Fiabe d’oggi: la cicala,
il bullismo e la diversità

Shaun Tan
Cicala
Traduzione di Marco Ruffo Bernardini

Tunué, Latina, 2018
Formato 23,5×31 cm
pp. 32, € 15,00

Shaun Tan
Cicala
Traduzione di Marco Ruffo Bernardini

Tunué, Latina, 2018
Formato 23,5×31 cm
pp. 32, € 15,00


Le meravigliose illustrazioni di Shaun Tan raccontano storie accomunate da un forte senso di umanità, da un sentimento di partecipazione ai fatti della vita, attraversando territori onirici e fantastici, senza retorica, con ritmo lento e pacato accompagnandoci in una piacevole lettura. C’è poesia, una calma sospesa nelle sue tavole, realizzate con lunghi tempi passati al tavolo da disegno. C’è una mimesi tra il lettore e le sue storie, perché Shaun Tan è sensibile ai turbamenti dell’essere umano, riuscendo a descriverne i sentimenti profondi con un evidente coinvolgimento emotivo.

“Personalmente sono convinto che dalla tristezza ci sia molto da imparare, oltre che dal conflitto e dall’inquietudine. Provo molto interesse per i sentimenti che ci mettono a disagio, facendoci percepire che non è tutto a posto e che nella realtà agiscono connessioni profonde e poco avvertite, se non addirittura cancellate e rimosse. Non so bene che cosa siano, ma la scrittura e la pittura possono essere un modo per scoprirlo”
(Shaun Tan in Zaccurri, 2018).

Di origini asiatiche Tan è nato a Freemantle, nei pressi di Perth in Australia, nel 1974. Si trasferisce sulla costa sud-orientale a Melbourne, dove attualmente vive, a seguito della frequentazione degli studi di animazione della Passion Pictures Australia. Laureato in arte e letteratura inglese con il massimo dei voti, nel 1995, ha sempre disegnato con passione. Già all’età di undici anni ha realizzato piccoli libri illustrati per la biblioteca scolastica. Ha lavorato come illustratore freelance per romanzi sci-fi e dell’orrore, copertinista, designer teatrale, concept artist per film d’animazione, tra cui WALL-E della Pixar, ha diretto il cortometraggio d’animazione La cosa smarrita (The Lost Thing), vincitore di numerosi premi, in particolare l’Oscar nel 2011: un adattamento animato, di quindici minuti, del volume omonimo scritto e illustrato da Tan nel 2000. Nello stesso anno ha ricevuto il prestigioso Astrid Lindgren Memorial Award, il premio letterario internazionale istituito dal Governo svedese per il suo contributo alla letteratura internazionale per bambini, anche se le sue storie non sono realizzate per il solo pubblico dei giovanissimi.

“Ho iniziato a illustrare magazine e libri come hobby da studente, come qualcosa che ho sempre amato fare, e poi ho continuato full time come laureato disoccupato. Ho scoperto che potevo divertirmi e guadagnare abbastanza soldi facendolo, ho vinto qualche premio e mi sono ritrovato a lavorare come artista. Disegnare e dipingere pagano il mio affitto e da allora ho esteso il mio lavoro anche alla pittura, all’animazione, al design teatrale e tante altre collaborazioni”
(Shaun Tan in Portolan, 2018).

