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    Risentimento, o rabbia rancida,
    ma tu chiamale, se vuoi, emozioni in Rete
    di Elisabetta Risi
    risirisi
     

    Dall'analisi del materiale si evince che anche se non in modo consapevole, i soggetti, nel racconto online della loro storia di vita (lavorativa), fanno emergere i tratti peculiari di questo sentimento, individuati nella letteratura di riferimento. In queste narrazioni si nota come il risentimento sia un sentimento complesso (connesso alla rabbia “rancida”) difficile da riconoscere spontaneamente. Le storie raccontate dai soggetti nei messaggi online sono state analizzate ed interpretate attraverso un modello d’analisi narrativo (Di Fraia, 2004), ossia individuando delle storie che, anche se riconducibili sostanzialmente alla macro-storia dei lavoratori della complessità contemporanea, si declinano però in modo specifico e differenziato. Anche se il risentimento non è esplicitamente nominato, dall'analisi del contenuto, è stato possibile ricostruire delle storie prototipiche che, pur non corrispondendo a nessuna storia effettivamente rintracciata nel materiale analizzato, consentono di sintetizzare concettualmente ed esemplificare i tratti del risentimento emersi nei racconti in Rete ed i meccanismi d’imputazione della colpa. La prima peculiarità del risentimento, che emerge in diversi racconti online, riguarda il focalizzarsi della trama lavorativa sull’ingiustizia subita da queste persone:

    “Il precario viene illuso per anni di una probabile assunzione” (generazione100euro).

    “La vittima del mobbing viene minacciata di licenziamento se io non effettua lavori “sgradevoli” o non lavora nei giorni festivi” (stopmobbing.org).

    Un’altra caratteristica emergente del risentimento è quella relativa al cronicizzarsi del senso d’impotenza: i soggetti percepiscono l’impossibilità di agire per risolvere la situazione che subiscono. Alcune storie prototipiche emblematica:

    “Il manager disoccupato, costretto a bussare continuamente a molte porte, sente di poter fare poco o nulla per ritrovare nuovamente un lavoro” (nonholeta.blog).

    “Il lavoratore interinale si sente frustrato perché ritiene di non può fare niente per cambiare la sua situazione” (anagrafeprecari).

    Il risentimento è un ri-sentire, rievocando il passato, accentuato da un contesto sociale in cui si è passati dal futuro promessa, al futuro minaccia (Benasayag, Schmit, 2005). Lo sguardo rivolto al passato si evince nelle storie in Rete ad esempio de:

    “Il precario che non vuole pensare al futuro perché non vi trova sollievo dalla frustrazione, ma ripensa alle scelte di formazione che avrebbe dovuto intraprendere” (argonauti.it/forum).

    Altra caratteristica che si rileva è quella della sensazione d’inferiorità, dell’essere delle vittime di una situazione d’ingiustizia, in cui i soggetti risentiti si percepiscono.

    “Il disoccupato over quaranta si sente umiliato perchè tocca con mano una situazione d’inferiorità rispetto agli altri” (nonholeta.blog).

    “Il precario si sente considerato un bamboccione perché non può permettersi di pagare un mutuo, fare dei figli” (anagrafeprecari).

    Il risentimento raccontato in queste storie online viene elaborato, ricercando un colpevole della situazione vissuta.

       [1] (2) [3] [4]
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