• sommario no.16
  • navigator letture
  • space
  • orientamenti
  • space
  • bussole
  • space
  • mappe
  • space
  • letture
  • cpace
  • bussole
  • space
  • visioni
  • [ c o n v e r s a z i o n i ]
    Svetlana Broz:
    storie di ordinaria follia genocida
    di Giovanna Papa

    bosnia

     
    I mass media hanno taciuto e tacciono ancora su conflitti e guerre che hanno mietuto e tuttora mietono centinaia di migliaia di vittime. 
    Ancora più della guerra in Jugoslavia, vittima del silenzio è stato il conflitto 
    in Ruanda del 1994. 
    Cosa può dirci in merito?

    Penso che le guerre nella ex-Jugoslavia hanno avuto una copertura mediatica sufficiente da suscitare la reazione dei soggetti politici internazionali. 
    Ma purtroppo quella reazione si è fatta attendere fino all’intervento della NATO nel 1995 e nel 1999. L’Europa e il mondo, pur avendo tutte le informazioni, sono rimasti vergognosamente a guardare mentre in Bosnia accadevano cose terribili: campi di concentramento, pulizia etnica, genocidio di massa e una città come Sarajevo sotto un assedio totale per quasi quattro anni – uno dei più lunghi atti terroristici della storia durante il quale sono stati uccisi 12.000 civili, dei quali 1.602 erano bambini. Pertanto io credo che le guerre in Croazia, in Bosnia e in Kosovo sono state ben documentate, ma è mancata la reazione dell’Europa e del mondo, i quali sono rimasti in silenzio per anni pur sapendo quello che stava succedendo. 
    Il genocidio in Ruanda è stato compiuto in soli 100 giorni durante i quali sono state massacrate più di 800.000 persone innocenti. 
    In quel periodo la notizia principale che veniva trasmessa dai media americani era legata a un discutibile flirt che riguardava un importante politico statunitense. 
    Sono curiosa di sapere cosa scrivevano all’epoca i giornali italiani. Il genocidio in Ruanda è stato compiuto in nemmeno quattro mesi e per qualche ragione i media internazionali sono rimasti in silenzio e l’Europa e il mondo non hanno reagito. 
    Mi chiedo: come avrebbero reagito se lo avessero saputo? In Bosnia tutti sapevano dei crimini e nessuno a fatto niente per fermarli. Non amo trarre conclusioni per analogia, ma secondo me le cose non sarebbero andate diversamente. 

     

     
    Esiste qualche analogia tra quanto successo nei Balcani e in Ruanda?

    Leggendo lo studio dell’antropologo Klaas de Jonge, I giusti di Ruanda fra oblio e riconciliazione, che dopo aver letto I giusti nel tempo del male ha avuto l’idea di fare lo stesso tipo di ricerca anche in Ruanda, si può arrivare alla conclusione che i meccanismi usati per innescare il conflitto in Bosnia e in Ruanda sono stati pressoché identici. Sono stati messi in opera gli stessi automatismi psicologici per infondere la paura, fare il lavaggio del cervello e incitare al linciaggio. In entrambi i conflitti si è fatto ricorso alle forze paramilitari addestrate ed equipaggiate dagli eserciti regolari. Se compariamo le testimonianze raccolte da Klaas de Jonge con quelle che si trovano nel libro I giusti nel tempo del male  si può dedurre che la dottrina politica di sottofondo era identica. Variavano soltanto i nomi delle persone, la toponimia e la tipologia delle armi usate. Le guerre jugoslave hanno sicuramente ispirato molti leader politici ruandesi, ma il genocidio che hanno commesso nel 1994 è stato a sua volta usato come esempio da Ratko Mladić1 che è il principale responsabile del genocidio di Srebrenica. 

    Se possiamo considerare l’influenza della caduta del muro di Berlino sui conflitti nei Balcani diretta ed evidente, ritiene che a livello più generale questo evento abbia influenzato anche altri conflitti, più distanti, come appunto in Ruanda?  
    Non credo che la fine della guerra fredda, simboleggiata dalla caduta del muro di Berlino, abbia avuto un’influenza diretta sul genocidio in Ruanda. Più che altro possiamo parlare di un’influenza indiretta. La passività della comunità internazionale di fronte alla guerra in Bosnia avrà indotto i leader ruandesi a credere che potevano agire senza il minimo rischio di essere fermati. C’è anche da dire che la fine della guerra fredda ha comportato un significativo livello di destabilizzazione globale stimolando così la nascita di molti altri focolai di guerra.

    rwuandarwuanda
      [1] (2) [3] [4]

    1. Mladić Ratko: fino al 1991 colonnello dell’Armata Popolare Jugoslava e dal 1992 al 1995 generale dell’esercito della Republika Srpska.
    Accusato dal Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia di crimini contro l’umanità, genocidio, gravi infrazioni della Convenzione di Ginevra e violazioni delle consuetudini e delle leggi di guerra (ndr).
      
space<    sfoglia    |    sommario    |    orientamenti    |    bussole    |    mappe    |    letture    |    ascolti    |    visioni    |    sfoglia   >