione scientifica che fu alla base dei romanzi di H.G. Wells e Jules Verne nel Vecchio Mondo.
Il rapporto tra la fantascienza in Cina e in Occidente ci aiuta a comprendere meglio come alla base della classificazione di genere vi siano principalmente gli sconvolgimenti nelle categorie dello spazio e del tempo e quanto dunque il termine stesso science fiction sia da considerarsi prima di tutto come un enorme contenitore. Tuttavia la disparità tra le due visioni iniziarono a dissolversi intorno al 1989, data che lo studioso Song Mingwei (2015) individua come l’inizio della succitata new wave della fantascienza in Cina, una data spartiacque che racconta sia le proteste finite nel sangue in piazza Tiananmen a Pechino sia l’inizio dei lavori di scrittura del romanzo utopico/distopico China 2185 di Liu Cixin. Ma c’è anche un altro dato da tenere in considerazione, ovvero il decennio trascorso da le Quattro Modernizzazioni di Deng Xiaoping che riportarono nel discorso politico l’importanza della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica in una Cina sempre descritta nel periodo conclusivo del XIX secolo come la vittima della great divergence (cfr. Pomeranz, 2001), ovvero quel distacco improvviso creatosi con l’avanzare della Rivoluzione Industriale in Europa e nelle Americhe che tolsero il primato economico alla Cina per darlo all’Occidente.

Lo sviluppo industriale e i rapporti con l’Occidente
Sin dagli anni Settanta la Cina ha dunque cercato di incoraggiare la ricerca, fino ad arrivare a Hu Jintao e al suo attuale successore alla poltrona di Segretario del Partito Comunista Cinese, Xi Jinping, il promotore dello zhongguo meng, il Sogno cinese con cui raggiungere l’ambita xiaokang shehui, la società moderatamente prospera posta come obiettivo da Deng Xiaoping ai tempi del suo governo. Questo rapido excursus è necessario per dare un contesto adeguato al lavoro odierno dello scrittore sino-americano Ken Liu, che ha agito da filtro con le sue traduzioni per far giungere in Occidente gli ultimi esempi di fantascienza in Cina, ormai un settore con solide basi e un circolo di autori di rilievo che nel maggio 2017 sono arrivati anche in Italia con lo sforzo congiunto di Mincione Edizioni e della Future Fiction di Francesco Verso, editori della prima antologia italiana bilingue di fantascienza contemporanea cinese: Nebula.
A essere chiamati a far parte della raccolta sono tre scrittori già inclusi nella collana digitale Future Fiction e trasposti in italiano dalla traduzione inglese di Ken Liu: Buddhagram di Chen Qiufan, estratto dalla raccolta L’eterno addio, L’estate di Tongtong della scrittrice di Xia Jia, da Festa di primavera, e Le bolle di Yuanyuan, racconto lungo dell’ormai celebre a livello internazionale Liu Cixin, a cui si accompagna l’originale Stampare un mondo nuovo di Wu Yan, professore alla Università Normale di Pechino dove studia e lavora come mecenate per la fantascienza locale, tradotto direttamente dal cinese da Chiara Cigarini.

Liu Cixin è presente nell’antologia Nebula con il racconto Le bolle di Yuanyuan.

