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    Tradizioni occidentali: la sindrome del day after di Roberto Paura


    sindromesindrome


    Il rapporto però è anche inverso: non sono pochi i casi in cui è la realtà ad aver preso spunto dalla fantasia. Quando Ronald Reagan fece suo il progetto ufficialmente noto come “iniziativa di difesa strategica” (SDI in inglese), lo chiamò popolarmente “Guerre stellari” in omaggio alla celebre saga cinematografica della fantascienza. I raggi laser che i satelliti difensivi dovevano essere capaci di sparare avevano non poche attinenze con i raggi letali della Morte Nera, gioiello distruttivo di quel film. Molta narrativa fantascientifica, inoltre, deve aver ispirato il Pentagono nei suoi progetti di robot combattenti. I cyborg, esseri cibernetici a metà tra biologico e artificiale, hanno dominato le pagine di una certa fantascienza del Novecento e ispirato film di successo come Terminator. Costruire simili, imbattibili forze deve essere parso ai vertici militari un obiettivo importante da conseguire8. E che dire dell’invisibilità garantita ai velivoli stealth americani, bombardieri non soltanto quasi totalmente automatici, ma capaci di passare inosservati ai controlli di terra? Il dispositivo di occultamento presente in tante puntate di Star Trek e capace di garantire vantaggi tattici non da poco è stato certo un’ispirazione rilevante per i progettisti militari. 
    Una menzione a parte merita il caso di Chernobyl. Si tratta, di nuovo, di un caso in cui è la realtà a imitare, se non a superare, molta fiction. Di nuovo, le paure di massa si appropriavano della catastrofe, apprendendo con sgomento delle mutazioni, delle devastazioni, dei rischi portati dalla nube radioattiva anche a lunghissima distanza. Di nuovo, l’evolvere della tecnologia tornava a terrorizzare non solo le coscienze meno informate ma anche quelle degli addetti ai lavori, illusisi di poter controllare ogni aspetto di un processo tecnologico inevitabilmente al di sopra delle loro forze. 

    sindromesindromeChi oggi affronta la visione di un capolavoro del cinema come Stalker di Tarkovskij (1979), tratto da un racconto dei primi anni Settanta dei fratelli Strugackij, scoprirà con sgomento che la Zona proibita in cui si avventurano i tre protagonisti ha molto in comune con quella che oggi è l’area intorno a Chernobyl, un mondo morto che funge da ammonimento per la razza umana; ancora una volta, la fantasia precedeva la realtà. E allora come interpretare l’undici settembre? Si pensi a tutti i film in cui la città di New York si trova massacrata da assalti nemici, di ogni tipo: da meteoriti (Deep Impact e Armageddon, 1998) a extraterrestri (Indipendence Day, 1996), da mostri post-atomici (Godzilla, 1998; King Kong, 1933) a terroristi kamikaze (Attacco al potere, 1998). Ecco che nel 2001, a pochi anni di distanza da quando la maggior parte di questi film escono nelle sale, la fantasia si trasforma in realtà e il cittadino newyorkese comune s’interroga su cosa davvero vede in quelle immagini, si chiede quale corto circuito tra la finzione e la verità abbia prodotto tutto quello. 
    La risposta, a livello di cultura popolare, è stata ritrovata in America nei supereroi. Non c’è da stupirsene: di fronte a una minaccia che appare, nonostante il terribile realismo, appartenente più all’immaginazione che alla vita reale, di fronte alle immagini di Torri cadute che sembrano appunto più “immagini” che verità, la soluzione va trovata sempre a livello di finzione. Era Capitan America a salvare il mondo dalla minaccia nazista, così come la lotta contro le ingiustizie negli anni Sessanta era condotta dai membri della “Justice League of America”. Perciò, all’indomani dell’undici settembre, tornano in auge sugli schermi cinematografici Spiderman (2002), Daredevil (2002), Hulk (2003), Batman Begins (2005), I Fantastici Quattro (2005), Superman Returns (2006), Iron Man (2007), per non parlare dei relativi sequel. Già solo due mesi dopo l’undici settembre, Sergio Brancato sosteneva: “Io credo che questo evento [l’undici settembre] sul piano simbolico sancisca il passaggio ad un nuovo ordine della realtà. Ci sarà cioè un nuovo modo della società contemporanea – delle società contemporanee – di rappresentare se stesse. Poiché, come ogni forma dell’immaginario, anche il dispositivo del supereroe è un modo attraverso cui le comunità e le società si autorappresentano, è evidente che anche questa forma comunicativa affronterà un processo di trasformazione anche probabilmente piuttosto profondo”9. Questa trasformazione profetizzata si è puntualmente verificata, in risposta alle nuove paure di massa e a una nuova sindrome del giorno dopo. Resta da vedere se sia la soluzione più adatta in un mondo che diventa ogni giorno più incapace di distinguere la realtà dalla finzione.

    sindrome
      [1] [2] (3)
     

    8. Cfr. ad esempio
    Usa, tute high-tech
    per soldati robot
    ,
    http://www.scienze.tv/
    node/3856
    .
    9. Intervista di Fabio Bonetti
    ad Alessandro Di Nocera e Sergio Brancato,
    I supereroi dopo l’11 settembre,
    in “Fucine Mute”
    n. 34, novembre 2001,
    http://www.fucine.com/archivio/
    fm34/brancato_dinocera.htm
    .
     
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