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    Mad Men,
    verosimile nascita (del malessere) di una nazione

    di 
    Enrica Picarelli

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    Non è un caso che Mad Men mostri spesso audizioni televisive, provini fotografici e veri e propri spettacoli; o che alcuni dei personaggi, come Ken Consgrove, Paul Kinsey e Betty Draper, desiderino sfondare nel mondo del cinema. La serie vuole insistere proprio sulla poca autenticità che contraddistingue i comportamenti di Don e dei suoi colleghi, mettendo in evidenza i meccanismi performativi in cui spesso restano intrappolati. “Questa è l'America. Scegli un lavoro e poi diventa la persona adatta a farlo” intima l'avvenente Bobbie Barrett a Don (episodio The New Girl, 2x05) Reinventarsi sempre, reprimendo trascorsi dolorosi, obliterando i propri desideri, soffocando le proprie passioni. Mad Men sembra allestire una seduta psicanalitica in cui pubblico e protagonisti confrontano il passato nel tentativo di seguire il percorso di una deriva annunciata, e rintracciare l'origine del malessere culturale che vive l'America contemporanea.
    In un commento all'episodio The Gold Violin (2x07) Weiner suggerisce proprio una lettura di questo tipo per Mad Men, affermando che la serie non offre una narrazione omogenea, ma insegue la deriva dei “detriti” che scompostamente compongono la vita dei protagonisti. La pretesa di andare avanti cullati da una cesta protettiva, lasciando che gli eventi scorrano per sempre in modo indolore, è un'illusione che presto diventa il fondamento di identità tormentate e instabili. Betty, insoddisfatta dalla vita matrimoniale, è costretta a rivolgersi a uno psicanalista, mentre Salvatore Romano vive in modo molto tragico la sua omosessualità, soffocata da un'unione eterosessuale di sola facciata. “Non si può semplicemente andare avanti”, dice Weiner, “e aspettarsi che niente ci resti attaccato addosso”(Weiner M., 2008). La voce del passato, che la serie rende simbolicamente attraverso continui riferimenti al materialismo e alla cultura del rifiuto – garbage, litter – torna a ossessionare pubblico e personaggi di Mad Men che nello specchio fittizio creato da Matthew Weiner trovano difficoltà a riconoscersi e accettarsi. 
    Ambientata nella Manhattan del 1959 in costante ascesa economica, popolata da un esercito di uomini d'affari WASP all'estenuante ricerca dell'affermazione personale, New York non è mai apparsa così estranea in una serie televisiva che non avesse premesse dichiaratamente distopiche o fantascientifiche. Che cosa rimane oggi di quel mondo prospero e autoindulgente? L'attacco alle Torri Gemelle, i tracolli economici dei potentati bancari e la crisi del dollaro, il conflitto mediorientale e un serpeggiante malcontento socio-culturale hanno stravisato New York, contribuendo all'effetto defamiliarizzante che Mad Men sta esercitando sulla critica americana. La stampa è insieme affascinata ed interdetta dal realismo con cui i pubblicitari di Madison Avenue si destreggiano tra manipolazioni, corruzione, relazioni extraconiugali, sessismo e razzismo dipingendo le tinte opache di un'America ugualmente manierista e ambigua. Chris Provenzano, autore della serie, crede che il successo di Mad Men irradi proprio da questo strano equilibrio tra familiarità ed estraniazione. Per Provenzano Mad Men offre l'occasione di indagare le premesse di un grande cambiamento lontano dalla piattaforma irrigidita di qualche manuale storico. I lunghi anni Cinquanta sono come “un pezzo mancante nella storia americana”, afferma, “il primo periodo strano” da individuare per diagnosticare un cambiamento che oggi sembra investire più che mai la cultura americana” (Provenzano, ibidem). Quel periodo di prosperità, tanto prossimo alla rivoluzione culturale quanto ingenuamente aggrappato alle certezze del passato, riemerge a infestare il presente, mostrando il proprio volto meno rassicurante. A trent'anni dal successo di Happy Days (1974-84), e a oltre quaranta dalle songs dei Beach Boys, il decennio postbellico con il millenarismo atomico, la corsa agli armamenti e l'ascesa economica appare in tutta la sua complessità.
     

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       [1] [2] [3] (4)

    l
    . McNamara M., Back when Men Were “Mad Men”, 2007, http://www.heraldnet.com/
    article/20070719/ENT/707190301 

    . Mittell J.,
    Narrative Complexity in Contemporary American 
    Television
    , in “The Velvet Light Trap”, pag. 31, 2006.

    . Provenzano C., in
    The Making of Mad Men. Part 1
    , 2007

    . Salem R., Lost in the 60's 
    with Mad Men
    , 2007, http://www.thestar.com/
    entertainment/article/237469

    . Smith L., The Women 
    of “Mad Men”,
    http://www.latimes.com/
    entertainment/
    news/tv/la-ca-madmen
    20-2008jul20,
    0,3862221,full.story 
    (traduzione mia), 2008

    . Thompson K,
    Storytelling in Film
    and Television
    , Cambridge MA, Harvard University Press 2003.

    . Thompson R. J., Television's Second Golden Age, 
    New York, Syracuse University Press 1996.

    . Weiner M., 
    Inside Mad Men
    ”The Gold Violin”
    , 2008, http://blogs.amctv.com/
    mad-men/2008/09/
    inside-mad-men-10.php



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