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    Tradizioni occidentali: la sindrome del day after di Roberto Paura


    sindrome2. I rischi della modernità e della postmodernità. 
    La società postmoderna è stata definita dal sociologo Ulrich Beck come la “società del rischio”6. Questo rischio non deriva solo dallo sviluppo di nuove armi, ma anche dall’organizzazione della vita quotidiana contemporanea. La crescita economica della modernità ha infatti i suoi inevitabili costi: grandi danni ambientali provocati dall’inquinamento, catastrofi ecologiche prodotte dalle perdite di centrali nucleari, crescita dell’effetto serra e cambiamento climatico, danni per la salute individuale provocati da mezzi quotidiani usati indiscriminatamente (come i fertilizzanti), e che conducono a paure generalizzate riguardo tutti i nuovi ritrovati tecnologici, dal cellulare al microonde passando per gli ogm. Sono questi gli elementi che caratterizzano la società del rischio di cui gli individui che ne fanno parte sono pienamente consapevoli. Questa consapevolezza di un rischio costante col quale si convive viene elaborata a livello individuale e di massa attraverso il diffondersi di teorie su rischi segreti che i poteri forti tendono a nascondere: è l’emergere del complottismo. Si ha sempre paura di ciò che non si conosce, e la società del rischio oggi non conosce quasi nulla: ignora in gran parte come gli aerei si alzino in cielo, non potendo quindi controllarne la stabilità in volo; ignora la meccanica quantistica e ne teme gli azzardati esperimenti con acceleratori di particelle grandi come città7; ignora la fisica nucleare e ha orrore delle centrali atomiche e delle fughe radioattive che potrebbero avvenire in qualsiasi momento per la disattenzione di un tecnico. L’uomo della società del rischio si affida a “sistemi esperti” per la propria sopravvivenza: al pilota dell’aereo sul quale sale, al tecnico della centrale da cui riceve l’elettricità di casa, al medico che gli trapianta un organo nuovo, ai politici e ai decision-maker che prendono al suo posto decisioni strategiche, dall’imposizione di una nuova tassa alla fattibilità di un conflitto atomico. L’uomo, in ogni epoca storica, ignorava e temeva. Oggi l’uomo della società del rischio continua a ignorare e ad avere paura ma, poiché viviamo in una realtà globalizzata, la paura non è più individuale, ma di massa.

    sindrome3. Paure popolari e racconti di massa. 
    La cultura popolare, a sua volta, ha saccheggiato indiscriminatamente dalla riserva inesauribile delle paure di massa. Nel 1964 Stanley Kubrick firmava Il dottor Stranamore, il capolavoro del complottismo riguardante armi di distruzioni di massa. La sindrome del giorno dopo, che ha ossessionato americani, europei e sovietici nel corso della Guerra fredda, veniva qui rielaborata in forma ironicamente dissacrante, attraverso l’ordigno “Fine del Mondo”, madre di tutte le bombe atomiche. All’epoca il film fece scandalo, ma non sarebbe mai stato nemmeno girato in anni precedenti: gli anni Cinquanta furono quelli in cui la sindrome del giorno dopo ossessionò quotidianamente le coscienze delle masse. Film come L’ultima spiaggia (1959), basato sulla storia di Nevil Shute, colpirono fortemente l’immaginazione collettiva; romanzi come Il mondo che Jones creò di Philip Dick (1954) o Un cantico per Leibowitz di Walter Miller jr. (1959) per primi estrapolarono in forma narrativa la paura di massa verso le armi atomiche. Ma non solo le bombe venivano individuate come la causa dell’apocalisse: ne Il giorno dei Trifidi di John Wyndham (1951), la minaccia di organismi vegetali carnivori è prodotta da una sorta di manipolazione genetica compiuta dall’uomo. In Io sono leggenda di Matheson (1954), l’umanità è sterminata e i sopravvissuti affetti da un morbo ‘vampiresco’ a causa probabilmente di una guerra batteriologica.

    sindrome

      [1] (2) [3]
     

    6. Ulrich Beck, La società del rischio. Verso una seconda modernità, Carocci, Roma 2000.
    7. La notizia di un buco nero
    che avrebbe inghiottit
    la Terra all’indomani
    dell’esperimento di prova
    dell’LHC, il nuovo
    acceleratore di particelle
    del CERN di Ginevra,
    il 10 settembre 2008,
    ha dominato le pagine
    dei giornali e i servizi dei tg
    di mezzo mondo
    benché priva della minima
    consistenza scientifica.
     
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