… Azione! Si inaugura
Bergamo Film Meeting 2021

Bergamo Film Meeting
International Film Festival
39a edizione
24 aprile – 2 maggio 2021

bergamofilmmeeting.it

Le sale virtuali:
MYmovies > Ospiterà i due concorsi,
gli omaggi, le retrospettive e i classici

MUBI > Ospiterà “Un po’ di Varda”,
lo speciale ricordo di BFM dedicato
ad Agnès Varda

Cineteca Milano > Ospiterà il Kino Club,
la sezione rivolta alle scuole

YouTube + Fb BFM > Ospiterà
gli incontri con gli autori
e gli appuntamenti speciali

Bergamo Film Meeting
International Film Festival
39a edizione
24 aprile – 2 maggio 2021

bergamofilmmeeting.it

Le sale virtuali:
MYmovies > Ospiterà i due concorsi,
gli omaggi, le retrospettive e i classici

MUBI > Ospiterà “Un po’ di Varda”,
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ad Agnès Varda

Cineteca Milano > Ospiterà il Kino Club,
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e gli appuntamenti speciali


Giovanissima, sorridente, è Anita Pallemberg ad accogliere il pubblico virtuale della trentanovesima edizione del Bergamo Film Meeting. È l’immagine ufficiale della manifestazione orobica ed è volutamente non a fuoco: appare sdoppiata, esprimendo al tempo stesso una felicità ritrovata e l’ambiguità del momento attuale. In tempo di pandemia, la sensazione di essere in transito e la dimensione dell’incertezza segnano il nostro orizzonte. Non potrebbe essere altrimenti. Una consapevolezza avvertita nel profondo dagli organizzatori del festival, tra i primi eventi culturali, forse il primo in assoluto a essere spazzato via dall’esplosione del contagio e dalle migliaia di vittime che ha mietuto, a partire proprio da Bergamo e provincia. La scorsa edizione fu prima rinviata provvisoriamente e successivamente archiviata del tutto, travolta come tutta la nostra vita dalla tragedia. Ecco perché quel sorriso dell’attrice non può splendere del tutto. Ora però si ricomincia seppure affidandosi unicamente allo streaming, e la scelta del volto di Anita Pallemberg è legata alla retrospettiva storica, la porzione di storia del grande cinema europeo tradizionalmente uno dei piatti forti del BFM. Ne è protagonista l’ottantaduenne Volker Schlöndorff, tra i protagonisti di quella stagione dei Settanta che venne battezzata Nuovo Cinema Tedesco. Per il suo secondo lungometraggio Schlöndorff affidò il ruolo di protagonista ad Anita Pallemberg: Vivi ma non uccidere (Mord und Totschlag, 1967). In totale sono ben ventidue i film del regista tedesco in calendario, parte dei quali, come è noto, sono tratti da opere di narrativa al punto che sfogliarne i titoli è come svolgere una rapida sintesi della storia letteraria del Novecento, a iniziare da quello che fu l’esordio di Schlöndorff nel 1966, I turbamenti del giovane Törless, tratto dall’omonimo romanzo di Robert Musil.

