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    Nella cuccia del consumo di Gennaro Fucile


    cane Occorre però liberarsi dell’idea del semplice transfert bambino/animale, andare oltre, astrarre. E fare prima un passo indietro, quando valeva ancora la logica delle differenze tra uomo e animali da compagnia, amici che da sempre ci vivono intorno, ma con un proprio statuto naturale solo in parte modificato dalla cultura umana, poiché gli animali, una volta soddisfatto il bisogno, hanno sempre solo riavviato lo stesso ciclo. L'uomo, invece, dopo la gratificazione, ha sempre innescato continuamente una spirale di nuovi desideri, con continui slittamenti, spostandone incessantemente la soglia. Una crescita esponenziale su cui si è costruita nel secolo scorso un’offerta di beni sempre più variegata, con un surplus di informazioni incorporate. Progressivamente le informazioni, le merci, chi le produce e chi ne fruisce iniziarono a connettersi, sorse l’alba della società dei consumi, la democrazia delle cose andò a pieno regime. Dapprima, la società industriale aveva instaurato l’equivalenza tra merci e uomini e la conseguente reciproca scambiabilità. 
    Nello stadio successivo, l’attuale, l’economia ora autenticamente democratica equipara tutto: produttori, consumatori, merci e aziende in un possibile scambio perenne di ruoli e di statuti ormai consistenti come un crème caramel. 
    I prosumer e tutte le varianti del concetto di consumo produttivo sono indici di questa circolarità. Un gioco di permutazioni ruotante intorno al concetto di flessibilità e che, messo in grado di esprimersi appieno, annulla tutte le distanze, quella tra uomo e macchina, tra naturale e artificiale, tra reale e finzione, tra l’informazione, il mittente e il destinatario, tra uomo e ogni altro essere vivente. Cyborg e avatar sono soggetti limite, esponenti emblematici di un ben più ampio numero di partecipanti – i consumatori – ai multi-gioco di ruolo necessari per essere protagonisti nella società del benessere.
    Un ordine pseudo-ludico dove la posta in palio è sempre un nuovo bisogno/desiderio da soddisfare. A un consumo poi ne segue un altro, c’è sempre un desiderio da esaudire e le aziende che operano in quel determinato mercato solerti innovano.
     
    caneUn intervento che non si limita unicamente a realizzare una novità di prodotto, ma anche a sollecitare un nuovo bisogno/desiderio con il concorso di tutto l’armamentario di marketing. 
    Allora, ci si chiederà: sono reali i bisogni dei consumatori o indotti? Entrambe le cose: sono reali i bisogni di consumare le narrazioni che le merci/marche incorporano, e tendenzialmente indotti quelli di acquistare certi prodotti e non altri, in determinate quantità con cadenze d’acquisto più o meno prestabilite. Movimento tendenziale “disturbato”, frenato o incrementato dal reddito reale. È a partire da un bisogno reale di immaginario che si acquistano e si consumano cibi e oggetti. In tal senso è intrinseco lo slittamento da un desiderio a un altro e necessaria la reiterazione, la coazione ad acquistare. A fare acquisti sempre più personalizzati di grandi volumi di desideri, sempre più desideri – che per definizione non hanno confini – e che possono essere estesi anche ai desideri altrui e, infine, a quelli dell’altro per eccellenza, tutti gli altri viventi che abitano il pianeta, gli alieni fatti in casa, i cani per esempio. Ecco perché l’acquirente di petcare può ben esprimere la quintessenza del consumo.

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