C’è il pubblico in primo piano
al Bergamo Film Meeting 2022

Bergamo Film Meeting 
International Film Festival 
40a edizione
26 marzo – 3 aprile 2022
Bergamo Film Meeting

Bergamo Film Meeting 
International Film Festival 
40a edizione
26 marzo – 3 aprile 2022
Bergamo Film Meeting


L’immagine ufficiale della quarantesima edizione del Bergamo Film Meeting parla chiaro: il protagonista principale quest’anno sarà il pubblico. Non poteva essere altrimenti. Cancellata dal Covid-19 l’edizione 2020 (quel tragico marzo), affidata allo streaming lo scorso anno, si torna alle proiezioni in presenza per festeggiare anche un anniversario che conta, perché la manifestazione orobica, nata nel 1983, taglia un traguardo invidiabile considerato anche che per raggiungerlo ha contato davvero sulle proprie forze, ovvero sul pubblico. Per una rivista come Quaderni d’Altri Tempi che vive con uno spirito analogo l’empatia sorge naturale e il plauso spontaneo. La premessa è necessaria per presentare il programma della nuova edizione, che prende in via sabato 26 marzo per concludersi domenica 3 aprile. In programma oltre 160 film tra lungometraggi e corti, fiction e documentari. Il pubblico al centro dunque, a partire dall’immagine ufficiale realizzata dall’illustratrice Anna Parini e dallo studio di comunicazione visiva e graphic design Studio Suq di Brescia.
In realtà, come da tradizione c’è una preziosa ouverture che quest’anno consiste nella proiezione del capolavoro di Andrej Tarkovskij, Stalker (1979), liberamente tratto dal romanzo Picnic sul ciglio della strada di Arkadij e Boris Strugackij. Evento particolare perché grazie al Cin’Acusmonium sarà effettuata la proiezione acusmatica della copia del film in 35mm restaurata a cura dell’associazione Audior, dunque una visione contraddistinta dalla spazializzazione del sonoro cinematografico.

Il programma 2022 conferma tutte le classiche sezioni del festival a partire dalla grande retrospettiva dedicata a Costa-Gavras e per un’edizione che torna con caparbietà a sottolineare il proprio impegno culturale, la scelta non poteva essere migliore. Il regista greco si impose all’attenzione del pubblico e della critica nel 1969 con Z – L’orgia del potere proponendo sin da allora temi politici e sociali spesso in chiave di thriller, alla ricerca del difficile equilibrio tra impegno e successo di pubblico, orchestrando la suspense narrativa laddove l’analisi del tutto politica offuscherebbe il racconto. Prima di misurarsi con la trasposizione del romanzo di Vassilis Vassilikos che sceneggiò con Jorge Semprun, Costa-Gavras aveva preso le misure con il suo primo lungometraggio, il poliziesco Vagone letto per assassini (1965) anch’esso tratto da un romanzo (di Sebastien Japrisot) e prodotto con il sostegno degli amici Yves Montand e Simone Signoret, che ne sono i protagonisti. Passò dal poliziesco al dramma storico con il successivo Il tredicesimo uomo (1967), ambientato in Francia ai tempi dell’occupazione nazista. Dopodiché mirò a dire la sua riguardo a vicende insabbiate e verità scomode, denunciandole pur nei limiti, come si è detto, della finzione cinematografica.

A Costa-Gravas è dedicata la principale retrospettiva del BFM 2022.

