VISIONI / 24


di Joel Surnow, Robert Cochran / Usa, 2001-2010 / Fox


Un paio d'ore nell'America di Jack Bauer  

di Giovanni De Notaris


Quello che segue avviene tra le 10:00 e le 12:00

L’articolo è scritto in tempo reale

 

L’american lifestyle per tradizione è da sempre stato il carburante per la creazione di romanzi, film o serie tv, che ambivano ovviamente a rappresentare, seppur con qualche tocco di immaginazione o di fantasia, la società del tempo, ma anche le tendenze sociali e politiche del paese. In altre parole la letteratura o il cinema servivano anche al governo per trasmettere delle idee o dei valori e quindi incoraggiare i cittadini a vivere in una determinata maniera, tentando con un po’ di fortuna di orientare anche le loro scelte politiche. Se ne possono fare diversi di esempi: film come la saga di Rambo, o telefilm di guerra, o sulle forze armate americane come il famoso e mai dimenticato A-Team o il più recente The Unit, ma ancora classici come Starsky e Hutch o T. J. Hooker sulle forze di polizia, volevano esaltare i valori americani, rendere anche più accettabile ai cittadini il fatto che le forze armate fossero necessariamente schierate in tutto il mondo, perché come si evinceva dalle avventure narrate, i militari a stelle e strisce erano sempre nel giusto e agivano a tutela dei più deboli. Solo che la realtà raramente è stata così vicina alla fiction (un vero paradosso)!

 

10:15

 

Gli anni Ottanta sono stati i più prolifici sotto questo aspetto, e coincidenza volle che furono anche gli anni della presidenza del “grande comunicatore” Ronald Reagan – su cui James Ballard ha scritto alcuni articoli magistrali (1999, pp. 57-60) – che come noto spinse al limite il conflitto con l’Unione Sovietica e i suoi alleati, in un crescendo di operazioni militari in tutto il mondo, alla luce del sole o sotto copertura.

Come si diceva, il cittadino medio andava però educato a quello stile di vita, e difatti non si deve dimenticare che ancora oggi quando si produce un film di guerra o sui servizi segreti ci si affida sempre alla consulenza di funzionari della CIA, del dipartimento di Stato o delle forze armate: è una prassi. La televisione quindi non ha mai perso la sua capacità, in bene o in male, di influenzare – ma oggi sarebbe meglio dire “assuefare” – i cittadini. Questa è la tradizione ideologica in cui si inserisce anche la serie tv che meglio di altre ha rappresentato i primi dieci anni del terzo millennio americano: 24.

 

10:30

 

Questa lunga epopea, che si conclude definitivamente con l’ottava stagione da poco trasmessa negli States, viene ritenuta una delle migliori spy story saga dai tempi di Mission: impossible. I colpi di scena non mancano mai, un orologio digitale scandisce il tempo tra una scena e l’altra con un suono che sembra lo scatto del tamburo a ripetizione di un revolver, riproducendo quindi la sensazione del “tempo reale”. Questo concetto, infatti, non è solo un banale trucco cinematografico, perché ogni episodio viene girato realmente da una determinata ora a un’altra. Se, ad esempio, l’episodio va dalle 19:00 alle 20:00, allora si gira davvero in quell’orario, non durante la notte in un’ora a caso tanto per riprodurre l’effetto notturno.

C’è pura adrenalina, lo spettatore sa che non può fidarsi di nessuno, neanche del protagonista, che è uomo e può sbagliare; nessuno è quello che sembra. Neppure il presidente degli Stati Uniti è affidabile, come si evince in particolare dalla quinta stagione (FOX, 2006) dove il presidente Charles Logan (l’attore Gregory Itzin) è addirittura l’organizzatore di un complotto terroristico a danno del suo paese.

 

10:45

 

La serie ha per protagonista l’attore Kiefer Sutherland, figlio di Donald Sutherland, nella parte di Jack Bauer, direttore e poi semplice agente della Counter Terrorism Unit di Los Angeles. Questa scelta non è a caso. Non dimentichiamo che il telefilm comincia a ridosso dell’11 settembre, data che cambiò totalmente la strategia politica della sopita Amministrazione di George W. Bush: le dure leggi antiterrorismo introdotte dopo l’attentato e i nuovi uffici creati per perseguire in maniera totalmente nuova i nemici cominciarono a proliferare fin troppo. Jack è un ex militare, duro, spietato, ben avvezzo alla tortura, altro tema fin troppo presente durante l’Amministrazione Bush. Il suo modo di agire, in perfetta sintonia con il ritmo del telefilm, è sempre frenetico, talvolta isterico; Jack si arrabbia facilmente, alza spesso la voce, è molto sbrigativo. Ma d’altra parte il telefilm è piaciuto perché rispecchiava i ritmi frenetici e sbrigativi con cui alla Casa Bianca si trattava abitualmente con amici e nemici. Esprime anche i continui timori della società dell’epoca che voleva una risposta immediata ad ogni possibile incertezza.

