• sommario no.18
  • navigator bussole
  • space
  • orientamenti
  • space
  • bussole
  • space
  • mappe
  • space
  • letture
  • cpace
  • bussole
  • space
  • visioni
  •  
    Mad Men,
    verosimile nascita (del malessere) di una nazione

    di 
    Enrica Picarelli

    madmen06 madmen08

     

    Quest'esigenza di re-interpretazione storica ha fruttato alla serie il premio come miglior dramma televisivo, il più prestigioso tra i molti che le sono stati assegnati in questi due anni, aggiudicando al palinsesto della AMC un prodotto che molti avrebbero accreditato alla più temeraria HBO. Mad Men è una serie giovane, nata nel 2007 dalla penna di Matthew Weiner, produttore esecutivo e autore dei Sopranos. Alla sua seconda stagione, in Italia la distribuzione della prima è andata a Sky-Cult, ed è stata accolta con buoni ascolti. Nelle intenzioni dei produttori, Mad Men deve essere un dramma introspettivo sulla nascita del sogno americano e sull'avvento dei grandi cambiamenti dei tardi anni Sessanta. La serie segue le vicende della Sterling Cooper, un'agenzia pubblicitaria di Madison Avenue in via d'espansione, e dei suoi giovani impiegati tra cui Don Draper, creativo geniale e dal passato misterioso, amante delle donne e padre di famiglia irreprensibile. Lo spessore dei personaggi, che nei primi episodi appaiono irrigiditi da atteggiamenti da confraternita, immaturi e sessisti, va lentamente aumentando fino ad adombrare l'esistenza di un mondo caleidoscopico e stratificato in cui niente è autentico ma tutto nasconde un doppio fondo. Protetta dal conformismo dell'epoca, l'esistenza dei protagonisti si svolge in termini tutt'altro che irreprensibili scadendo nel razzismo, nell'omofobia, nella corruzione e soprattutto nella menzogna. Il loro solo obiettivo è assicurarsi una fetta del sogno americano, guadagnare, affermarsi professionalmente e socialmente, e per ottenerlo sono disposti a tutto. “Non importa ciò che sei ma come ti vendi” è il motto di  Draper che dietro la facciata da uomo perbene, nasconde segreti non ancora disvelati. La sua capacità di dissimulazione si rivela indispensabile a gestire una doppia vita divisa tra la famiglia, dislocata a distanza, nei sobborghi bene di New York, e le amanti che incontra nella City, spesso in occasione di appuntamenti sociali ai quali partecipa come uomo-immagine della compagnia. “Che cosa c'è lì dentro?” domanda silenziosamente sua moglie, guardandolo dormire dopo una cena sociale con un partner della Sterling Cooper (episodio Ladies,1x02). Nessuno conosce davvero Don, e anche Betty, sua moglie, sembra essersi fermata davanti a una facciata, raccogliendo solo un riflesso molto debole dei drammi che affliggono suo marito. Nessuno conosce davvero Don e il punto della serie sta proprio in questo gioco di differimenti e ritardi continui che impedisce di inquadrare stabilmente personaggi e contesto. Tutto sembra girare vorticosamente, scivolare lontano, cambiando proprio quando sembra aver raggiunto un equilibrio. Nel corso della prima stagione, la posizione di potere che Don si è faticosamente guadagnato all'interno dell'agenzia viene messa a repentaglio da Pete Campbell, un nuovo creativo, che scopre e rivela a Bertram Cooper la vera identità di Don. Non un eroe di guerra, come attesta la medaglia al valore conservata in un cassetto, ma un anonimo sergente che si è rifatto una vita spacciandosi per un commilitone morto nella guerra di Corea di cui ha assunto nome e passato. “Pensate a me come a Mosè. Ero solo un bambino in una cesta” dice Donald. Un bambino comparso dal nulla, o se vogliamo un uomo senza genealogia che, plasmato dalle circostanze, negozia una nuova storia per se stesso. Don “vorrebbe essere un uomo diverso da quello che è”, argomenta Lynn Smith (2008, trad. italiana dell’autrice, ndr), e come lui, anche altri personaggi mostrano un'enorme indulgenza verso se stessi inseguendo modelli immaginari e la chimera di un potere assoluto. 
    Sospesi sul ciglio di una rivoluzione epocale che la serie adombra senza approfondire, i protagonisti di Mad Men vivono “l'inizio della perdita dell'innocenza”(Provenzano, C., 2007). Disillusi e cinici, cercano se stessi nelle opinioni altrui, nelle aspettative del mercato e nelle regole del conformismo sociale facendo di Mad Men un racconto di formazione che riecheggia intimamente i cambiamenti storici che poi stravolgeranno gli Stati Uniti. Inebriati dal successo economico dell'industria pubblicitaria, che alla fine degli anni 50 era tra i settori in maggiore espansione, i protagonisti mettono in piedi una messinscena, forgiando per se stessi ruoli adatti all'ambiente ricco e spregiudicato cui appartengono. Sono attori ambiziosi e consapevoli che lottano per aggiudicarsi l'applauso finale, un consenso che gli permetta di accedere a palcoscenici ancora più grandi. 

     
       [1] [2] (3) [4]
space <   sfoglia    |    sommario    |    orientamenti    |    bussole    |    mappe    |    letture    |    ascolti    |    visioni    |    sfoglia   >