VISIONI / GRILLO IS BACK


di Beppe Grillo / Teatro Ventaglio Smeraldo, Milano / 22 - 30 ottobre 2010


La fantasia distruggerà il potere,
e una risata vi seppellirà...
forse

di Daniela Fabro


Il ritmo del pianeta che respira, o meglio, soffoca, sotto la spinta di tutti i disastri ambientali dell’ultimo periodo, dallo tsunami al terremoto di Haiti, alla perdita di petrolio del pozzo della BP nel Golfo del Messico, offre a Beppe Grillo il pretesto per la prima “battuta” del suo nuovo spettacolo, Grillo is Back, nella capitale morale del Paese. “Questo è niente rispetto a quello che dovete soffrire voi cittadini qui a Milano”. Perché da anni il comico, prima di raggiungere le destinazioni delle sue tournée, si fa mandare via internet dagli abitanti stessi la lista delle cose che non vanno nel posto dove si esibirà: così è nata la sua mobilitazione sui temi civili e dell’inquinamento.

E via elencando tutti gli ostacoli che gli spettatori hanno incontrato sulla strada per raggiungere il Teatro Smeraldo, che affaccia da cinque anni su una piazza – una piazza con tanto di Porta storica, una delle porte delle mura romane costituenti il primo anello che circonda la città subito fuori dal centro – devastata dagli interminabili lavori per uno dei tanti parcheggi sotterranei che si cercano di costruire ma sono di fatto degli eterni cantieri (con tutte le loro nefaste conseguenze, mancanza di posti auto, blocco del traffico, morìa delle attività commerciali circostanti: lo stesso impresario del Teatro ha da poco annunciato di voler chiudere).

La stessa atmosfera di degrado e desolazione che aleggia intorno a questi lavori in corso è ormai la cifra di tutta una metropoli dove traffico, macchine, gru, buchi per metropolitane da costruire per le quali non esistono più i finanziamenti, vie alluvionate alla prima pioggia autunnale, grattacieli che vengono su da Porta Nuova (basta osservarne la skyline passando di fianco a Porta Garibaldi per rendersi conto di quanti immobili si stiano costruendo in barba a ogni parere dei cittadini in opposizione ai palazzinari sul Pgt, Piano generale del territorio) a City Life (la vecchia Fiera Campionaria destinata ad ospitare un nuovissimo quartiere residenziale da 12.000 euro a mq), mostrano il volto di chi la sta spolpando per i propri profitti.

Facile demagogia. Populismo, si dirà. E certo il fondatore del Movimento 5 Stelle, che alle elezioni regionali della primavera scorsa, cui si è presentato per la prima volta, è riuscito a imporre due consiglieri in Piemonte e due in Emilia Romagna (dove ha conquistato il 7% degli elettori), raccogliendo nelle altre Regioni dove aveva i propri candidati più del 3% dei voti, nella totale indifferenza della stampa e di tutti gli altri organi di informazione, potendo contare solo sulla cassa di risonanza della rete e sulla mobilitazione orizzontale (“uno vale uno”) delle persone nelle liste da lui certificate (residenza nella città in cui ci si candida e fedina penale pulita, ma non è così scontato), si è attirato gli strali di tutto il sistema, da destra a sinistra, che lo hanno definito campione dell’antipolitica.

Ma è antipolitica quella di un personaggio che alla fine di una fortunata carriera, pur essendo stato esiliato dalla tv alla fine degli anni Settanta per una battuta sui socialisti, poteva anche starsene a casa con la moglie e i sei figli, e invece ha scelto di battersi – attraverso un blog che è arrivato ad essere tra i primi dieci cliccati a livello mondiale (e, si sa, sul web si è seguiti solo se attendibili: le bufale non durano al vaglio della verifica sulla stessa rete) – dalla parte dei cittadini, contro lo sfruttamento di ogni potere, economico e politico, che prospera proprio sulla loro disinformazione? Svendita della Telecom, fallimento di Alitalia, crack di Parmalat, smantellamento di Italtel e Olivetti. Ecco solo cinque esempi, che Grillo ha denunciato per primo, di come gli imprenditori in Italia “nel migliore dei casi si siano accontentati di bonus e milionarie buonuscite, e nel peggiore di come abbiano svenduto interi patrimoni industriali”, si legge sul suo blog, disprezzando le leggi e gettando fraudolentemente sul lastrico centinaia di migliaia di piccoli investitori, nonché licenziando gli operai.