La vera paura, quella dell’incertezza.

L’incertezza che quotidianamente colpisce i genitori che mandano i figli a scuola e non sanno se ritorneranno. Jack è anche padre, ha una figlia Kim (l’attrice Elisha Cuthbert) che lo accompagnerà per quasi tutte le stagioni, lavorando anche per un periodo nell’unità antiterrorismo assieme a lui, poco dopo la morte della madre Teri (Leslie Hope) avvenuta nella prima stagione (FOX, 2001-2002).

Sarebbe miope però ridurre il personaggio di Jack al tipico militare alla Rambo che uccide prima di pensare. Bauer ha istinto, capisce bene grazie al suo addestramento chi mente e chi no, è una sua dote naturale, sa quindi quando è necessario spingersi al limite oppure no. Jack è un servitore fedele della patria, la sua lealtà al suo paese non è assolutamente in discussione, non sta a scervellarsi se chi comanda la nazione agisce bene o male, il suo compito è solo quello di eseguire gli ordini. Se scopre però che chi li ha impartiti è in realtà un omicida o un traditore, come il già citato presidente Logan, allora deve essere fermato perché quello che la costituzione americana insegna è che nessuno può considerarsi al di sopra della legge, neanche il presidente.

 

11:00

 

La forza del telefilm risiede nel suo sapore di verità: gli americani si identificavano nei drammi quotidiani che Jack affrontava; erano i loro. Il terrorismo, la minaccia batteriologica (entrambi temi attuali), un presidente che disonora il suo incarico (come dimenticare la parabola discendente di Richard Nixon), il non potersi fidare di nessuno, “il nemico tra noi”, e così via. Il telefilm rispetta anche la tipica tradizione degli anni Ottanta in cui i nemici sono, come al solito, i russi nostalgici della guerra fredda, i mediorientali e – in perfetta sintonia con l’attualità – non mancano gli onnipresenti cinesi, che cercano di carpire le tecnologie più segrete della potenza americana. Addirittura, talvolta tutti e tre assieme con l’aiuto di qualche traditore interno come accade nella sesta stagione (FOX, 2007). La serie, inoltre, è prodotta dalla Fox TV del miliardario Rupert Murdoch, sostenitore da sempre del partito repubblicano e, quindi, di alcuni aspetti cari alla vecchia Amministrazione Bush. Liquidare però banalmente 24 come una serie violenta e “di destra” sarebbe sbagliato.

È stata la prima serie tv a presentare non uno ma ben due presidenti afroamericani, i fratelli David e Wayne Palmer (rispettivamente gli attori Dennis Haysbert e D. B. Woodside) entrambi ex militari amici di Jack; non solo, ha presentato un presidente donna, Allyson Taylor (l’attrice Cherry Jones), guarda caso in concomitanza con le elezioni che videro opporsi all’interno dello stesso partito – quello democratico – Barack Obama e Hillary Clinton; c’è stata lungimiranza o opportunismo in queste scelte? Un banale tentativo di risollevare gli ascolti della serie quando cominciavano a calare? Non lo sapremo mai. Ma è anche per questo che 24 è stata uno specchio dei primi dieci anni del nuovo secolo in America.

 

11:15

 

Come detto, inoltre, il telefilm affronta un altro tema attualissimo: i rapporti con la potenza emergente cinese. Al termine della quinta stagione (2006), infatti, i cinesi rapiscono Jack accusato ingiustamente di aver ucciso un diplomatico del loro paese, e nella sesta (2007), liberato dal presidente Wayne Palmer, si trova proprio a dover evitare che la Cina si appropri di un componente tecnologico di proprietà del governo americano. Questo è un timore che fin dal 2001 gli Stati Uniti hanno dovuto affrontare in seguito al noto incidente diplomatico per lo scontro avvenuto nei pressi dell’isola di Hainan, nel mar della Cina, tra un aereo spia americano e uno cinese. I cinesi avrebbero poi restituito l’aereo smembrato e sezionato dopo un certo periodo, e dopo averlo ben analizzato per carpirne le nuove tecnologie operative di cui era fornito. Ancora quindi 24 riprende i temi più attuali che possono far paura all’America.

Jack resterà per un paio d’anni circa prigioniero dei cinesi – oltre a essere torturato – uscendone mentalmente sconvolto. Difatti dalla sesta stagione (2007) nel telefilm vi è un’impennata vertiginosa di violenza e adrenalina quasi a rispecchiare un Jack Bauer ormai stanco, stravolto e tradito, tanto che quando si troverà a collaborare con un presunto terrorista per scovare altri terroristi, al momento di torturare uno di loro ammetterà di non saper più come si fa, tanto che è il terrorista “amico” a rassicurarlo dicendogli che imparerà di nuovo. Paradossalmente straordinario!

