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    In viaggio con Céline negli abissi dell’io di Adriano Cataldo


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    Il romanzo inizia infatti con un giovane Ferdinand, “vergine di atrocità”, che si arruola rocambolescamente per partecipare alla I Guerra mondiale, forse in preda all’euforia che allora aleggiava attorno al conflitto in fieri, e, vivendolo, dirà che “la guerra era tutto quello che non si capiva”, espressione che evidenzia un doppio significato. Da un lato è un risvolto dell’incoscienza del protagonista, che si troverà ad obbedire agli ordini di individui esaltati, patrioti della morte, eseguendo sempre compiti di rifornimento, senza mai vivere in pieno l’angoscia immobile della trincea. Dall’altro, dichiara che la guerra è infinita espressione dell’Io umano e dei suoi incubi, uccisione reciproca senza motivazioni. 
    Il terzo grande tema è la fabbrica, luogo di produzione di ricchezze nazionali, ma anche di macchinizzazione delle capacità umane, che Ferdinand sperimenta quando si trasferisce negli Stati Uniti. A prima vista, il Nuovo Mondo aveva suscitato nel protagonista grande ammirazione, per la dinamicità degli abitanti e la grandiosità delle forme urbane, completamente protese verso l’alto, città verticali, totalmente diverse da quelle d’Europa, adagiate, stanche e apatiche. Un tema caro alla sociologia, che negli anni Trenta, scopriva la città come laboratorio di analisi grazie alla “Scuola di Chicago”. Ma la vita veloce che Ferdinand osserva nella metropoli assume una nuova forma quando lui viene impiegato in una fabbrica Ford, a Detroit. Gli viene affidata una mansione che lo tiene lontano dai compiti ripetitivi della catena di montaggio, ma ugualmente Céline vede ridotto il suo stato a quello di un primate, e fugge, ritornando in Francia. In lui, i grandi temi sono  delle cornici minime nello spazio dell’opera, che sono però enormi nel discorso delle loro conseguenze sugli atti umani. Attraverso un percorso ciclico l’immondo della forma umana diventa poi radice dei grandi canoni e canone costante.C’è fine all’immondo? Forse no; ma qualcuno non ne è pervaso pienamente. In Africa Ferdinand conosce Alcide, un funzionario francese, con una nipotina rimasta orfana che vive in patria, che lui mantiene a distanza. “L’amore per la vita degli altri fa grande un uomo, di più della sua povera vita”: il protagonista concepisce l’esistenza e la fattibilità della solidarietà umana, si commuove per il coraggio del collega. Non è nemmeno indifferente alle potenzialità di esistenza dell’amore, come dimostra il congedo da Molly, una prostituta conosciuta a Detroit, che rivela come la concezione di amore del protagonista coincida con l’atto di aver cura dell’altro, mantenendone intatto il corpo.
    Spesso il dono agli altri è involontario. Nel manicomio parigino dove lavora, Céline dà delle lezioni di inglese all’apatico e taccagno dottor Baryton, che comincia così a scoprire il bello del viaggio, della fuga costruttiva verso la conoscenza, ma anche quella negativa, lontano dalle responsabilità che lo legavano alla figlia affetta da un grave ritardo psico-fisico.

    celine05Il resto dei sentimenti provati da Ferdinand non sarà che “appena abitabile”, ed egli vedrà, nelle dinamiche umane vissute, soprattutto lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, dalle colonie alle fabbriche Ford, fin nella squallida periferia di Rancy.
    La sezione del romanzo dedicata ai sobborghi operai parigini, la più lunga dell’opera, presenta un’umanità affollata di esseri gretti, meschini. I coniugi Henrouille, che vogliono far rinchiudere in ospizio la vecchia madre del marito per poterne gestire la ricca pensione, il sudicio Don Protiste, parroco del quartiere, che organizza il finto incidente domestico in cui uccidere la vecchia Henrouille, che, accortasi dei traffici attorno alla sua persona, ha ripreso vigore ed inveisce contro il mondo.
    Ferdinand mantiene un atteggiamento di sdegnoso distacco, assume ippocraticamente il ruolo di medico, anche se in un modo molto comico, infatti non accetta onorario durante le prime visite, perché ha vergogna di chiederlo. In seguito, ogni paziente lo congeda garbatamente dopo ogni visita medica. Anche il mondo accademico che vede è abitato da individui grami. Qui conosce Parapine, scienziato velatamente voyeur, desideroso di fare una scoperta scientifica sensazionale, qualsiasi essa sia, per poter finalmente lasciare l’istituto di ricerca dove lavora e il suo odiato capo, rinomato barone universitario.

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