Questo “modello” è anche quello su cui prosperano gli affaristi milanesi, di cui Grillo ha ricostruito, in un grafico molto interessante illustrato durante lo spettacolo, tutti gli interessi incrociati: non ce n’è uno di questi “capitani di industria” che non sieda in svariati consigli di amministrazione (ma sono davvero così avidi?) e, soprattutto, che non sia interessato al business del cemento. Questo significa, ovviamente, sempre meno spazi, meno verde, meno servizi per la città, e più costruzioni (sulle quali si allunga anche la mano della mafia, attraverso il controllo delle fabbriche di calcestruzzo e della macchine di movimento terra), anche a scapito dei parchi agricoli; in definitiva, più appartamenti che ben in pochi potranno acquistare e che comunque non servono perché la città è già piena di interi immobili completamente vuoti. Gli abitanti non ci guadagnano nulla, e non possono nemmeno più comprare o affittare case vecchie, perché anche quelle preesistenti, per esempio nel centro storico, nel portafoglio di queste società, sono tenute artificialmente costose per alimentarne bilanci solo figuratamente in attivo. È questa la Milano del futuro, che si sta preparando anche, come se le speculazioni non bastassero, all’Expo 2015? E non era un segnale sufficiente di disfatta di questo tipo di “sviluppo” economico quel fallimento che è stato la costruzione del nuovo quartiere Santa Giulia a Rogoredo, dove si è scoperto che non erano stati preventivamente bonificati i terreni e si erano costruiti, complici anche alcuni amministratori, perfino asili per bambini su una terra in cui erano stati sversati rifiuti tossici?

Già, i rifiuti – così continua lo spettacolo di Grillo – cosa impedisce di riciclarli al quasi 100% quando le tecnologie ci sono, come dimostra la Vedelago, azienda di smaltimento e recupero di tutti i materiali per un loro secondo uso industriale (le famose materie prime seconde con cui fabbricare panchine e altri manufatti da esterni che servono alla collettività)? Ma in questo caso ci guadagnerebbero i cittadini, invece delle ecomafie, non pagando nemmeno più la tassa sui rifiuti, come succede in un paesino in provincia di Treviso, dove proprio un eletto della lista 5 Stelle ha organizzato un sistema di raccolta differenziata a costo zero per le scuole e per le case.

Ultimo capitolo di questo excursus su come costruire una società diversa è quello sull’energia, verde e in rete. Perché il vero problema delle energie alternative, spiega Grillo, non è la tecnologia, che, comunque, la ricerca scientifica saprà prima o poi assicurare, ma, ancora una volta, la speculazione economica a profitto dei soliti noti. Se ci facciamo scippare la produzione di fotovoltaico o eolico – come già accade in Sicilia e Sardegna, posto quest’ultimo dove il vento lo sta sfruttando il faccendiere Flavio Carboni, già coinvolto nell’affaire P3 – da chi da decenni inganna la buona fede di chi l’energia la usa, usufruendo di appalti poco chiari, il modello di sviluppo non cambierà mai e procederà sempre ad esclusione degli interessi dei cittadini a favore dei profitti milionari dei monopolisti della distribuzione, di energia, in questo caso, ma come già successo anche per le reti telefoniche.

Non è già stato sufficiente che l’Enel, per anni e anni, si sia fatto pagare in bolletta dai consumatori un contributo per lo sviluppo di energie pulite che finora non ha sviluppato? E che adesso, aggiungiamo noi, che comincia a pubblicizzarle tramite uno spot trasmesso in tv e sui giornali, su cui Grillo non manca di ironizzare, stia anche raccogliendo denaro sul mercato dei capitali emettendo, attenzione, non solo bond, ma anche una quota di azioni, magari con l’intento di ricomprarle non appena se ne abbasseranno le quotazioni, con un’operazione di buy back, cioè riacquistando se stessa, dopo aver drenato le risorse dei piccoli azionisti che alla fine così non ci guadagneranno nulla?

