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     Un viaggiatore al Collége de France: Claude Lévi-Strauss di Amato Lamberti

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    Egli fu tra i primi a porsi il problema dell’efficacia simbolica dei poteri magici e degli incantesimi fuori dalle logiche superficialmente riduzionistiche della psicologia americana degli anni Cinquanta. L’incantesimo dello stregone degli indiani Cuna, che letteralmente nomina il dolore attribuendo nomi ai vari mali, si rivela efficace proprio perché descrivendo e dando nomi dona significato, scioglie l’estraneità del male. Lo stregone è colui che mette in collegamento mondi che stanno su piani diversi. Ma questo accade in ogni cultura, anche nella nostra, perché, in generale una cultura costruisce nella sua storia e per essa una intersezione originale, un nodo di connessioni ben preciso e particolare. Ciò che differenzia le culture è la forma dell'insieme dei collegamenti, il suo andamento, il suo posto e così pure i suoi cambiamenti di stato, le sue fluttuazioni. Ciò che le culture hanno in comune, e che le costituisce come tali, è l'operazione stessa di collegare, di connettere. Ecco come emerge l'immagine del tessitore, fondamentale per Lévi-Strauss, nei miti come nell'etnologia, di colui che lega, annoda, e costruisce ponti tra spazi radicalmente diversi. Di colui che dice cosa accade tra queste cose. Di colui che inter-viene a vietare. Di colui che inter-viene, nelle rotture e nelle crepe, tra le varietà tutte chiuse in se stesse. Anche il pensiero ha come regola fondamentale l'interconnessione, il collegamento, la cucitura, la saldatura, così come, specularmente, la separazione, la divisione, il taglio.
    L'etnocentrismo, ad esempio, si basa su una operazione razionale ma scorretta, di separazione tra noi e tutti gli altri. Già Platone, nel Politico, notava: “Abbiamo fatto come se, volendo dividere in due il genere umano, facessimo la divisione alla maniera della maggior parte delle genti di qui, che separano la razza ellenica da tutto il resto in quanto formante una unità distinta e, riunendo tutte le altre razze sotto la denominazione unica di barbari, benché esse siano innumerevoli, non si mescolino le une con le altre e non parlino la stessa lingua, si fondano su questa denominazione unica per guardarle come una sola specie”. 
    Molti errori si nascondono nella struttura stessa del pensiero: il problema dell'uomo è prendere coscienza delle arbitrarietà che si celano anche dietro e sotto i discorsi più logicamente splendenti.  

       [1] [2] [3] (4)

    l

    . Lévi-Strauss C., Tristi tropici, Mondadori, Milano, 1988.

    . Lévi-Strauss C., Il pensiero selvaggio, Il Saggiatore, Milano, 1964.



    . 
    Lévi-Strauss C., Antropologia strutturale, Il Saggiatore, Milano, 1966.

    . 
    Montesquieu Charles-Louis de, Lettere persiane, Rizzoli, Milano, 1984.



    . 
    Platone, Il politico, in Tutti gli scritti, Bompiani, Milano, 1997.
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