• sommario no.16
  • navigator bussole
  • space
  • orientamenti
  • space
  • bussole
  • space
  • mappe
  • space
  • letture
  • cpace
  • bussole
  • space
  • visioni
  •  
    Il culto del suono. In memoria di Karlheinz Stockhausen di Filippo Morelli


    stock

     

    La sua ricerca2 sarà catalizzata sulla propagazione e la visualizzazione dei suoni. Tale ricerca parte inizialmente dallo studio dei suoni elettronici per poi riapprodare nel corso del tempo anche agli strumenti tradizionali usati però sempre con una spazialità cosmica. Al contrario di molti compositori suoi contemporanei Karlheinz comprende che nella musica, ma forse potremmo dire nell’arte più in generale, l’aspetto medianico e conoscitivo deve convivere con l’aspetto matematico e razionale. Infatti è l’unione tra razionale e irrazionale l’aspetto costruttivo principale nella composizione artistica, l’uno non può vivere senza l’altro. Stockhausen conscio di ciò raccoglie mirabilmente l’eco del Gesang der Junglinge (1956), o di Telemusik (1960), oppure degli Hymnen (19673) per rianellarli in avvolgenti suoni elettronici. Nel Cantico delle creature (Gesang der Junglinge) le voci di bambini vengono mescolate a suoni elettronici. L’alternanza di suoni e voci produce un risultato sonoro sconvolgente, come se si fosse aperta una porta su un mondo in cui il rapporto tra voce e suono si muovesse in un continuo rimbalzo dotato di una spazialità cosmica. L’effetto che produce sull’ascoltatore allo stesso modo risulta netto e forte a tal punto che, per anni, o si diventa dei fan dell’opera, o la si denigra senza tregua, di certo il suo ascolto non genera l’indifferenza. In particolare, le voci di bambini risvegliano echi ancestrali di un mondo perduto, in qualche modo sembra anche di avvicinarsi ai desideri wagneriani fatti di creazioni talmente indicibili da essere quasi indescrivibili…


    stock Allo stesso modo anche in Telemusik, altro lavoro fondamentale nell’opera di Stockhausen, i suoni emessi dallo strumento video-trasmittente sembrano già evocare tutti i poteri dionisiaci del mezzo di comunicazione allora agli albori. Come scrisse in un successivo saggio nel 1973: “La possibilità di telefonare in Africa per ordinare una cassetta di cui successivamente miscelo delle parti con suoni elettronici prodotti a Tokyo, è una situazione senza precedenti che rende possibile stabilire relazioni finora totalmente sconosciute”. Telemusik4 è stata composta tra gennaio e aprile 1966 nello studio di musica elettronica di Tokyo. Stockhausen stesso racconta la genesi dell’opera, narrando di notti insonni e visioni di suoni provenienti dalle più svariate parti del globo terrestre. Da tali visioni l’idea di comporre una Telemusik, cioè una musica come una gigantesca antenna capace di riunire i misteriosi visitatori, provenienti dall’impero giapponese o dalle isole di Bali o dal Sahara o dalla Spagna, dall’Ungheria, dalla Cina... La Telemusik, però, non è un collage come afferma lo stesso autore, ma è la possibilità concreta di creare una nuova spazialità di suono. Il risultato finisce per eccitare creativamente, e non a caso, i musicisti più importanti di altri generi musicali da Miles Davis alla musica Cosmica tedesca, da Klaus Schultze ai Tangerine Dream ai Kosmische Kouriere, ai Cluster, a Brian Eno e Robert Fripp e altri ancora.

      [1] (2) [3]

    2. K. Stockhausen,
    “Arbeisbericht 1952/53”,
    in Texte, Colonia 1963, pag.36,
    citato in Heike Staff -
    La musica contemporanea -
    (pag. 95) - Jaca Book,
    Milano, 1992.
    3. La discografia completa di Stockhausen è consultabile su http://www.stockhausen.org/
    4. Beyond Global Village Polyphony, Oltre la polifonia del villaggio globale, citato in David Toop Oceano di suono, Costa & Nolan, Ancona-Milano, 1999.
     
     
space<    sfoglia    |    sommario    |    orientamenti    |    bussole    |    mappe    |    letture    |    ascolti    |    visioni    |    sfoglia   >