In seguito toccherà a Günter Grass (Il tamburo di latta, film del 1979 con il quale vinse la Palma d’Oro a Cannes e l’Oscar per il miglior film straniero), Heinrich Böll (Il caso Katharina Blum del 1975), Marguerite Yourcenar (Colpo di grazia, 1976, dall’omonimo racconto), Arthur Miller (Morte di un commesso viaggiatore, film tv del 1985), Max Frisch (1991, Homo Faber nell’originale come il romanzo, ma uscito con il titolo internazionale Voyager), Bertold Brecht (Baal, altro film tv del 1970) e il coraggioso tentativo di trasporre il primo romanzo della Recherche proustiana: Un amore di Swann, lungometraggio uscito nel 1984. Tutti lavori presenti nel programma dal BFM, dal quale è rimasto escluso il film tratto da Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, film girato nel 1990 dunque oltre trent’anni prima della fama arrivata con la serie televisiva. L’opera di Schlöndorff non si esaurisce certo nella proficua relazione con la letteratura.
A più riprese, il regista ha esplorato nell’oscurità della storia tedesca, la nascita e l’affermazione del nazionalsocialismo, temi che sono al centro de L’orco (Der Unhold, 1996) e di Il nono giorno (Der Neunte Tag, 2004), quest’ultimo inedito in Italia e proposto al BFM. Allo stesso filone è annoverabile La mer à l’aube (2011) nel quale si racconta un episodio della Resistenza francese sotto l’occupazione nazista, mentre in Diplomatie (Diplomacy Una notte per salvare Parigi, 2014), tratto da un’opera teatrale l’intera trama è all’ombra della minaccia di Hitler di distruggere la capitale francese. La filmografia di Schlöndorff è questo e altro ancora. Qui si annota ancora un titolo previsto dal programma: il documentario del 1992 Billy, How Did You Do It?, ovvero Billy, ma come hai fatto?, cronaca di uno dei due incontri avvenuto con Billy Wilder.

La retrospettiva di quest’anno è dedicata a Volker Schlöndorff (nella foto: Il tamburo di latta, 1979).

Quanto alla scorsa edizione fantasma non tutto è andato perduto. Protagonista mancato del BFM 2020, Jerzy Skolimowski viene riproposto con una selezione di sei film. Regista, sceneggiatore e attore polacco, figura tra le più importanti e originali del cinema d’autore mondiale, anticonformista e osservatore disincantato della società, Skolimowski è tra i massimi rappresentanti delle cinematografie dell’Europa dell’Est, presto obbligato a espatriare in cerca di libertà espressiva. Quattro dei film in programma risalgono alla stagione polacca: Segni particolari: nessuno (1964), Facile vittoria (1965), Barriera (1966) e Mani in alto!, la cui censura nel 1967 indusse Skolimowski all’esilio e a rieditarlo nel 1982. I restanti danno conto del presente, l’inesorabile inseguimento e l’epica fuga di Essential Killing (2010) e il pirotecnico 11 minuti (2015). Altro prelievo dallo scorso anno è l’omaggio comprendente cinque film a un’altra figura centrale della cinematografia dell’Europa dell’Est, quello all’ungherese Márta Mészáros. Cinema davvero al femminile, racconti di donne indipendenti, consapevoli, delle scelte da compiere nella loro vita, nelle loro relazioni e della solidarietà tra donne, come racconta uno dei film selezionati Due di loro (Ők ketten, 1972, co-protagonista Marina Vlady).

Chiude il pacchetto dedicato agli omaggi, il ricordo di un’altra straordinaria artista recentemente scomparsa, Agnès Varda. Un po’ fiction, un po’ documentari, la mini rassegna intitolata Un po’ di Varda, presenta cinque lavori, tra cui il resoconto delle proteste afroamericane di Oakland girato in pieno 1968: Black Panthers è il titolo inequivocabile riguardo ai suoi contenuti. Infine, un bouquet di classici, dai quali rispunta Billy Wilder con Quando la moglie è in vacanza. Chiudono il pacchetto un doppio omaggio a Doris Day (Il letto racconta di Michael Gordon, 1959, e Non mandarmi fiori! di Norman Jewison, 1964) e le due versioni di un masterpiece di Alfred Hitchook (L’uomo che sapeva troppo, l’originale del 1935 e il suo remake del 1956 con James Stewart).
Il classico appuntamento con il nuovo cinema europeo, Europe, Now! quest’anno prevede le personali di due e non tre registi, una scelta comprensibile considerate le difficoltà del momento. Tant’è che uno dei due nomi selezionati è a sua volta recuperato dall’edizione 2020. Si tratta del portoghese João Nicolau, autore di storie che pongono al centro personaggi insofferenti alle logiche della società con immersioni in dimensioni piuttosto surreali, che vedono protagonisti personaggi al tempo stesso indifesi e tenaci alle prese con passioni, manie e desiderio di vivere in un mondo se non ostile quantomeno difficile.

