Conoscersi tramite l’ascolto
grazie a sette buoni motivi

Susan Rogers, Ogi Ogas
Come sono, suona
La musica racconta chi siamo
Traduzione di Allegra Panini

il Saggiatore, Milano, 2026
pp. 300, € 26,00

Susan Rogers, Ogi Ogas
Come sono, suona
La musica racconta chi siamo
Traduzione di Allegra Panini

il Saggiatore, Milano, 2026
pp. 300, € 26,00


“L’ascolto è un processo attivo, non passivo, per diventare un ascoltatore competente di musica ci vogliono curiosità, impegno e passione. Però occorre anche qualcos’altro, qualcosa che sono riuscita a comprendere a fondo soltanto dopo anni: bisogna conoscere e abbracciare la nostra identità esclusiva di ascoltatori”.

Conviene partire da queste parole di Susan Rogers per parlare di questo interessantissimo e affascinante viaggio intorno all’ascolto della musica, ricco di curiosità, di storie nascoste ma soprattutto forte di analisi e dati corroborati oltreché dalle esperienze e dalle riflessioni sul tema, anche da un quadro scientifico dimostrativo e di supporto. Susan Rogers è una produttrice e tecnica del suono, docente al Berklee College Of Music, a fianco, nel corso degli anni, a Prince, David Byrne, Robben Ford, Tricky, solo per fare alcuni nomi. Assieme a Ogi Ogas, neuroscienziato computazionale e saggista, in Come sono, suona indaga a fondo l’esperienza dell’ascolto della musica, dandone un quadro esauriente e fornendo a ognuno di noi, musicista, appassionato o anche semplice fruitore, le ragioni e i fondamenti del nostro piacere personale, del perché siamo attratti da un certo tipo di musica o ne detestiamo un’altra. I due individuano sette dimensioni che definiscono il nostro profilo uditivo con il quale approcciamo un qualsiasi brano musicale: genuinità, realismo, originalità, melodia, testi, ritmo e timbro. Mentre le prime tre sono dimensioni estetiche, non rapportabili esclusivamente alla musica ma a qualsiasi forma artistica, le altre quattro sono specificatamente musicali. Le nostre reazioni spontanee all’ascolto della musica dipendono da questi sette elementi caratterizzanti che agiscono sulle nostre emozioni, sulla nostra immaginazione, sui movimenti fisici, determinando per l’appunto il nostro proprio e personale profilo uditivo.

Istruzioni per individuare il proprio ritratto musicale
Questa dettagliata disamina è, nel corso del libro, spesso attorniata da esempi musicali, dalle numerose storie ed esperienze di Rogers, e da alcuni grafici che illustrano al meglio le analisi che hanno compiuto. Il libro scorre piacevolmente pur affrontando tematiche impegnative, con una chiarezza assai poco comune, permettendo al lettore effettivamente di valutare la propria sensibilità rispetto alle varie dimensioni del profilo e fornendo un’esauriente spiegazione alle nostre gratificazioni quando ascoltiamo le musiche che ci colpiscono, che ci affascinano. L’excursus tocca innumerevoli aspetti e tematiche raccordando il tutto all’interno di un quadro complessivo volto a definire il proprio ritratto musicale in relazione alle dinamiche culturali, scientifiche ed economiche che riguardano il mondo della musica e dell’arte in generale. Interessanti, per esempio, sono le riflessioni riguardo alla scelta di quale esecuzione registrare, se la migliore dal punto di vista tecnico, o la più giusta, e con i giusti suoni, che è precisamente il compito di un tecnico del suono, oppure la corretta visione del lavoro svolto dall’artista, al quale va la responsabilità della forma di un brano, mentre è compito del produttore individuarne la funzione , valutarne il contesto e la probabile audience anche se, ovviamente, la divisione non è certo così rigida e definita, soprattutto nel caso di musiche poco commerciali, di ricerca e sperimentazione. Rogers, poi, certifica, perlomeno dal suo punto di vista di docente del Berklee College, la lenta discesa del rock tra i gusti delle nuove generazioni, dovuto in parte alla possibilità di autoprodursi, di poter comporre e registrare con estrema facilità rispetto agli anni passati, grazie alla rivoluzione tecnologica che ha attraversato il mondo musicale in modo abbastanza rapido e della quale l’autrice fornisce testimonianze e resoconti di prima mano.

Il gioco delle interazioni
Risultano stimolanti anche le riflessioni sull’aspetto ritmico, con l’individuazione di un modus operandi diverso tra il rock di matrice inglese soprattutto, dove il batterista tende a sottolineare le varie parti di un brano, e la tradizione più propriamente nera, quella del soul, del funk e del r&b, che invece accumula tensione tenendo fermo il groove e aumentando in modo costante l’energia. O ancora, l’elaborazione differenziata, da parte del nostro cervello, di melodia e testi, e il forte contributo che le parole di un brano forniscono alla costruzione di un’identità personale, soprattutto nella fase adolescenziale, nonché l’alto valore della genuinità, l’intenzione, nell’atto creativo dell’artista, di esprimere un sentimento autentico, spontaneo, non forzato né determinato da calcoli economici e di mercato, che esula il più delle volte anche dalle capacità tecniche. Insomma, il libro è un vero e proprio viaggio all’interno della musica e del mondo musicale, affascinante nel suo dispiegarsi tra testimonianze, spiegazioni scientifiche, esempi musicali e riflessioni mai banali. Un testo che getta una luce differente sul modo di ascoltare e anche di valutare e criticare la musica, non legato particolarmente alla nostra preparazione musicale, bensì all’interagire di una serie di dimensioni che fanno parte del nostro vissuto e delle nostre sensibilità. Un testo da far leggere e studiare al conservatorio, ma anche un libro da scoprire lentamente e con estrema curiosità, valido per qualsiasi appassionato di musica o semplice ascoltatore.

“Possiamo dunque mettere in relazione le caratteristiche di una qualsiasi canzone con le sette dimensioni del nostro profilo uditivo. Ognuna delle quattro dimensioni specificatamente musicali (melodia, testi, ritmo e timbro) viene elaborata in una distinta rete neurale cerebrale specializzata per la musica. Le tre dimensioni estetiche (genuinità, realismo e originalità) sono invece processate da varie regioni del cervello interconnesse e di ordine superiore che ricevono gli input dalle quattro reti specializzate per la musica. Ognuna di queste sette dimensioni ci può fulminare con la sua particolare scarica di piacere quando stiamo ascoltando una musica”.