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    Persepolis, storie di carta e di celluloide di Claudia Di Cresce
    La trasposizione cinematografica dell’opera, pur dovendo rinunciare ad alcuni segmenti narrativi per ragioni strutturali, presenta sotto alcuni aspetti del valore aggiunto. La possibilità di utilizzare l’accompagnamento musicale e le animazioni sembra restituire alla storia qualcosa che era già presente, in boccio, nell’opera a fumetti, e che nel film sembra letteralmente fiorire: una poeticità di fondo fatta di atmosfere e di suggestioni che in video prendono corpo, diventando un’esperienza sensoriale nuova e concreta, amplificata. Questa tensione poetica trova i suoi momenti più alti nei dialoghi della bambina Marjane con Dio, che viene a trovarla tutte le notti finché, dopo l’uccisione di Anouche, Marjane lo caccia via dalla sua vita gridandogli di non tornare mai più. E nelle scene che coinvolgono la vecchia nonna di Marjane, artefice della pioggia di gelsomini che resterà uno dei ricordi più belli e intensi della ragazza negli anni a venire. Soluzioni visive originali ed efficaci, come l’utilizzo di sagome nere senza volto, burattini animati che ricordano i pupi del teatro siciliano, nuvole di fumo morbide e stilizzate che avvolgono la scena di una fucilazione, consentono di ammantare di ulteriore poesia anche la crudezza di molti degli avvenimenti raccontati, facendoci entrare nei fatti attraverso lo sguardo di Marjane, quello di una bambina di pochi anni costretta a misurarsi con qualcosa di molto più grande di lei. Una curiosità: Persepolis è stato presentato in anteprima all’edizione 2007 del Giffoni Film Festival. Alla prima del film, una platea di piccoli giurati quasi tutti italiani si è ritrovata davanti alla versione originale della pellicola, sottotitolata in inglese: un prevedibile momento di smarrimento ha generato tra i piccoli spettatori un brusio indispettito, che però si è spento quasi subito. La grande presa delle atmosfere, l’altissima qualità della realizzazione, l’universalità della storia e dei temi trattati sono riusciti a tenere alta l’attenzione di una sala rimasta in completo silenzio per tutti i novantatré minuti della durata del film. Ed esplosa, alla fine, in un applauso commosso.

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