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  • [ c o n v e r s a z i o n i ]
    Svetlana Broz:
    storie di ordinaria follia genocida
    di Giovanna Papa

    sarajevosarajevo

     
    Un certo livello di accumulazione della massa critica di paura, e non di odio, è sufficiente per una manipolazione continua volta alla disseminazione di passioni belliche o perlomeno alla giustificazione dell’inevitabilità della guerra. Anche in quel momento un cittadino semplice non è pronto ad uccidere il proprio vicino di casa per il solo fatto di appartenere all’altro gruppo etnico o religioso e quindi le autorità nazionalistiche si vedono costrette ad ingaggiare i criminali già incarcerati, i mercenari, i tossicodipendenti ai quali passano gratuitamente e quotidianamente la droga, i militanti politici esiliati che tornano in patria nel nome di “elevati” scopi nazionali. In Bosnia-Erzegovina, è impossibile trovare, nemmeno nel più piccolo o disperso villaggio, gli abitanti disposti ad affermare che la guerra è iniziata perché un vicino ha attaccato un altro. La storia è sempre la stessa: qualcun altro, da uno dei paesi limitrofi, è arrivato e ha commesso il primo crimine uccidendo la prima vittima. In quel momento è sopravvenuta la polarizzazione in due gruppi: le potenziali vittime e i potenziali colpevoli. Questo è il momento di rottura in cui quelli che sono stati da anni intimiditi attraverso i media e con altre forme di pressione psicologica e quelli che da tempo venivano armati di nascosto dai leader nazionalisti che preparavano la guerra, la accettano. Ma anche allora venivano mobilitati con la forza e spesso succedeva che i soldati si rifiutassero di partecipare all’assedio delle proprie città con la spiegazione di non voler ammazzare i propri concittadini.

    Un combattente dell’Armija BiH2 che difendeva Sarajevo durante l’assedio della città durato tre anni e mezzo da parte dell’esercito della Republika Srpska3, ha illustrato questo fenomeno con la seguente testimonianza: “I primi anni di guerra li ho passati difendendo la mia città nella trincea che distava soltanto 50 metri dalle trincee dell’esercito della Republika Srpska. Tra la nostra e la loro trincea c’era un prato rettangolare non minato. Chiunque di noi avesse tirato la testa fuori dalla trincea poteva essere ammazzato. Dopo alcune notti passate ad origliare e scrutare la trincea nemica, una mattina si udì una voce maschile che sorprese tutti quanti: “Ehilà, ragazzi, perché non giochiamo a calcio sul prato?!”. Pensavamo che si trattasse di una provocazione ma ci rassicurarono: “Non vogliamo spararvi”. Questa è una guerra insensata alla quale noi non vogliamo partecipare. Se avete paura dite soltanto che neanche voi volete spararci e noi usciremo fuori per primi”. E cosi fecero. Giocavamo a calcio insieme  tutti i giorni. Se qualcuno avesse potuto vederci probabilmente avrebbe pensato che eravamo matti. Oggi, invece, penso che noi eravamo più normali della maggior parte della gente. 
    Una sera, dopo due settimane di partite di calcio, i soldati della trincea nemica ci dissero: “Noi domattina andiamo a casa per 15 giorni e al posto nostro arriverà un altro gruppo di soldati provenienti dall’altra parte della Bosnia.

     

     
    State attenti perché loro probabilmente non avranno voglia di giocare con voi. Loro sicuramente spareranno. Se non starete attenti, se quelli vi ammazzano, con chi giocheremo noi fra 15 giorni?” Loro se ne andarono e successe proprio quello che avevano previsto. Le due settimane successive non potevamo nemmeno tirare fuori la testa dalla trincea perché i nuovi arrivati ci sparavano addosso in continuazione. Io sono stato ferito sei volte durante la guerra, ma non dimenticherò mai il gruppo di soldati con i quali abbiamo giocato a calcio per quasi un anno”

    convlet

    Il direttore di una fabbrica situata in un piccolo paese della Bosnia centrale ha testimoniato: 
    “I soldati dell’HVO4, insieme ad altre unità paramilitari, hanno costretto, sotto la minaccia delle armi, gli abitanti di etnia musulmana ad uscire fuori dalle loro case e li hanno portati in una scuola elementare che fungeva da campo di prigionia. Alcuni giorni dopo hanno portato fuori dall’edificio una quarantina di prigionieri, tra i quali c’eravamo mia moglie, i nostri due gemelli di cinque anni ed io. 
    Ci hanno messi in fila e poi hanno chiamato un signore in borghese, un croato. Quella persona era il mio migliore amico. Gli hanno ordinato di scegliere dieci persone della fila e di decidere come dovevano morire. Ero inorridito. Lui conosceva ognuno di noi. Senza esitare si è girato verso gli aguzzini e ha detto: “Vergognatevi! 
    Queste persone sono innocenti e dovete lasciarli andare immediatamente!” Poi si è girato verso di me e guardandomi direttamente negli occhi mi ha detto: “Mi dispiace ma io non posso fare di più per voi. Io stasera sarò ammazzato ma a voi auguro buona fortuna”. I soldati lo hanno trascinato fuori e a noi ci hanno fatto rientrare nella scuola. Il mio migliore amico ha avuto ragione: quella stessa sera i paramilitari che appartenevano al suo gruppo etnico l’hanno ammazzato e noi invece siamo riusciti a metterci in salvo alcuni mesi più tardi. C’è una domanda che mi pongo in continuazione: chi ha il diritto di parlare delle colpe collettive di qualsiasi gruppo etnico?

     [1] [2] [3] (4)
    Traduzione dal bosniaco di Ognjen Tomić
    Ringraziamo Sara Modena per la collaborazione

    2.  Armija BiH (Armija Bosne i Hercegovine) – Armata della Bosnia ed Erzegovina: in seguito alla dichiarazione d’indipendenza diventò l’esercito regolare della Bosnia ed Erzegovina. Composto in prevalenza da musulmani bosniaci. Dopo la firma degli Accordi di Dayton incorporò al suo interno le unità croato bosniache (HVO) e si trasformò nell’esercito ufficiale della Federazione della Bosnia ed Erzegovina. 
    3.Republika Srpska è l’entità politica serba che insieme alla Federazione della Bosnia ed Erzegovina  costituisce la Repubblica della Bosnia ed Erzegovina. 
    4. Hrvatsko Vijeće Obrane: forze armate dei croati della Bosnia ed Erzegovina, controllate e finanziate dalla Croazia di Tuđman. Dall’inizio del 1993 entrarono in aperto conflitto con l’Armija BiH.(NdT)
     
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