In questi quattro racconti, accompagnati da un’introduzione dello stesso Wu Yan e da una postfazione di Tachihara Tōya, si riflettono movimenti sociali e politici, tematiche legate strettamente alla cultura locale, ma più di ogni altra cosa il respiro internazionale, la risposta a un allargamento dell’immaginario che sminuisce il collettivo a favore del globale. 
Ne L’estate di Tongtong di Xia Jia si narra di una scoperta incidentale, l’uso di androidi telecomandati per il reinserimento degli anziani nel tessuto sociale come elemento utile al prossimo e a sé stesso, una storia che corrisponde ai lavori del governo per migliorare le condizioni di vita una volta raggiunta la terza età. Tra cui anche il ripescaggio dell’insegnamento a rispettare e prendersi cura dei propri genitori del Maestro Confucio, scacciato per decenni dalla vita culturale da Mao Tse-tung perché la Cina socialista non poteva permettersi di seguire le massime di un personaggio dal retaggio feudale (cfr. Scarpari, 2015). Già, dunque, con gli androidi Ah Fu di Xia Jia è possibile notare come la fantascienza in Cina funzioni come strumento per la rappresentazione del presente, un dispositivo ideale per osservare sensazioni e toccare con mano l’immaginario della nazione asiatica e conoscerla oltre gli stereotipi che in Occidente usiamo come mattoni per costruirne quotidianamente la sua realtà. Il meno incisivo, e al contempo il più pervasivo dei quattro, è Buddhagram di Chen Qiufan, in cui è esplorato il rapporto tra religione e tecnologia digitale con la storia di un’azienda sviluppatrice di una app per la distribuzione di benedizioni buddhiste certificate, tecnologia infusa nell’illuminazione fino allo stremo del popolo che ne fa utilizzo (!).
Stampare un mondo nuovo è invece sia un resoconto eccezionale dello status dell’Università in Cina che lo specchio di quanto accade anche nelle istituzioni culturali nel resto del mondo. Quello che Martha Nussbaum descrive come “the need for an education that promotes national development seen as economic growth” in Not for Profit (2010) è il fenomeno che vede governi e membri dell’Università favorire la crescita economica a discapito degli studi umanistici e culturali.
In Stampare un mondo nuovo dall’interno della propria università Wu Yan fa da osservatore privilegiato per l’assedio portato avanti dal dato statistico contro le roccaforti della cultura, costrette a correre per migliorare la propria posizione nelle classifiche internazionali delle migliori università al mondo (cfr. Scarpari, 2015; Cucino, 2010). Le bolle di Yuanyuan appartengono al nuovo sottogenere della climate fiction, quei romanzi e racconti di stampo utopico e/o distopico, incentrati sulle conseguenze del cambiamento climatico, una problematica cara alla RPC, incaricatasi di migliorare le condizioni dell’intero pianeta, posizione rinforzata dall’abbandono dei patti di Parigi da parte del presidente degli USA Donald Trump pur essendo uno dei principali paesi produttori di gas serra. Il sogno cinese di Xi Jinping è in ogni pagina de Le bolle di Liu Cixin: l’impegno per mutare il Made in China in Created in China (cfr. Keane, 2013), la centralità della ricerca come colonna portante del miglioramento della vita di tutti, al contrario dell’individualismo insito nell’American Dream, il Sogno cinese punta al successo della Cina socialista intera, si riflettono nelle vicende di una ragazzina infatuata delle bolle di sapone al punto da farne la sua ragione di vita anche quando fama e ricchezza sono nelle sue tasche, una passione infantile secondo il genitore che salverà la propria città natale dal diventare l’ennesima ghost town prodotta dall’incessante processo di desertificazione del pianeta.

In un’antologia di racconti della e sulla Cina quanto ci si aspetterebbe è senz’altro anche un taglio critico, ma è proprio quanto manca a Nebula, dove tutto ciò che di negativo viene rappresentato non è una conseguenza di cattivo governo o di pratiche specifiche della Cina. Lo stesso The Three-Body Problem, in arrivo il prossimo settembre in Italia con Mondadori, nel suo passaggio dedicato agli orrori della Rivoluzione Culturale non fa altro che assecondare la riscrittura storica della Cina di un evento oramai considerato tragico e sbagliato in ogni sua forma.
 Infatti a essere escluso è l’altro scrittore cinese incluso nella collana Future Fiction, Zhang Ran col suo Etere, il cui protagonista vive in un mondo dove la libertà di espressione è inesistente e la rivoluzione del digitare fisico sulle mani del prossimo è l’unica chance per ricreare un contatto con le proprie personalità e l’universo che li circonda. Nebula si pone dunque come una visione descrittiva e conoscitiva della Cina contemporanea e anche con uno studio oltre la superficie del suo percorso storico, coordinate per il posizionamento della letteratura di fantascienza cinese all’interno dello specchio narrativo globale, un primo necessario passo per entrare anche nella mente di autori differenti dai più pubblicati all’estero, quali i Nobel Mo Yan e Gao Xingjian.

Letture
  • Liu Cixin, The Three-Body Problem, Head of Zeus, Londra, 2014.

  • Davide Cucino, Tra poco la Cina. Gli equilibri del mondo prossimo venturo, Bollati Boringhieri, Torino, 2012.
  • Martha C. Nussbaum, Not for Profit: Why Democracy Needs the Humanities, Princeton University Press, Princeton, 2010.
  • Kenneth Pomeranz, The Great Divergence: China, Europe, and the Making of the Modern World Economy, Princeton University Press, Princeton, 2001.
  • Maurizio Scarpari, Ritorno a Confucio. La Cina di oggi fra tradizione e mercato, Il Mulino, Bologna, 2015.
  • Song Mingwei, After 1989: The New Wave of Chinese Science Fiction in China Perspectives, Numero 1, Inverno 2015, CEFC, Hong Kong.
  • Wu Yan, Great Wall Planet: Introducing Chinese Science Fiction in Science Fiction Studies, Numero 1, Primavera 2013, SF-TH Inc., Greencastle.

  • Zhang Ran, Etere, Future Fiction, Roma, 2016.