Dopo gli attacchi ai colonnelli greci e ai loro alleati politici in Z – L’orgia del potere, mise in luce i maneggi della CIA in Sudamerica ne L’amerikano (1972), film ispirato a un fatto realmente accaduto: il rapimento da parte dei tupamaros di Dan Mitrone, uno dei consiglieri americani ufficialmente addetto al traffico e alle comunicazioni, ma in realtà insegnante di tecniche di interrogatorio e torture alla polizia e alle forze armate del regime uruguaiano. In Missing (1982) denunciò aspramente la condizione di oppressione del regime autoritario di Pinochet e dedicò Hanna K (1983) al dramma del popolo palestinese. Poche le eccezioni in seguito, in particolare il dramma intimista Chiaro di donna del 1979, ma non abbandonando l’impegno fino a oggi, puntando il dito ora contro i crimini di guerra (Music Box, 1989) ora nei confronti dei rapporti tra papa Pio XII e il regime nazista nel più recente Amen (2002). Il neo capitalismo e le sue storture sono infine nel mirino dei lavori più recenti: l’alta finanza in Il capitale (2012) e Adults in the room (2019) dedicato al collasso finanziario nel 2015 della Grecia e all’affermazione di Syriza.
Impegno di cui non fa difetto neanche il cinema di Danis Tanović di cui BFM proporrà una esaustiva personale nell’ambito della sezione Europe, Now!, la consueta ricognizione nel cinema europeo contemporaneo. Autore di opere tese a evidenziare l’assurdità della guerra, dunque quantomai attuali, a partire dal suo fulminante e pluripremiato (compreso l’Oscar come miglior film straniero) esordio Terra di nessuno del 2001, ambientato ai tempi del conflitto serbo-bosniaco (Tanović è nato a Sarajevo dove si trovava ai tempi dell’assedio), il film pone uno di fronte all’altro due soldati delle opposte fazioni che si ritrovano isolati e bloccati tra le due linee nemiche alternandosi nei ruoli di vittima e di aggressore. Nella sua filmografia si alternano opere del medesimo tono a thriller e commedie come il recente Una storia di vicinato non proprio amichevole (2021) dove il conflitto è di nuovo a Sarajevo ma tra ristoratori che si sfidano a suon di ćevapi, tipico piatto balcanico a base di carne.

Scene da Muidhond di Patrice Toye (a sinistra) e da Triage di Danis Tanović.

La sezione propone una seconda personale dedicata alla regista belga Patrice Toye, autrice di un cinema che a più riprese ha affrontato i temi dell’infanzia e della gioventù a partire dal suo primo lungometraggio, Rosie – Il diavolo nella mente (1998), storia di una tredicenne e del suo mondo immaginario, rifugio da una realtà intollerabile, fino al più recente Muidhond (2019) dove il tema è ancora più drammatico e scabroso, trattandosi di una storia sul tema della pedofilia. Anche nel precedente Piccoli ragni neri (2012) sono protagoniste delle ragazze e la vicenda è tratta da fatti realmente accaduti in Belgio. Si racconta la storia di giovani incinte che, in attesa del parto, sono nascoste in una struttura cattolica dove in qualche modo vanno in scena sorveglianza e controllo dei corpi di foucaultiana memoria.
Ampio il registro delle situazioni e dei temi affrontati dai sette film selezionati per la Mostra Concorso in competizione per la miglior regia. C’è la detective story davvero singolare raccontata da Darko Sinko in Inventario (Slovenia, 2021), dove il protagonista viene sparato ma si salva. Dalle indagini non emerge alcun sospettato, non c’è alcuna inimicizia mortale nella vita del protagonista, un omino normale che allora decide di avviare per proprio conto un’indagine amatoriale. Si trova anche in questa selezione un’opera dedicata al tema della guerra, o meglio delle macerie che lascia una volta terminata, come racconta Mathieu Gérault in Sentinella Sud (Francia, 2021), storia di un soldato rientrato dall’Afghanistan, sopravvissuto a un attentato che ha ucciso i suoi commilitoni.

Il protagonista Inventario di Darko Sinko.

Un rientro in società assai problematico. Altro film, altro registro nelle tredici variazioni sul tema dell’amore in (Germania, 2021) di Dietrich Brüggemann, e poi conflitti familiari, miserie del quotidiano e sopraffazioni sul posto di lavoro danno vita al dramma Il seme di Mia Maariel Meyer (Germania, 2021). Di ambientazione storica è invece Krystof (Repubblica Ceca, Slovacchia, 2021) di Zdenek Jiráský ambientato negli anni Cinquanta nell’allora Cecoslovacchia. Il protagonista, Kryštof, è un novizio in una comunità di monaci coinvolto nel trasferimento illegale verso la Germania (Ovest) dei fuggitivi dal regime comunista. Viaggio alla ricerca delle radici è quello del trentenne affetto da autismo che decide di tornare nella sua città natale. Un’impresa niente affatto semplice come racconta Ekor Elorrieta in Il radioamatore (Spagna, 2021), così come irta di difficoltà è la scelta di lasciare la famiglia e il suo villaggio di montagna per recarsi a Bucarest con l’intenzione di studiare all’università della protagonista di Luna blu (Romania, 2021) diretto da Alina Grigore.
Altra sezione con concorso e premio è l’altrettanto classica Visti da vicino dedicata al documentario: dodici produzioni indipendenti dal raggio d’azione ancora più trasversale. Per dirne alcune si va dalle pratiche rituali del cristianesimo e del sadomaso (Passione di Maja Borg, Svezia, Spagna, 2021) all’abbandono di Yonaguni, una piccola isola giapponese a un centinaio di chilometri da Taiwan (Yonaguni di Anush Hamzehian e Vittorio Mortarotti, Francia, 2021), dalla squadra di ballo di sole donne over sessanta che si esibisce in oltre cento eventi pubblici e privati ogni anno in Florida in barba all’età (Calendar Girls di Maria Loohufvud, Love Martinsen, Svezia, 2021) alle riflessioni sulla propria vita di Paul Johnson, l’ottantenne marinaio che dopo aver girato il mondo a bordo della sua barca a vela non è più in grado di prendere il largo e tira le somme del suo nomadismo (Il marinaio di Lucia Kašova, Slovacchia, 2021).