Da questa stagione Jack non sarà più lo stesso: la sua vita è ad una svolta definitiva. Scoprirà infatti che nel complotto contro il suo paese oltre ai cinesi, russi nostalgici della guerra fredda e mediorientali, sono anche coinvolti suo padre (l’attore James Cromwell) e il fratello (Paul McCrane), che addirittura nella stagione precedente aveva complottato per ucciderlo. Il padre traditore cerca addirittura di fuggire in Cina perché, dice, a breve sarà quella la potenza dominante; altro concetto che il telefilm ha saputo ben riprendere dalla realtà. A questo punto la vita passata di Jack è ormai conclusa. Fuggirà disgustato e amareggiato da un’America di cui non si fida più.

 

11:30

 

Lo ritroveremo in Africa dove affronterà un altro tema fin troppo noto al mondo occidentale: quello dei bambini soldato arruolati dai signori della guerra locali. Jack ne salverà un piccolo gruppo portandolo con se in America (Cassar, 2009). Salverà loro, ma condannerà se stesso perché tornato in patria sarà sottoposto al giudizio di una commissione del Congresso che indaga proprio sulle torture commesse da agenti e militari americani. Ancora una volta, il nesso con l’attualità è abbastanza chiaro: la settima stagione (FOX, 2009) arriva nel momento in cui iniziava la presidenza Obama, ed erano venute a galla le tristi scene delle prigioni irachene e cubane dove le torture erano all’ordine del giorno. Jack si difende dichiarando che tutto ciò che ha fatto in passato era dovuto a casi di pericoli imminenti per la sicurezza del suo paese. Tra l’altro è importante notare che mentre le torture dei soldati americani erano accadute all’estero, quelle da lui compiute avvennero in suolo americano, quindi colpa ancora più grave. Dichiara però sul banco degli imputati di non pentirsene. Successivamente, dirà in privato al senatore responsabile della commissione che sa che ciò che ha fatto è mostruoso, ma purtroppo l’America ha bisogno di persone come lui. Dovrà poi affrontare un complotto batteriologico ai danni del suo paese (chi dimentica gli attacchi con l’antrace all’indomani dell’11 settembre), organizzato da una potente compagnia militare che fornisce armi al Pentagono, e che cerca addirittura di assassinare il presidente Taylor. Il tutto condito dalla scoperta del tradimento del suo grande amico Tony Almeida (l’attore Carlos Bernard), disgustato come lui dal modo in cui si è comportato il governo americano, responsabile di aver causato la morte della moglie.

 

11:45

 

La serie come si diceva è uno specchio dei tempi, tempi difficili che l’America ha vissuto e che vive tuttora, ma con la fine della presidenza Bush il telefilm ha cominciato a subire un calo di ascolti che ha portato poi alla sua conclusione con l’ottava stagione trasmessa nel 2010 negli Stati Uniti. È ovvio, gli americani con il voto a Obama hanno deciso di lasciarsi alle spalle quegli anni di guerra e di violenza adrenalinica, e forse non hanno più gradito le avventure di una serie che proprio a quella tipologia di società si ispirava. Bauer inoltre era diventato quasi un supereroe indistruttibile, capace di resistere in maniera sovrumana al dolore, di rimettersi subito in piedi e di ripartire all’attacco; certi atteggiamenti ipersteroidei, per quanto utili alla narrazione e al profilo del personaggio, avevano, forse, ormai stancato un pubblico che sembra riscoprire valori più legati alla quotidianità, all’interiorità, lasciando alle pellicole dei supereroi da fumetto la dimensione iperbolica dell’indistruttibilità. In fondo nessuno può davvero fare quello che fa Jack…

L’antieroe (perché di questo si tratta) Jack Bauer ci ha però lasciato un valido insegnamento; va avanti nonostante la fatica e il dolore senza ricevere mai alcun ringraziamento, ne tantomeno trova mai la pace; la vita gli riserva sempre brutte sorprese, proprio come accade – secondo le leggi dell’immaginario eroico – nella vita reale. Il fatto che uno compia buone azioni non significa che poi la vita gli donerà un futuro più felice. Questo è il vero, reale insegnamento di 24: la vita è sofferenza, ma bisogna comunque andare avanti in attesa che inizi un altro giorno.

Sembra quasi di ricordare la frase che concludeva negli anni Settanta ogni episodio dell’immortale serie Happy Days: “Stay tuned for more happy days.” Il popolo americano resterà pure sintonizzato, ma per altri happy days dovrà attendere ancora a lungo.

 

12:00

 


LETTURE

× Ballard J. G., A User’s Guide to the Millennium, 1996, trad. it., Fine millennio: istruzioni per l’uso, Baldini & Castoldi, Milano, 1999.


VISIONI

× Cassar J., 24 Redemption, 20th Century Fox, USA 2008, 20th Century Fox Home Entertainment, 2009.