Basta!, arringa Grillo la platea, l’energia alternativa si fa autonomamente, casa per casa, con i pannelli solari, non solo per risparmiare sulla bolletta e non inquinare, ma anche per rivenderla, tramite le connessioni in rete, ai detentori dei canali di distribuzione, finché resisteranno, o meglio, ad altri utilizzatori, guadagnandoci pure.

Ma lo spettacolo, oltre che un dito accusatore, è anche una formidabile memoria storica: solo in questa sede infatti si ricorda, in tempi grami in cui tutti si affannano ad osannare Sergio Marchionne, come la Fiat abbia smesso di progettare macchine nuove (e vendibili) dall’epoca dell’ingegner Vittorio Ghidella, cui successe quel Cesare Romiti della finanza al posto dell’industria, che così ne affossò definitivamente i destini che nessun amministratore delegato successivo, da Paolo Fresco ad appunto Marchionne, ha saputo più risollevare, salvo mettersi in tasca compensi milionari.

C’è da chiedersi quindi se siano davvero gli operai i responsabili della scarsa competitività di un’azienda il cui direttore ricerca e sviluppo alla fine degli anni Settanta si fece dare da un comico l’indirizzo di chi aveva prodotto l’auto elettrica con cui quest’ultimo si era presentato già in tempi non sospetti davanti ad una delle più grandi fabbriche di automobili del mondo, e che rappresenta la maggiore industria in Italia. L’aneddoto scatena ovviamente le risate in sala, ma c’è poco da ridere…

Cemento e inquinamento, rifiuti, energia, acqua pubblica, wi-fi libero e gratuito sono i cinque punti programmatici del Movimento di Grillo, le sue 5 Stelle. Che molti osteggiano, ovviamente, perché in contrasto con i loro interessi, e altri perché ne giudicano puerili le argomentazioni. Ma l’apparente ingenuità delle battaglie sostenute da Grillo altro non è che il distillato che ne esce dal tritacarne mediatico, quando, molto raramente e molto superficialmente, i giornali se ne occupano. Assistere al suo spettacolo, che non è stato annunciato né recensito, anche dopo il successo di Woodstock 5 Stelle (180mila presenze al Parco dell’Ippodromo di Cesena per la due giorni di musica e informazione, il 25 e 26 settembre 2010, e 5 milioni di contatti in rete) da nessun mezzo di informazione ufficiale – salvo che per L’Eco di Bergamo, La Sentinella dell’Albese e Il Soffio di Agrigento, ironizza Grillo – dimostra invece come proprio un comico sia tra le persone più informate sui nodi cruciali del sistema economico e politico del nostro Paese. Tanto da saperne fare un’analisi spietata e tagliente, confezionando delle battute fulminee e corrosive, come è nel suo stile, che strappano applausi a scena aperta e fanno molto ridere. Alla fine, certo, si ride anche della “fede” di Grillo in un avveniristico e improbabile macchinario che, come una stampante per computer, fabbricherebbe veri oggettini di plastica a partire dal collegamento elettronico con un software che ne contiene gli algoritmi di costruzione. Grillo ce lo fa vedere in diretta, realizzando un fischietto che fischia davvero sul palco in chiusura di spettacolo. I più razionalisti e rigorosi rimangono scettici, ma è proprio la scienza che ci ha abituati a non sorprenderci anche delle scoperte più sorprendenti. E questo è il monologo di un visionario che, come tutti i visionari, è forse, e forse mica tanto forse, l’unico vero realista della politica italiana.

 

“Una Guardia di Finanza ha setacciato la mia posizione verso il fisco. Ha controllato le dichiarazioni di tutti i miei figli maggiorenni, di Rocco, di mia figlia, di mia moglie. Ma si è scordato di Ciro, 10 anni. Il patrimonio l’avevo intestato a lui…”.

 

“Con il primo V-day abbiamo raccolto più di un milione di firme per il Parlamento pulito. Le ho portate io stesso a Prodi. Mi ha detto: ce ne occuperemo. E difatti i parlamentari indagati prima erano 16, adesso sono 22…”.

 

“Le firme del secondo V-day le ho portate a Schifani. Volevo filmare l’incontro con una web cam. Una web cosa?, mi ha chiesto. E poi ha proposto: parliamone in privato. Ma io non ci sono andato. Io di Schifani ho paura…”.