In Italia ha raggiunto una certa notorietà grazie al picture book L’Approdo (The Arrival), premiato nel 2008 come miglior libro al Festival International de la Bande Dessinée di Angoulême e pubblicato nel 2008 da Elliot Edizioni. Il testimone è poi passato all’editore Tunué e il primo titolo è stato proprio L’Approdo, in una nuova edizione nell’ottobre del 2016. Una storia per immagini senza testi, con un taglio cinematografico, dai toni seppiati e morbide matite dove si narra di un tema antico: la migrazione. Tema affrontato con delicatezza, che accompagna da sempre l’evoluzione sociale e culturale dell’essere umano, dettato da necessità economiche o peggio forzato da guerre, a volte anche solo dal bisogno di cambiamento.
In questo caso si tratta di un viaggio alla ricerca di lavoro: un saluto a moglie e figlia e poi la partenza in nave verso terre nuove e sconosciute, tra solitudine ma anche solidarietà umana. Un inizio fatto di segni conosciuti: la foto di famiglia, la valigia, che si trasformano strada facendo in realtà surreali in una città dove ci si sposta attraverso una cabina volante, dove gli animali a far da compagnia sono elementi fantastici e surreali, dove le foreste sono formate da grandi foglie. Tavole dense di dettagli con una forte carica emotiva in cui l’emigrazione si trasforma in meraviglia, un antidoto agli urlatori di casa nostra così assorti a bandire ogni migrante.
L’editore di Latina Tunué ha una lunga storia che parte dalla fanzine Smettila, passando per il portale dedicato all’arte del fumetto Komix.it@360°. L’esordio editoriale data 2005 e nel marzo di quest’anno è entrato nel gruppo della casa editrice milanese Il Castoro. Alla produzione editoriale si accompagna TunuéLab, un centro per la sensibilizzazione al fumetto come linguaggio artistico e multidisciplinare attraverso l’insegnamento rivolto a tutte le fasce di età.

Cinque i lavori dell’artista ora in catalogo: L’Approdo, La cosa smarrita, L’albero rosso, I conigli (scritto da John Marsden, scrittore australiano), e Cicala, l’ultimo lavoro realizzato da Tan. Un grande volume cartonato per una storia con la quale l’autore ribalta l’immagine della cicala che la tradizione, per lo meno quella occidentale, dai tempi della favola di Esopo (La cicala e la formica) ci ha tramandato: quella di una fannullona approfittatrice. Una breve storia, anche se inizialmente pensata con maggiore ampiezza, dove si narra di una cicala che passa le sue giornate in ufficio lavorando in modo assiduo, ignorata dai capi, maltrattata dai colleghi. Una storia di bullismo e ignoranza verso l’altro, “il diverso da noi”, ma anche di alienazione a cui il mondo del lavoro può portare. Di nuovo un tema attuale e delicato che accompagna i tempi in cui viviamo. Per diciassette anni la cicala continua a svolgere il proprio lavoro sino a un finale meraviglioso, di nuovo lo stupore, realizzato in tavole che come un grande flipbook chiudono il volume. Accompagnano le tavole, sulle pagine di sinistra, brevi testi di racconto. Poche righe descrittive, delle didascalie, un po’ come accadeva sulle tavole del primo Corriere dei piccoli, per esempio ne Il signor Bonaventura di Sergio Tofano. Ogni testo è scritto in modo telegrafico e si conclude con il suono Tok! Tok! Tok! come fosse narrato da un insetto con qualche difficoltà con la lingua umana.

“Cicala racconta storia.
Storia buona. Storia semplice.
Storia comprensibile anche a umani.
Tok! Tok! Tok!”
(quarta di copertina di Cicala)

Il personaggio della cicala è anche un ricordo del padre, trasferitosi per studio in Australia dalla Malesia all’età di vent’anni, “un gran lavoratore con un pessimo inglese”. Un lavoro meticoloso, a partire dalla copertina, dove la verde cicala, vestita di grigio, è inserita in ambienti dai toni cupi che intensificano le emozioni di angoscia e tristezza della situazione. A seguire i toni si fanno più caldi fino a esplodere in grandi tavole poetiche: il cambiamento è possibile, può esserci un mondo migliore.

“Ho creato questa immagine (la copertina, ndr), come le altre del libro, costruendo modelli tridimensionali in argilla e vernice, e posizionandoli e illuminandoli all’interno di spazi ufficio in miniatura costruiti con cartone espanso e carta. Dopo averle attentamente illuminate, le ho fotografate più volte, ho assemblato queste foto in un’immagine composita in Photoshop, e il risultato è stato il riferimento necessario per un dipinto”
(Shaun Tan in Dardano, 2018).

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