Viaggio doloroso e
carico di significati dunque e un polo di attrazione, Denver, quasi
vero baricentro dell’America di Sal/Jack, ma anche luogo di
infinita nostalgia, svuotato dai personaggi, numerosi invero, che ne
avevano determinato il legame con il movimento. Così
Sal/Jack, comprata una casa a Denver, scopre che a mancargli, anche
qui, è Dean/Neal, misterioso motore di tutta la sua inquieta
ispirazione, e anche Marylou (LouAnne Henderson nella realtà
e prima moglie di Cassady) che si trovano a San Francisco mentre anche
tutti gli altri personaggi che gravitano intorno alla città
e al movimento sono altrove, e ora Denver, proprio
come il protagonista, ha nostalgia dei suoi eroi.
Sal/Jack misura la sua sconfinata solitudine mentre si trova ad
assistere ad una partita di baseball, in un campo incolto ancora oggi
esistente, osservando tutta quell’umanità varia in
un quartiere ben conosciuto da Dean/Neal e da Marilou/LouAnne:“Oh la tristezza delle luci quella sera! Il giovane
lanciatore pareva proprio Dean. Una graziosa bionda fra i sedili
sembrava esattamente Marilou. Era la notte di Denver; tutto quel che
feci fu morire.
Down in
Denver, down in Denver
All I did was die (…)
Come morii! Mi allontanai di là.”
Sentimento d’attrazione e repulsione che
ha radici in un passato di negatività e che si motiva e
diviene fisica sofferenza nella vicenda narrata in cui Dean/Neal,
proprio nella città che lo vide randagio fanciullo e
carcerato, mette a soqquadro la città stessa una notte,
rubando una serie di automobili e rischiando seriamente
l’arresto di sé e di chi era con lui in quei
giorni. “Tutta l’amarezza e la pazzia della sua
intera vita di Denver si stava scatenando dal suo organismo come tanti
pugnali. La sua faccia era rossa e sudata e cattiva. (...)
Più presto ci allontanavamo da Denver e meglio mi sentivo, e
ci stavamo allontanando presto davvero.”