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    Il culto del suono. In memoria di Karlheinz Stockhausen di Filippo Morelli


    stock walkmen Stockhausen è diventato compositore imprescindibile per le nuove leve che si sono affacciate nel mondo della musica dagli anni Sessanta fino ai giorno nostri e per capirlo dobbiamo ricorrere alle parole di Paul Valery: “onore agli artisti che avanzano nell’arbitrio e lasciano dietro di se la necessità5”. Egli è forse il primo è più eclatante caso di trasversalità musicale, la cui opera inizia a divenire fonte di ispirazione per musicisti che operano in altre aree, cioè jazz e rock-pop. Tale condizione gli permette di scendere da una visione troppo cattedratica della musica e di affrontare più concretamente i problemi in maniera più diretta. È infatti significativo che gli alfieri della musica rock-elettronica tedesca, come quelli sopra citati, vedano in lui una sorta di punto di partenza soprattutto nell’utilizzo del suono elettronico che intende definire una realtà dello spazio sonoro che verrà definito  “cosmico”. Nella sua orbita rientrano anche formazioni che operano sì in ambito elettronico, ma su versanti più space age ed exotica come i raffinati Stock Hausen & Walkman, il cui nome è tutto un programma e il loro album Organ Transplants Vol.16 è un piccolo gioiello di citazionismo. Anche gruppi come i Future Sound Of London o i Coil nel loro esprimere una musica legata alla dimensione del flusso-sonoro gli debbono sicuramente molto dal punto di vista poetico. Infine, celeberrima è l’inclusione dell’artista tra i personaggi che popolano la copertina del beatlesiano Sergent Pepper’s Lonely Hearts Club Band, opera che prese forma proprio in virtù dell’impiego in modo organico dello studio di registrazione come strumento. Qualcosa di più, quindi, del semplice omaggio, quello dei Beatles. Quello di Stockhausen è un suono che diviene in molti casi visibile. Nell’ultimo concerto tenuto in Italia, a Roma al Parco della musica, nel presentare la sua prima composizione egli predispone tutto in modo tale che i suoni si muovano lungo i quattro lati della sala, divenendo una vera proiezione sonora. Il tutto poi arricchito, alla maniera del Gesang der Junglinge, con l’immissione di alcuni archetipi vocali che danno una ulteriore aura di mistero a questa che definiamo proiezione sonora. Ma è forse la presenza di qualcosa di archetipico ed eterno nella musica del compositore di Colonia che gli dà una dimensione superlativa  ed è ciò che lo innalza rispetto ai suoi pur geniali contemporanei. Infatti la musica di Stockhausen possiede quel requisito di a-temporalità che rende la sua musica così inaspettata così misteriosa, tale da renderla così infinita. Verrebbe da dire così infinita come solo le grandi creazioni musicali ed artistiche sanno essere. In conclusione vorremo augurare a Stockhausen, come lui stesso ad inizio concerto aveva fatto agli spettatori del suo concerto romano : buon viaggio nello spazio infinito;  buon viaggio a te nello spazio infinito Karlheinz...

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    5. P. Valery,
    Cahier 1929 - 30 ah 29, XIV, 353.
    In P. V. Cahiers II, ed. Gallimard 1974, pag. 955., citato in Francesco Venezia - La Tour D'ombres- ( pag. 107) - Fiorentino editrice, Napoli, 1978.
    6. Stock, Hausen & Walkman, Organ Transplants Vol.1. Hot Air, 1996.
     
     
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