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  • [ c o n v e r s a z i o n i ]
    L’occhio incantato del viaggiatore
    Giuseppe Baresi
    di Gennaro fucile

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    È in questo modo che sono stati costruiti gli Album di Marco Paolini?
    Negli Album ho prestato i miei occhi alla ripresa meno “esibita” possibile di quello che l’attore-autore faceva su uno spoglio palcoscenico teatrale. Ho evitato facili espedienti da ripresa televisiva e utilizzato luci essenziali. Prima di tutto doveva arrivare la voce e il volto di Paolini e il ritmo delle immagini e del montaggio dovevano avere un passo giusto in relazione al suo ritmo. In un secondo tempo ho pescato anche dai miei ricordi in relazione a quello di cui racconta il testo che è una autobiografia collettiva di chi è cresciuto negli anni Sessanta e Settanta. Queste immagini le ho inserite in montaggio e costruite come delle brevi “strisce” come fossero delle boe dove fermarsi a tirare un po’ il fiato nel flusso delle parole e del racconto.

    Berger, ma anche Allen Ginsberg, John Mekas. Insomma, ci sono esponenti significativi della scena underground e beat che fanno parte del tuo bagaglio culturale. Quale peso hanno in concreto nel tuo lavoro di rispecchiamento della realtà?
    Sono gli artisti che mi hanno emozionato di più, commosso per la loro innocenza e per la coerenza che hanno dimostrato con il loro lavoro e per come hanno vissuto. Più che specchiarsi nella realtà ci vorrebbe uno di quei vetri semi-riflettenti in cui vedi attraverso e allo stesso tempo rifletti te stesso e quello che hai più vicino. Ancora oggi, in momenti di enorme inquinamento visivo e sonoro, rileggerli o rivedere le loro opere è disintossicante e poi hanno dato un contributo fondamentale nel creare differenti forme con una nuova libertà.
     

     

     
    La cultura orientale ha profondamente influenzato le avanguardie culturali americane degli anni Cinquanta e Sessanta. È forse anche per questo motivo che il viaggio in India ti ha trovato in sintonia con il tuo compagno di viaggio, Giuseppe Cederna? Ci racconti quell’avventura?
    Con Giuseppe Cederna ho fatto diversi viaggi, è per questo che ho condiviso La febbre film/video  del 1995 che segna un passaggio importante del mio percorso artistico. Quel lavoro contiene infatti sequenze da quei  primi viaggi e trovano nelle parole del monologo di Wallace Shawn interpretato da Cederna un commento che le rende vive senza essere didascalico e in un certo senso “politiche”.
    Dopo quei viaggi c’è stata l’India. La prima volta a Nord per camminare e respirare quell’aria speciale. Poi ci siamo tornati per ripercorrere e filmare i luoghi di cui Giuseppe ha scritto nel suo libro Il grande viaggio (Delhi, Hardivar, Gangotri, le montagne himalayane) e per ricordare un nostro caro amico. Di quella  esperienza siamo riusciti a montare solo un breve video sul camminare verso le sorgenti (un estratto è apparso su Quaderni IX, Il grande viaggio verso le sorgenti, ndr).
    A pensarci quel tema è così caro a tutti gli autori americani di cui mi chiedi…
    Tutti loro (Kerouac, Ginsberg, e i grandi cineasti Mekas, Kramer) devono qualcosa a Henry D. Thoreau scrittore dell’ottocento autore di testi fondamentali per la cultura libertaria amato anche da Gandhi. Oggi finalmente il popolo americano ha scelto una strada in quella direzione, più vicina a quelle idee.  Siamo noi in Italia a dover cambiare al più presto sentiero per non perderci definitivamente.
     

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