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Noi scrutiamo l’oscuro dei fenomeni, dicevamo, ne osserviamo il versante culturale e cerchiamo conforto nei dati reali, puntiamo a coniugare speculazione teorica e inchiesta, lavoriamo d’immaginazione e di documentazione. Sociologia culturale in un mondo che i vecchi scrittori di fantascienza immaginavano, fantasticavano anche ingenuamente, e che invece si è realizzato nella sostanza, non certo nella previsione del singolo gadget tecnologico. Esiste un intimo legame tra la materia che vogliamo adoperare per creare i nostri strumenti d’indagine -la sf- e lo stato attuale delle merci, dei consumi e delle tecnologie di cui è intriso il quotidiano. Ecco perché, questa rivista ri-parla di fantascienza, un fenomeno d’altri tempi, sia il genere letterario che i suoi appassionati fan e/o studiosi, e per questo motivo una rivista in/attuale, perché quando si parla di sf si parla di letteratura (e poi di fumetti, cinema e telefilm) che racconta d’altri tempi e, ancor di più, perché non è del presente investire senza ritorno economico il proprio capitale intellettuale. Questo per spiegare il nome della testata, Quaderni d’altri tempi, dove con quaderni si rimanda ad altri luoghi di riflessione, come i Quaderni rossi e i Quaderni piacentini. Quindi, parliamo di libri, cinema, fumetti e altro, ma a partire dal loro paesaggio naturale, ovvero artificiale: le merci intelligenti, i non luoghi, l’ibridazione dei corpi. Mito e letteratura, consumo, tempo libero e cultura, micronarrazioni di massa, arte e oggetti quotidiani, la civiltà materiale rielaborata dall’immaginazione e di conseguenza ri-modellata dando luogo a nuove suggestioni in un processo infinito. L’estetizzazione del mondo, dalle pratiche individuali a quelle collettive, dei singoli e delle imprese, dalle attività di comunicazione a quelle artistiche. Pop e avanguardia, massa ed élite, polarità della vecchia dialettica che, come il Martini di 007, si ritrovano oggi serviti ben agitati, non mescolati. Scorribande tra il presente e la sf (la memoria narrata), un viaggio possibile se utilizziamo, metaforicamente, un’invenzione del genere: la macchina del tempo. Cercando conferme alle parole di William Burroughs -la fantascienza ha la cattiva abitudine di avverarsi-, quell’oscuro fenomeno che noi tentiamo di scrutare. |
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