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    b07b07
    L'uomo cartesiano, la natura bizzarra
    e il topolino di Thorndike
    di Livio Santoro

    Tra gli innumerevoli apporti all’indagine scientifica del pensiero di Cartesio c’è quello che parla di res cogitans e res extensa. Res cogitans e res extensa non sarebbero altro che le astrazioni primordiali attraverso le quali è possibile considerare l’essere umano. La prima corrisponde al mondo psichico, la seconda al mondo corporeo, quello fisico. Vi sono, cioè, alcuni fenomeni che appartengono in maniera privilegiata al primo tipo di realtà ed altri che, invece, corrispondono al secondo. È facile far scaturire da questa contrapposizione quella più classica e duttile che vige tra anima e corpo. Come noto, questa doppia visione delle cose ha avuto una serie di effetti nella lettura della realtà che per numerosissimi anni (ed è forse il caso di dire che, per certi versi, ancora siamo in questo periodo) hanno imposto un modo di vedere le cose per così dire condiviso. Non è la distinzione tra anima e corpo che ci preme indagare, ma quella, forse più mondana che appartiene alle maglie ristrette del metodo dell’indagine ontologica del mondo. Tale distinzione è quella tra soggetto ed oggetto. Lungi dal pretendere una soluzione frettolosa a questo problema secolare, sarebbe tuttavia importante assumerlo nella sua più immediata considerazione. Sostenere che esiste un soggetto e che esiste, parimenti, un oggetto ad esso separato vuol dire che si suppone l’esistenza di due realtà distinte: quella naturale (che corrisponde al mondo degli oggetti) e quella spirituale (che corrisponde a quello del soggetto). Si è presa a prestito la risaputa distinzione diltheyana tra scienze della natura e scienze dello spirito non a caso, quanto per un motivo particolare. Le scienze della natura hanno come oggetto la natura stessa, le scienze dello spirito, va da sé, hanno come oggetto l’uomo. Ciò che le distingue non è solo il metodo che le caratterizza, che pure è differente tra le due, ma è anche e soprattutto l’oggetto a cui esse alternativamente si riferiscono. L’uomo è oggetto separato dalla natura, è, chiaramente, soggetto. Questo significa che esisterebbero due aree separate ed inconciliabili in quanto non hanno dichiaratamente continuità tra di loro, necessitando di un vero e proprio salto per essere perlustrate entrambe. Dunque l’uomo, ossia chi agisce nella pratica della perlustrazione scientifica, ha la possibilità di appropriarsi del mondo naturale con la certezza del fatto che esistono delle leggi a cui il mondo naturale si rifà, inderogabilmente. Il problema nell’indagine scientifica si verificherebbe, invece, all’interno dell’uomo stesso, inafferrabile fin quando non lo si promuove al ruolo di oggetto naturale. E quest’ultima cosa è, sia detto a margine, grossomodo quello che i comportamentisti, Thorndike e Pavlov, intendevano fare trattando l’animale come l’uomo (ossia l’uomo come l’animale).
    Tuttavia abbiamo imparato che la realtà non è poi così lineare e che, di conseguenza, nemmeno l’essere umano è così semplice da poter essere ridotto a mero oggetto naturale. Dunque sarebbe il caso di associare nuovamente quelle due astrazioni cartesiane di res cogitans e res extensa ad un’unica piattaforma, e per farlo, qui, c’è purtroppo bisogno di insistere per qualche altro breve passaggio sul linguaggio tecnico della filosofia.

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