Il marinaio di di Lucia Kašova in concorso nella sezione Visti da vicino.

Appuntamento fisso al BFM è  anche quello con il cinema d’animazione che quest’anno vede protagonista la coppia estone Priit e Olga Pärn. Nato come illustratore e caricaturista, Priit Pärn ha iniziato a lavorare con l’animazione sul finire degli anni Settanta e dal 2007 lavora assieme alla moglie Olga Marchenko. Umorismo nero e surrealismo sono le coordinate del loro lavoro. Opere basate su relazioni assurde, situazioni d’isolamento e di incomunicabilità, tutto sorretto da grande tecnica e gusto per la sperimentazione come in Piloti sulla via di casa (2014) basata su una tecnica innovativa che combina disegni animati e sabbia. In calendario la rassegna dell’intero catalogo sia di quelli firmati dal solo Priit sia quelli realizzati a quattro mani con la chicca di un estratto del film al quale stanno tuttora lavorando: Luna rossa.

Cinema d’animazione: Piloti sulla via di casa di Priit e Olga Pärn.

Per ricordare l’anno di nascita del Bergamo Film Meeting è stata approntata una sezione emblematicamente intitolata 1983: L’anno del contatto. Dodici film accomunati dal medesimo anno di nascita e che nel tempo sono entrati a far parte della storia del cinema che conta. Presenti quelle che furono opere prime già di grande maturità come nel caso de La principessa dell’ungherese Pál Erdöss e Delitto e castigo, primo lungometraggio di Aki Kaurismäki. Diversi i bonbon del cinema d’oltralpe, dal terzo film della serie Commedie e proverbi di Eric Rohmer, Pauline alla spiaggia, alla parabola di Robert Bresson, L’Argent, dall’esordio strepitoso di Sandrine Bonnaire in Ai nostri amori di Maurice Pialat all’elegante La vita è un romanzo di Alain Resnais. Un gettone di presenza anche per il cinema tutto al femminile di Margarethe von Trotta con Lucida follia e per lo splendido ritratto di Lisbona realizzato da Alain Tanner nel suo Dans la ville blanche. Completano il programma La ballata di Narayama di Shohei Imamura, Palma d’oro al 36° Festival di Cannes, e una coppia di lavori britannici: Local Hero di Bill Forsythe, film nel segno di un impegno ecologico ante litteram e l’opera autobiografica di Terence Davis, The Terence Davies Trilogy, quadri dalla vita di Robert Tucker, un omosessuale cattolico di Liverpool. Tre gli episodi: Children, che si sofferma sull’infanzia e la morte del padre, Madonna and Child, la sua vita da recluso ancora assieme alla madre e Death and Trasfiguration che lo ritrova ormai anziano a riflettere sulla sua vita.

Pauline alla spiaggia di Eric Rohmer, episodio della serie di film Commedie e proverbi.

Infine, tra le varie attività collaterali, la sezione Cult Movies è quest’anno dedicata a Cary Grant, una delle più grandi star della Golden Age di Hollywood e vanta titoli che si contendono la palma di cult: Operazione sottoveste di Blake Edwards, una coppia di film firmati da Alfred Hitchcock (Intrigo internazionale, Notorious – L’amante perduta) completati da un dittico di Howard Hawks: Il magnifico scherzo e Ero uno sposo di guerra. Da segnalare ancora uno spazio dedicato a Ugo Nespolo per il tradizionale focus sulle relazioni tra cinema e arte contemporanea, un omaggio a Pier Paolo Pasolini con la proiezione di Edipo re (1967) e l’anteprima de Il costruttore di foreste di Volker Schlöndorff, cui lo scorso anno venne dedicata la retrospettiva storica e che quest’anno sarà ospite del festival. Al solito esauriente il sito della manifestazione per tutti i dettagli e gli altri eventi previsti, cosicché, parafrasando Betrand Tavernier: che la festa riprenda…