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    La sociologia non-ovvia di Randall Collins di Antonietta De Feo e Luca Bifulco

    collins libro


    James G. Ballard, lo scrittore di science fiction, spesso nei suoi romanzi (High-rise, Millennium People, Cocaine Nights) ha costruito scenari in cui all’interno di contesti protetti o garantiti, tipici delle classi medio-alte, si producono situazioni che portano allo scatenarsi della violenza – come sfogo per le tensioni che si producono in gruppi chiusi, routinari, compressi. Ritiene che i suoi lavori abbiano una dimensione sociologica che va oltre le necessità della narrativa?

    Non ho mai letto James Ballard. Ma sembra un modo altamente irreale di raffigurare la violenza. Questo non è un approccio insolito. Quando si ricorre a questi metodi irreali per rappresentare la violenza – e soprattutto la violenza che vediamo nei film o in TV – il risultato è poco credibile. Non riesco più a seguire i film violenti – mi sembrano ridicoli.

    La teoria del rituale dell’interazione ci consente di esaminare i meccanismi attraverso cui si produce solidarietà tra i membri di un gruppo. Questo modello teorico come caratterizza, in termini di esperienza rituale, i gruppi terroristici legati all’Islam?
    Come ho spiegato prima, i rituali dell’interazione hanno luogo in ogni aspetto della vita quotidiana. Ma questi rituali variano molto per intensità. Alcuni di essi – e Goffman li ha studiati molto approfonditamente – sono molto brevi, solo occasioni minori di sincronizzazione. Alcuni rituali dell’interazione non hanno successo, e producono un rifiuto da parte dei partecipanti. Alcune interazioni si fanno perché si devono fare, e la gente partecipa all’attività condivisa ma, dal punto di vista della partecipazione emotiva, non si armonizza o si sente costretta e a disagio. Invece, altri rituali sono prolungati, e raggiungono alti livelli di armonia emotiva. Questi rituali producono sentimenti molto forti di solidarietà. In più, sono questi tipi di rituali che creano e riproducono forti credenze culturali. Se un gruppo può isolarsi e portare avanti rituali che si ripetono e che producono emozioni forti, i partecipanti si sentiranno pieni di energia, e si sentiranno anche moralmente molto corretti. I gruppi ideologici di maggior successo sono quei gruppi che praticano questi tipi di tecniche rituali.

    collins


    C’è una similitudine (in termini di simboli, intensità, densità, ecc.), all’interno di un ipotetico conflitto tra Oriente e Occidente, tra i rituali di solidarietà dei gruppi che parteciperebbero a tale conflitto e che in virtù di esso si cementano? Gli stessi concetti, forse artificiosi, di “Oriente” e “Occidente” possono essere considerati veri e propri simboli intorno ai quali si crea un sentimento emozionale comune tra i membri dei gruppi, orientandone una eventuale mobilitazione?

    Sì, possiamo dire che qualsiasi gruppo fortemente mobilitato è simile, per quanto riguarda il livello di base delle tecniche sociali che usa. È importante ricordare che i contenuti delle credenze di un gruppo sono supportati dall'intensità emotiva dei suoi rituali. I contenuti delle credenze diventano ciò che Durkheim ha chiamato un "oggetto sacro", un simbolo collettivo che rappresenta l’appartenenza al gruppo. Ecco perché gruppi altamente mobilitati, anche se sono simili per quanto riguarda la struttura e le regole, sono comunque molto diversi tra di loro – hanno diversi simboli collettivi, considerano sacri oggetti diversi. Qualche volta gli oggetti sacri vengono costruiti per essere completamente antitetici tra di loro. Ognuno d’essi diventa un "oggetto sacro e negativo" per un altro d’essi, come Dio e il Diavolo. Per alcune persone, l’Est e l’Ovest diventano tipi simili di simboli opposti, di dicotomia conflittuale.
     
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