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    La sociologia non-ovvia di Randall Collins di Antonietta De Feo e Luca Bifulco

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    Nei suoi studi su genere e stratificazione sociale lei sembra sostenere l’idea secondo cui quanto più una donna riesce a rivendicare con successo la parità sessuale nel mercato del lavoro, tanto più otterrà una condizione di effettiva uguaglianza in famiglia. La eguale partecipazione di uomini e donne al sistema produttivo è l’unica variabile che incide sui rapporti di potere interni alla coppia? Il suo modello del rituale può essere utile per comprendere l’emergere di una coscienza femminista? E che ruolo possono aver avuto le tecnologie, ad esempio gli elettrodomestici che hanno affrancato la donna da parte del lavoro domestico o la televisione che ha consentito la partecipazione della donna a culture ed identità in genere esclusivamente maschili?

    Sì, ci sono molteplici fattori all’opera in questo caso. L’effetto più importante del fatto che le donne trovano occupazioni ben retribuite all’interno della forza lavoro è che, in confronto alle condizioni del passato, molte donne oggi non dipendono economicamente da un uomo – marito o padre – e quindi sono libere dalle catene delle mura domestiche. Così si sono liberate anche dei rituali domestici, che tendevano ad avere un effetto ideologico sul modo di pensare delle donne – era tradizionalmente questa la principale identità ritualistica che legava le donne alle loro famiglie, al loro stato sociale e alla loro religione. La mobilitazione di giovani donne per compiere i propri rituali al di fuori della famiglia (spesso in ambienti educativi, oppure nei contesti degli incontri del loro movimento sociale) era al centro delle ondate di femminismo nel ventesimo secolo. Per quanto riguarda la tecnologia, le attrezzature domestiche hanno portato ad un risultato ambiguo, dal momento che grazie a queste attrezzature aumentarono gli standard del lavoro femminile utili a rendere socialmente rispettabili le condizioni della casa, e ciò significò in molti casi un aumento dei lavori domestici nella metà del secolo scorso – soprattutto negli anni Cinquanta. Gli effetti di una nuova tecnologia sono sempre subordinati alle interazioni sociali. Noto che oggigiorno i giovani più emancipati – almeno negli Usa – tendono a rifiutare l'idea di una casa graziosa; c'è la tecnologia per rendere la casa pulita e in ordine, ma l'ideale culturale va nella direzione opposta. È una specie di antinomia culturale contro l'aspetto tradizionale della casa.


    In Italia, come verosimilmente negli Usa, è sempre molto attuale la polemica sull’aborto. Nel suo libro Sociological Insight, da poco uscito in Italia con il titolo L’intelligenza sociologica, lei fornisce una interessante analisi del movimento antiabortista, delle caratteristiche rituali e simboliche di questo gruppo, della sua esigenza di riconquistare potere in quanto élite in difficoltà, del suo antimodernismo, ecc. Ci può fornire un’illustrazione sintetica delle sue profonde intuizioni in merito?

    Il movimento antiabortista sembra aver ormai abbandonato il suo picco massimo negli Usa. Ha avuto un forte impatto simbolico perché ha rappresentato la difesa della famiglia e della sua moralità tradizionale; dall'altro lato c'è stata la "scelta", che è diventata lo slogan del movimento femminile, il quale ha raggiunto il suo successo mobilitando le donne contro il tradizionale ambiente domestico. La scelta nell’ambito del comportamento sessuale non vuol dire solo la possibilità di decidere di abortire, ma anche, nel più ampio contesto simbolico e pratico, che la donna può scegliere come  gestire la propria vita sessuale. Ciò implica che le donne possono fare ciò che prima solo gli uomini potevano fare, cioè avere rapporti sessuali al di fuori del matrimonio e a prescindere dalla volontà di avere un figlio. Questa battaglia è già stata ampiamente vinta negli Usa, e il movimento antiabortista è una specie di retroguardia del tradizionalismo. Oggigiorno il fronte della battaglia si è spostato verso altre dispute simboliche, per esempio il matrimonio tra gay. 
    Da una prospettiva durkheimiana, come ho detto prima, le controversie non finiscono qui. I conflitti rituali di natura simbolica continueranno a vivere, probabilmente fino alla fine dell'umanità.
     
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