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    In viaggio con Céline negli abissi dell’io di Adriano Cataldo


    celine07L’uomo sociale è inserito in un sistema di aspettative, le sue azioni portano a conseguenze, per se stesso e per gli altri, che sono l’inferno, ma fanno anche da specchio delle azioni individuali e da mezzo per significarne l’identità: si dice “Io” solo di fronte all’altro. La dichiarazione di identità è un rapporto speculare, che porta a definire differenze ed analogie, a confrontarsi con il proprio doppio. Nell’opera il doppio di Ferdinand è probabilmente Robinson, il personaggio che vive le sue stesse avventure, la guerra, l’Africa, Detroit, Rancy, è sempre presente, come un retaggio, una zavorra, un promemoria di ciò che Ferdinand potrebbe essere. Ma soprattutto rappresenta il tramite che lo accompagna ad una consapevolezza, quella che chiude il libro e ne significa il titolo.
    È notte, e Robinson è agonizzante, ferito da un colpo di pistola. Ferdinand, stringendogli le mani, lo vede come un povero disgraziato, che per tutta la vita ha fatto il furbo, come, del resto, tutti gli altri. Un uomo, quindi. Le sue parole non sono pietose, ne avrebbe di più, dice, per un cane. Robinson è più stupido di Ferdinand, meno istruito, ma è riuscito a morire con una ragione, un motivo valido. Se la vita umana è un “luogo scomodo” senza scopi, per morire bisogna trovarne uno che non sia la semplice fuga. La morte è un viaggio che illumina gli ultimi istanti di vita, per goderne. 
    Al termine della notte, pertanto, c´è il viaggio che Ferdinand non farà, che il suo doppio sbilenco è riuscito ad intraprendere, subendo la morte come ha subito la vita. 
    Quella notte muore una parte di Ferdinand. Di lui resta il suo involucro, “la carcassa”, che su un molo osserva una chiatta allontanarsi lungo il corpo del fiume, verso un luogo che il protagonista non vivrà, perché è giunta la fine dei viaggi.
    La fine dei viaggi coincide plausibilmente con la fine delle paure, con il sopraggiungere dell’apatia. È così delineata la concezione céliniana del viaggiare, che è infatti il semplice atto, la volontà unica del cambiamento di luogo, come un’esaltazione del tragitto, che non prevede un altro fine ad esso collegato. Per cui si avvicinerebbe ad una certa tradizione, anche picaresca, del romanzo di formazione e di avventura. Si aggiunge però la condizione dell’umanità e la concezione immonda e melmosa – più che massificata – che ne ha Céline, che vanificano il risultato ultimo del viaggio e del ritorno, che è quello di trovare il nuovo.
    Il testo perciò è lontano dalle occidentali virtù di principio e risultato, lontano dall’esaltazione del calcolabile di matrice weberiana, motore del rinnovamento portato dall’etica cattolico-protestante. Rientra, come unica forma di certezza, quella del semplice assurdo umano, immondo e terreno. 
    Un immondo che si cela spesso dietro la stessa organizzazione sociale, assicurando un livello di violenza tollerato e sostenibile, operato al livello della vita privata o professionale, che non accetta intrusioni. Céline riduce ai minimi termini i fattori di calcolabilità delle azioni umane, che, in quanto istintuali, sono aperte e non prevedibili, senza però aprire possibilità ad un facile esistenzialismo da liceale. Il mondo descritto dall’autore si articola attorno ad eventi storici e sociali essenzialmente violenti, tra i quali la I Guerra mondiale rappresenta un culmine per l’immensa portata di morte e lacerazione che lascerà. In termini complessivi, quello di Céline è un mondo che deve parte del suo sviluppo e del suo funzionamento allo sfruttamento del lavoro nelle fabbriche e alle violenze del colonialismo, viaggi di conquista e di modernizzazione spesso imposta in modalità tiranniche. Una serie di crudeltà che sarebbero difficili da concepire per un uomo che fa dell’immobilità il suo stato tipico, che fugge i viaggi, capaci di narrargli una versione delle verità della Storia.
    Verità, quella che si cela dietro ai viaggi, che è rivelazione, come scrisse Claude Levi-Strauss nei Tristi Tropici, della “nostra sozzura gettata sul mondo3.

    celine06

      [1] [2] (3)

    3. Claude Levy-Strauss,
    Tristi Tropici
    ,
    Il Saggiatore, Milano, 2004.

      
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