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    L’inaudito (in)contro di DJ Spooky e Scanner
    nella città galleggiante
    di Beatrice Ferrara

    È proprio la battaglia fra queste differenti forze tensive, che stropicciano le voci e i ritmi che si allontanano per ritrovarsi mescolati nel continuum sonoro del disco, che serve a creare l’evento-album, The Quick and the Dead come performance e come stile compostivo, firmato “DJ Spooky vs Scanner” che, al pari di una cerimonia fra MCs, pur avendo l’apparenza di uno scontro a due, è in realtà una battaglia fra ventriloqui e quindi fra eserciti di suoni. Come ogni suono cita un’altra voce (la telefonata rubata, il remix), così la performance dà corpo ad un flusso energetico comunicativo continuo, nel momento in cui ripete altre voci attraverso i ‘nuovi’ corpi che si creano, differenziano e compongono nell’evento stesso: DJ Spooky e Scanner. All’ascolto, infatti, The Quick and the Dead, “il vivo ed il morto”, si presenta come una serie di passaggi che estendono Spooky in Scanner e viceversa. Nell’album, la relazione fra assenze-presenze (passate e future) conduce di volta in volta ad intravedere/ascoltare storie, nomi, luoghi. Per questo, The Quick and the Dead è una serie di intervalli fantasmatici. Si intra-vedono/ascoltano Rimbaud e Miller, assenti e presenti, con le loro storie personali e le loro tradizioni culturali, le città e i rituali della vita urbana, nell’opera di Scanner e Spooky e nei possibili sviluppi futuri dei loro stili. Il remix mescola le une alle altre nel flusso energetico della performance, che rivolge la sua doppia faccia tanto al passato quanto al futuro. Il presente stesso è il fantasma e il fantasma è flusso: spettro energetico, invisibile e reale, che oscilla (come l’onda di una frequenza audio) fra probabili passati e (im)possibili futuri. Sono, infatti, invisibili fantasmi di eventi passati (perturbanti ritorni) e allo stesso tempo fantasmi di future revisioni (“precursori oscuri”, Deleuze, 1968), quelli in cui il disco sembra scomporsi ad ogni istante. Perché si afferrino, occorre un nuovo modo di percepire.
    Come ascoltare, altrimenti, i 108 secondi della traccia Dialogic? Uno scalpitìo di suoni, contrappuntato dalla ripetizione periodica di una pulsazione, apparentemente lontana, forse un segnale telefonico di attesa. Un brevissimo rombo, e lo scalpitìo rallenta e si scioglie in due secondi di suono di piatti, il cui riverberarsi precede l’arrivo di una voce elettronicamente alterata. “Hi-Hi”; o forse “Eye”, o forse ancora “I”…e ‘Oh’, dice la voce; ma non è detto che parli inglese, ed è difficile comprendere, perché la voce è qui un suono e, come una molla tesa e poi rilasciata, si ripiega su se stessa creando un’eco su un’altra frequenza. Sopraggiunge un suono graffiante, poi ancora una vibrazione che varia di intensità e di nuovo lo scalpitìo e la pulsazione, attraversati da un’onda sonora di riverbero veloce ed intensa: sinistro sospiro di un fantasma che passa di traverso allo scalpitìo e alla pulsazione regolare. Altre voci, che si rincorrono. Fra esse, ancora quella che sembra dire “Hi”. Poi un’impercettibile transizione, un piccolo battito sintetizzato e si è nel rumore bianco: il rumore del passaggio fra le frequenze, misto a cimbali, graffi, rimbalzi metallici e riverberi che, ora più intensi, ora meno intensi, entrano ed escono dalla musica. Ancora voci e rumore bianco, in mezzo a cui passa il riverbero, l’intervallo fra le cui entrate e le cui uscite diventa sempre più breve: il suono si fa incalzante, disturbato, le voci sempre l’una a toccare l’eco dell’altra. Senza alcuno stacco, Dialogic termina, confluendo nella successiva, Channel Float. Questa descrizione è necessariamente parziale. Nel raccontare l’ascolto di un simile brano, padroneggiare il vocabolario tradizionale della teoria musicale non è di nessun aiuto. Non si potrebbe comunque parlare di melodie, di toni, di modi. Ed è soltanto per esempio, e per necessità, che si potrà parlare di uno scalpitìo, un rombo, una voce, un sospiro,…
    b02Tuttavia, le note di DJ Spooky per l’uscita dell’album spingono chi ascolta verso una precisa situazione d’ascolto, indicando un setting per l’evento: “floating above the city”, “galleggiando sulla città” (Paul D. Miller, 2000). Il paesaggio sonoro evocato è quindi quello di una città, sulla quale si galleggia in sospensione. Dialogic, in effetti, al pari dell’intero album, ad un ascolto attento fa pensare fortemente ad una città. Ciononostante, nel disco mancano quei segni che fanno tradizionalmente pensare ad un ambiente cittadino, come clacson di autovetture, trilli di telefoni, voci di passanti, rombi di motori,… La città di Scanner e Spooky, insomma, non si può leggere o interpretare.

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