The Sword and the Rose del regista João Nicolau protagonista della sezione Europe Now!

Encomiabile la scelta di presentare un regista la cui opera è pressoché inedita in Italia. Maggiore notorietà gode sicuramente Mia Hansen-Løve, l’altra metà della sezione, conosciuta per i suoi racconti intimistici, storie d’amore, laddove i sentimenti si smarriscono, rinascono, si dimenticano. Spicca il più famoso Le cose che verranno (L’avenir, 2016) con il quale si è aggiudicato L’Orso d’argento al Festival internazionale del cinema di Berlino, anche grazie a una strepitosa Isabelle Huppert, protagonista assoluta del film.
Europei e ancor più giovani, come sempre sono i protagonisti della sezione Mostra Concorso, che vede in competizioni opere prime o seconde il cui denominatore comune è l’attenzione alla contemporaneità, alle sue contraddizioni, ai suoi drammi e anche i suoi paradossi. Sono sette le opere selezionate, che vanno dalla reinvenzione creativa del lavoro in Raftis (Sarto) della regista Sonia Liza Kenterman alla ricostruzione biografica delle vicende del matematico polacco Stan Ulam e del suo rapporto conflittuale con il ruolo che svolse nella costruzione della bomba atomica e del primo computer. Il film è Adventures of a Mathematician del regista Thor Kein.

Uno dei film della Mostra Concorso: Raftis (Sarto) della regista Sonia Liza Kenterman.

Altro appuntamento fisso del BFM è quello con la rassegna dedicata ai documentari, un settore che per evoluzione e diversificazione di linguaggi e stili ha oramai raggiunto una maturità e una sofisticazione tali da rendere le produzioni attuali altrettanto attraenti delle opere di fiction. Anche quest’anno la panoramica è ampia sia per i temi affrontati sia per la diversa provenienza internazionale, risultando un insieme assai eterogeneo.  Si viaggia dalla civiltà postindustriale di Après l’usine di Maxime Coton a un villaggio islandese in Lobster Soup di Pepe Andreu e Rafa Molés, dalla Georgia e le rovine dell’ex Urss di My Piece Of The Earth di Maka Gogaladze al cuore del cinema planetario, alla ricerca dei fondatori di Hollywood in Pollywood di Pawel Ferdek. In totale sedici documentari tra cui alcune anteprime mondiali.
Infine, oltre alle varie iniziative per le quali si rimanda al sito del BFM (vedi scheda), resta da dire dell’incontro con il cinema d’animazione sempre fonte di sorprese e di meraviglie. Quest’anno tocca alla giovane artista polacca Izabela Plucińska e alle sue strambe figure di plastilina riprese a passo uno. Personaggi resi volutamente con una certa approssimazione, abitanti di uno spazio talvolta sospeso come nel caso del mediometraggio Esterhazy (2009) oppure intrisi di quotidianeità surreale come la trilogia composta da Sniadanie (Colazione, 2006), Popoludnie (Pomeriggio, 2012) e Abend (Sera, 2016).

Portrait en pied de Suzanne, uno dei corti d’animazione di Izabela Plucińska.

Sullo sfondo, l’influenza a volte tangibile del maestro Jan Švankmajer. Attualmente Plucińska sta lavorando alla trasposizione del romanzo Joko fête son anniversaire di un altro maestro del surrealismo, Roland Topor e gli organizzatori del BFM, a loro volta, all’edizione 2022, quella del quarantennale, con l’augurio che ci si possa ritrovare in sala e nei luoghi del festival, riprendendo a vivere del tutto. Il cinema è vita.