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    Simplicissimus, Švejk, Forrest Gump,
    o la guerra combattuta dai semplici
    di Adolfo Fattori

    Ma Forrest ha una grande qualità: è ampiamente inconsapevole di ciò che gli accade intorno. È innocente. E riesce, senza nessuna volontà, nessun calcolo, a schivare i colpi che gli vengono dalla sorte. Così affronta – senza nessuna consapevolezza del posto che questa assumerà nella storia del Novecento, e nell’immaginario americano – anche la guerra in Vietnam. Ne esce vivo, addirittura da eroe, dopo aver visto morire il suo amico Bubba, e aver salvato dalla morte il suo tenente – che perderà le gambe, e lo maledice perché avrebbe preferito morire. Addirittura, realizzerà il sogno di Bubba: una nave da gamberi! Su cui lo raggiungerà proprio il tenente, un volta superato il rancore per Forrest, e riconosciutane la grande, profonda affettività e innocenza. Avrà addirittura una medaglia, per il suo eroismo involontario. E incontrerà il presidente degli Stati Uniti. E subito dopo si ritroverà a partecipare da protagonista, sul palco degli oratori, alla grande marcia per la pace che si svolse a Washington nel 1973. Ma non se ne farà un vanto – non se ne accorgerà nemmeno... 
    In realtà, è come se Forrest viva in un altro flusso temporale. Fuori del tempo sociale e del tempo storico, vive in un tempo degli affetti che gli permette di continuare a dialogare con i suoi morti (Cavicchia Pecchinenda, 1996), e di aspettare per un tempo lunghissimo che la sua amata, Jenny, che conosce fin da quando erano ragazzini, si decida ad amarlo a sua volta. Forrest Gump è, insomma, invulnerabile agli eventi tragici del mondo – quasi invisibile ad essi, impalpabile, per cui non ne viene colpito, mai.
    In questo rappresenta bene l’uomo del passaggio alla tarda modernità – di cui peraltro il Vietnam fu uno dei momenti cruciali – inconsapevole e irresponsabile, staccato dal mondo, privo di progetto. Con una peculiarità, però: la capacità di conservare qualche ancoraggio al passato, almeno al suo passato personale, quello degli affetti. E la capacità di raccontare: il film è un lunghissimo flashback, di lui su una panchina, in attesa dell’autobus che lo porterà dalla sua Jenny, a raccontare alle persone che si avvicendano al suo fianco mentre aspettano il loro autobus, tutta la sua vita. Affidandosi alla narrazione di se stesso, l’eternamente giovane Forrest risulta l’unico, fra i suoi contemporanei, capace ancora di riconoscere un filo che colleghi gli eventi fra loro, e di dargli senso – un senso che però procede dall’affettività. Non certo quindi il senso delle cause e degli effetti, ad esempio, o quello delle coincidenze, come Milan Kundera fa fare a Tereza in L’insostenibile leggerezza dell’essere. Per il giovane americano – come non c’è progetto (se non il riunirsi alla “sua Jenny”) – non c’è causalità, o casualità. C’è lo scorrere fluviale degli eventi, della vita, degli affetti. Tanto che sono gli altri, spesso, a provare ad attribuire senso ai gesti di Forrest, come coloro – in numero sempre più grande – che cominciano a seguirlo quando inizia una corsa non stop attraverso tutti gli Stati Uniti, giusto perché “… ne ha voglia” – eludendo con questa risposta la domanda che continuamente gli viene posta, e lasciando su malgrado libero il suo “seguito” di immaginarsi quello che vuole…
    Seppur fuori della storia, privo di consapevolezze, è il solo fra i tre personaggi di cui abbiamo scritto ad essere (fuor di metafora) davvero “scemo”, e a sopravvivere lo stesso alla sua guerra.

       [1] (2) [3]
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    la
    — Cavicchia Scalamonti A., Pecchinenda G., La memoria consumata, Ipermedium, Napoli, 1996.

    — Groom W., Forrest Gump, 1986, trad. it. Sonzogno, Milano, 2002.

    — Hašek J., Osudy Dobrého Vojáka Švejka, 1921-1923, trad. it. Il buon soldato Švejk, Feltrinelli, Milano, 1992.

    — Kundera M., Nesnesitelná lehkost byti, 1984, trad. it. L’insostenibile leggerezza dell’essere, Adelphi, Milano, 1985.

    — von Grimmelshausen J. J., Der abenteuerliche Simplicissimus Teutsch, 1669, trad. it. L’avventuroso Simplicissimus, Mondadori, Milano, 1982. 

    — Roth J., La tela di ragno, Bompiani, Milano, 1975.

    — Steklý K., 1956, Osudy Dobrého Vojáka Švejka, Cecoslovacchia, 1956, 1957.

    — Umgelter F., Der abenteuerliche Simplicissimus Teutsch, Germania/Francia, 1975.

    — Zemeckis R., Forrest Gump, USA, 1994, Paramount Home Entertainment, 2004.

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