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[ conversazioni ]
Zygmunt Bauman:  
questa società liquida… l’uomo
Anzi, esse sono talmente manipolate (più comunemente spostando l’ansia causata dall’incertezza e dall’insicurezza verso la minaccia alla sicurezza), che ciò rende il confronto con le “radici”, per non parlare del loro “taglio”, molto difficoltoso…
Per quanto riguarda il concetto di liquidità, l’ho scelto perché ha in sé un’associazione più pertinente al compito che ci si aspetta da determinati concetti adeguati al tipo di realtà cui si riferiscono: porta alla mente l’imgletture di una sostanza che non può mantenere a lungo una forma e si modifica sotto l’influsso di cambiamenti minori nell’equilibrio delle forze. Esso concentra l’attenzione sulla “fluidità” di tutto ciò che è “dato” e i rischi correlati a tutte le previsioni a lungo termine; si avverte che, allo stato attuale del pianeta, la gravità degli effetti in linea di principio è sproporzionata alla gravità delle cause; esso ci avverte dell’inaffidabilità di prevedere gli sviluppi del futuro a partire dalle attuali “tendenze statistiche”; suggerisce il carattere episodico, “fino ad ulteriore notifica”, di tutte le diagnosi e le misure pratiche che potrebbero suggerire. In altri termini, ci suggerisce il punto in cui affondano le radici di questa enorme ansia e dei timori più diffusi e quale forma debba prendere il rimedio per essere davvero “radicale” (il che significa, “tagliare le radici”…)

Leggendo Vite di scarto ci si rende conto di quanto film come Lord of War di Andrew Niccol sui rapporti fra il mercato delle armi e gli stati più potenti del mondo o saggi come Gomorra dell’italiano Roberto Saviano sulla criminalità organizzata e i suoi intrecci con l’imprenditoria legale siano dei veri e propri corollari del suo libro. Quasi degli zoom su alcuni dei suoi aspetti. Come considera il fatto che il cinema e la divulgazione si occupino degli stessi temi di cui si occupano gli scienziati sociali?
Non c’è nulla su cui essere perplessi, a riguardo… continuo a ribadire che le arti e la sociologia fanno lo stesso tipo di lavoro: la reinterpretazione della percezione umana del mondo e la visualizzazione delle trascurate/rifiutate/ignorate alternative allo status quo. Le arti e la sociologia sono impegnate allo stesso modo in un dialogo continuo con l’esperienza umana ampliando gli orizzonti delle sue possibili interpretazioni. Il rapporto tra le arti e la sociologia si basa sulla piena cooperazione, il reciproco feedback e la rispettiva ispirazione, e nel peggiore dei casi su una fraterna rivalità… Personalmente, ho appreso molto più circa i Lebenswelten umani da Calvino, Kafka, Borges, Musil o Perec (solo per citarne alcuni) che da centinaia di studi di numerosi e rispettabili sociologi. Non essendo come noi, sociologi, costretti alle regole del mondo accademico e alle pratiche vincolanti attuali, gli artisti della penna o del pennello sono nella posizione migliore per osservare, individuare ed annunciare qualcosa di nuovo e senza precedenti nella percezione umana del mondo e suggerire revisioni che all’interno del mondo accademico sarebbero definite come non sufficientemente “realistiche”, e forse eretiche…
 
Nel suo Homo consumens lei affronta il tema dell’infelicità che sarebbe tipica dell’uomo della postmodernità, proprio perché dominato dal desiderio del consumo ininterrotto. In effetti, un accenno indiretto al tema è anche in Vite di scarto, quando ricorda l’aumento dei casi di depressione fra i giovani contemporanei. Possiamo considerare l’anoressia un simbolo forte di questo malessere? È forse la versione aggiornata del nichilismo nell’era del consumo?
La data di scadenza dei bestseller in libreria è compresa tra quelle del latte e dello yogurt; i titoli sulla lista dei bestseller cambiano velocemente, da una settimana all’altra. E ancora due tipi di libri appaiono, almeno negli Stati Uniti, in ogni lista settimanale. Sono libri che trattano di nuovi regimi dietetici e libri di cucina con nuove ed entusiasmanti ricette.
L’anima americana (e non solo quella americana) è divisa. Allenati, consigliati e spinti a cercare sempre nuovi piaceri, mentre sono esposti quotidianamente a promesse e tentazioni sempre nuove, gli americani (e non solo essi) anelano all’ancora non raggiunta estasi del palato, proprio come (non dimentichiamo la follia dell’esaltazione dell’ego!) ad essere visti ed ammirati nel ruolo di raffinati e sofisticati intenditori dagli amici e da altre persone che contano.
