Autoritratto di regista

L’edilizia residenziale pubblica emersa nel trentennio successivo al dopoguerra offriva una vita ideale per le classi meno abbienti, chiuse dentro una scatola. I projects promettevano ogni necessità e sfizio a portata di mano. Un gigantesco utero dove il dodicenne Satoru di See You Tomorrow, Everyone (Yoshihiro Nakamura, 2013) resterà al caldo nel freddo abbraccio del cemento. All’interno del suo danchi 団地, il termine giapponese per descrivere l’edilizia popolare, troverà amicizia, amore, lavoro e un futuro decadente come il destino degli orribili palazzi che lo stringono in un sogno defunto insieme alle politiche urbanistiche sotto cui furono costruiti.
Al di là della finzione Hirokazu Kore’eda è nato nel 1962 a Tokyo e ha vissuto le fasi della crescita dentro uno dei danchi della capitale del Giappone, senza il desiderio di rimanervi per l’eternità. È lì che ritorna con anima e cuore in Ritratto di famiglia con tempesta, ultimo suo dramma distribuito prima nelle sale da Tucker Film e ora in home video con CG Entertainment.

Il suo protagonista è per la terza volta Hiroshi Abe (Still Walking, I Wish), interprete del cinquantenne Ryota, molti anni prima vincitore di un premio letterario per il suo romanzo di esordio, successo mai replicato al contrario del vizio del gioco d’azzardo ereditato dal padre. Scommesse e sprechi han portato Ryota alla deriva, a malapena turbato dal recente divorzio con Kyoko e dalla conseguente assenza dalla vita del figlio Shingo. Privo di una direzione procede lavorando come investigatore e salutando i guadagni al gioco con un sorriso, talvolta tentando di ripescarli dal salvadanaio dell’anziana madre interpretata dalla veterana Kirin Kiki. Ryota per Kore’eda è lo specchio su cui riflettere l’immagine di un’esistenza alternativo, scritto avendo in mente i suoi sogni passati germogliati nel danchi e quelli di un suo amico lontano, desideroso come il protagonista dell’auto-Ritratto di sfondare come scrittore, finché la realtà da detective non lo investì.
Il cinema Kore’eda lo ha spesso incentrato sulla famiglia, disegnandola come una istituzione imperfetta accogliente le più disparate situazioni spesso non sempre felici come le si vorrebbe. Un esempio calzante è il suo Still Walking, regia del 2004, prima collaborazione tra Kore’eda e Abe, pellicola che riuniva un nucleo familiare sotto lo stesso tetto, ma dove non vi era alcuna alchimia tra i membri, nessun affetto esplosivo e il massimo della vicinanza era l’annuncio che “Uno di questi giorni” avrebbero realizzato i loro vuoti propositi di riunificazione, di esperienze da costruire insieme.

Ritratto di famiglia con tempesta riprende la tematica consolidatasi nella sua opera omnia, però fa anche un passo in direzione orizzontale rispetto ai predecessori, in particolare le opere recenti come Father and Son (2013) e Little Sister (2015) – anch’essi distribuiti in Italia dalla Tucker Film – aggiungendo al cuore del suo percorso artistico un tratto autobiografico immaginario del giovane Kore’eda, un tempo ormai lontano deciso a fare carriera come sceneggiatore subito dopo aver vinto un premio per il suo primo lavoro, strada che non intraprese andando invece a guadagnarsi da vivere nella televisione giapponese.
Una decisione fondamentale grazie a cui abbiamo potuto avere un regista incluso regolarmente nella rosa dei migliori autori in circolazione. È un’autobiografia insolita e incompleta, ripresa all’interno del danchi dove nacque negli anni Sessanta, una bolla colpita da una tempesta in cui la noiosa e marcia normalità di Ryota solletica qualche sorriso nel suo rapporto con Shingo, Kyoko e la madre Yoshiko. Kore’eda divide in due, ci sono un prima e un dopo la tempesta (After the Storm è il titolo internazionale) a cui affidare rispettivamente la severità di uno sguardo paterno sotto al sole, contro l’irresponsabilità che avrebbe potuto essere il suo presente, e una tenerezza immancabile per l’ingenuità di un uomo cresciuto convinto ancora di poter provare, immaginare, sognare un futuro già chiuso da tempo.

Così Kore’eda decide di avviarsi alla conclusione con la frammentata famiglia assediata dalla tempesta impegnata a rincorrere i biglietti della lotteria catturati dal tifone, dolcemente rassegnati al loro nuovo destino gettato letteralmente al vento. Come l’esistenza di Satoru in See You Tomorrow, Everyone, Hirokazu Kore’eda sigilla sottovuoto il presente alternativo, scrivendo il suo auto-Ritratto raccontando sé stesso nelle sue ambizioni passate anziché ripercorrere pedissequamente gli eventi e le situazioni costituenti la sua persona, esposta invece negli ottimi extra del dvd proposto da Tucker Film e CG Entertainment. 
Comprendere la distanza tra protagonista e regista è possibile tramite una doppia intervista a Kore’eda, una ottima personale a scandagliare i singoli temi riguardanti il suo cinema e il suo Ritratto, nonché una rara occasione di vedere un confronto tra Kore’eda e un ammirato Nanni Moretti, registrato nell’occasione del tour italiano tenuto dal regista nipponico nel 2017. Un incontro gradevole, anche se breve, per esplorare gli aspetti tecnici dietro l’ultima sua produzione, nonché il forte carattere personale di cui tali elementi sono infusi.

Visioni
  • Hirokazu Kore’eda, Still Walking, Drakes Avenue, 2010 (home video).
  • Hirokazu Kore’eda, Father and Son, BIM, 2016 (home video).
  • Hirokazu Kore’eda, Little Sister, BIM, 2016 (home video).
  • Yoshihiro Nakamura, See You Tomorrow, Everyone, Third Window Films, 2013 (home video).