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    Simplicissimus, Švejk, Forrest Gump,
    o la guerra combattuta dai semplici
    di Adolfo Fattori

    Il romanzo è una feroce critica contro la chiesa, l’impero, i militari, la burocrazia fatiscente di un impero austroungarico ormai allo sfascio. Contro i poteri, insomma, ormai imbalsamati e bolsi di una società al crepuscolo. Švejk sostanzialmente guada i guai, facendo l’ingenuo, dichiarando la sua idiozia, e – e qui è l’operazione magistrale di Hašek – dichiarandosi, lui praghese, suddito fedelissimo dell’Imperatore, desideroso di andare in guerra. Motivo per cui il medico militare boemo che lo visita lo considererà veramente pazzo, spedendolo in manicomio. Da cui verrà però strappato dai medici austriaci, che considerandolo un simulatore, lo manderanno in prigione. Ma qui incontrerà un cappellano militare che lo tirerà fuori e lo porterà con sé alla guerra, che il “buon soldato” comincerà a “combattere” sbronzandosi con lui e recitando delle farsesche messe da campo completamente ubriaco. Ma la pace non durerà a lungo, e dopo varie traversie, si ritroverà a vagare nelle retrovie, girando più o meno in tondo, nel vano tentativo di raggiungere la sua destinazione. Cosa che non avverrà mai, per la morte di Hašek, che lascerà il soldatino a vagare per l’eternità nelle terre dell’impero in frantumi…
    Švejk, in realtà, è un furbastro, come Simplicissimus: “fa – come si suol dire – lo scemo per non andare in guerra”. Mente, svicola, si destreggia. E, fin quando il suo autore morendo non lo lascia da solo, a metà delle sue avventure, riesce perfettamente nel suo intento. Chissà cosa sarebbe diventato alla fine della guerra, con la dissoluzione dell’impero… Speriamo, non uno di quei reduci incarogniti o di quei piccoli borghesi, così ben descritti da Joseph Roth in La tela di ragno (1975), ottusi e meschini, che forniranno ad Hitler il materiale umano (?) per le sue falangi di assassini e burocrati. Probabilmente avrebbe continuato ad imboscarsi e industriarsi per sopravvivere. Ricordiamo che l’Europa del Seicento viaggiava a larghi passi verso la modernizzazione – anzi, la Guerra dei Trent’anni realizza uno dei punti di catastrofe di questo transito – e che per contro la Cacania era ancora ampiamente un paese feudale, imperniato sulla tradizione e sul suo rispetto: laddove il XV secolo guardava al futuro, l’Impero austro-ungarico fissava caparbiamente il passato…

    b06Figure del transito dall’arcaico al moderno, Simplicissimus e il buon soldatino sono espressioni di quella mitica saggezza popolare che si industria per schivare le varie tegole che la “Storia” gli scatena contro – e, necessariamente, padroni di un progetto mirato al futuro: come minimo, appunto, sopravvivere…
    Ma Forrest Gump? Il suo caso è differente. Intanto, il successo dell’opera si deve prima di tutto al film che Robert Zemeckis ne ha tratto, a differenza degli altri due romanzi. Poi, Forrest è molto diverso dagli altri due eroi – “di guerra”, è proprio il caso di dire. Intanto, in realtà il giovane è, senza saperlo, in guerra da sempre; da quando suo padre, dopo averlo visto nascere e prima di abbandonare lui e la madre, lo aveva fatto battezzare con il nome di un ufficiale del Ku Klux Klan. Da quando i suoi coetanei scoprono le sue debolezze – gli effetti di una poliomielite, la sua fragilità intellettiva… È in guerra da vittima predestinata, ma…

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