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Formati, consigliati e spinti a mantenere i propri corpi come recipienti di passati, presenti e si spera futuri piaceri, adatti ad assorbirne di nuovi, ma redarguiti quotidianamente contro il grasso, le sostanze tossiche ed altri “nemici interiori” che li minacciano se vengono ingeriti, gli americani (e non solo gli americani) non possono fare a meno di guardare con sospetto
ogni boccone di cibo che si mettono in bocca, di contare le calorie, che devono essere smaltite dopo aver ingoiato il boccone, e di studiare gli strani termini chimici riportati sulla confezione, nella speranza di trovare il giusto equilibrio tra i benefici sperati e i possibili danni. Un impegno doppio se mai ce n’è stato uno; un classico per la schizofrenia. Ad ogni passo si chiede un antidoto per affrontare i dannosi effetti collaterali. Viagra per la sera, una pillola contraccettiva per il mattino successivo.
Da ciò discendono l’anoressia, ed il suo alter ego, la bulimia, le figlie gemelle della società consumistica liquido-moderna. Entrambe sono ben in sintonia con una vita condannata a scelte infinite, che costringe il marinaio a navigare tra valori incompatibili ed impulsi contraddittori; e ad una vita vissuta nell’aspettativa che, con dovuta diligenza e saggezza, si possa trovare un modo per risolvere tutte le contraddizioni varie ed eventuali. Ogni qual volta la contraddizione persiste, gli sforzi compiuti per scioglierla, o le conoscenze utilizzate in tali sforzi, sono destinati ad essere considerati inadeguati, e coloro che si adoperano per ciò probabilmente sono accusati di negligenza o inettitudine.
Miller e Dollard condussero un esperimento con i ratti mettendoli dinanzi ad un “pacchetto regalo” con del gustoso lardo e una dannosa scossa elettrica. I ratti circondarono la fonte di questo messaggio ambivalente, impossibilitati a fare alcunch é di razionale (ma difficilmente c’era qualcosa di razionale da fare…) I due ricercatori svilupparono una teoria: nel punto in cui adiance e abiance (trazione e spinta, attrazione e repulsione, ndr) si danno equilibrio reciprocamente, lo squilibrio della mente e l’irrazionalità del comportamento sono le più probabili reazioni. Konrad Lorenz fece un esperimento con dei pesci, gli spinarelli, stipandoli in un acquario in pochissimo spazio e per loro non era chiaro se si trovassero ancora nelle proprie acque territoriali (nel qual caso l’istinto li avrebbe spinti alla lotta verso gli intrusi) o nel territorio di altri spinarelli (nel qual caso avrebbero dovuto fuggire via). In questa situazione, i pesci sollevarono in alto la coda e misero la testa sotto la sabbia, incapaci di seguire uno dei due schemi “razionali”: ossia scegliere tra l’attacco e la fuga. Entrambi gli esperimenti gettano luce sui fenomeni di anoressia e bulimia nella società consumistica liquido-moderna, di cui il “pacchetto-regalo” di cose attraenti e gli orribili effetti collaterali, nonché l’ambivalenza delle regole attribuita alle situazioni di scelta, sono caratteristiche più comuni e permanenti. Si potrebbe anche dire che, secondo le circostanze, anoressia e bulimia sono reazioni prevedibili – se non fosse per il fatto che questo fattore è assente nei ratti e nei pesci: le forme assunte dalle reazioni umane tendono ad essere culturalmente indotte, invece di essere determinate dagli istinti innati e pertanto immuni ai capricci delle norme culturali. Mentre l’ambivalenza è la compagna costante della condizione esistenziale umana, le reazioni probabilmente non prenderebbero una forma legata ai disordini alimentari, se non fosse per l’odierna cultura consumistica che identifica le souci de soi e l’amour propre con, esclusivamente o principalmente, la cura del corpo: più precisamente, con la cura della sua idoneità, ossia la sua capacità di produrre e assorbire i piaceri che il mondo e gli altri esseri umani che lo popolano sono in grado di offrire, e la sua apparenza serve ad attrarre i potenziali donatori di sensazioni piacevoli.
La souci de soi ridotta (o quasi) alla cura del corpo getta uomini e donne della società consumistica in una situazione simile a quella dei topi di Miller e Dollard e degli spinarelli di Lorenz.
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