• sommario no.17
  • navigator bussole
  • space
  • orientamenti
  • space
  • bussole
  • space
  • mappe
  • space
  • letture
  • cpace
  • bussole
  • space
  • visioni
  •  
    Il rovesciamento della fabula nel cinema di Tim Burton di Giorgio Signori


    Tuttavia la cinematografia, che raccoglie, a sua volta, esperienze televisive e seriali, come proprio nel caso della Famiglia Addams, si trova oggi a giocare con il ribaltamento di un modello preconfezionato ed estremamente strutturato, con una serie di operazioni di svolgimento e riassemblaggio delle strutture attanziali e di focalizzazione del racconto. Tra gli autori sicuramente più rappresentativi di questa ricerca di un senso ribaltato c’è Tim Burton, prolifico e visionario regista la cui produzione ragiona, narrativamente, visivamente, stilisticamente, sul mondo della fiaba e della fabula, sviluppando uno sguardo privilegiato in direzione del gotico, dell’oscuro, dell’ambiguo, già dai suoi primi cortometraggi. Successivamente all’esperienza del primo Batman (1989), il film d’animazione in stop-motion è probabilmente il suo primo lavoro che guarda alla rappresentazione ribaltata dell’immaginario fiabesco, mostrando il rimosso della cultura mitteleuropea rispetto alle strutture narrative classiche. È infatti vero che la dimensione horror della fiaba, a volerci ragionare, è estremamente fondante, ma tutto sommato trascurata nel ricordo a favore dell’elemento della morale, grazie anche alla sapiente economia narrativa tramandatasi da generazioni e generazioni di raccontastorie. Oltre alla già citata Hansel e Gretel, a Raperonzolo, vera e propria fiaba sulla prigionia, si può pensare all’incontro di Cappuccetto Rosso con il Lupo, che viene sviluppato né più né meno che con una serie di atroci fagocitazioni, al Brutto Anatroccolo, che racconta di terribili discriminazioni e di esclusione sociale, o a Pollicino, in cui il tema della diversità fisica viene portato a conclusione con la canonica vivisezione della pancia del lupo, immagine, a pensarci, tutt’altro che serena.

    fabula05fabula04

    fabula07abula06


    Nell’Acciarino Magico, come in molte altre fiabe, si evoca il dramma della sofferenza e della guerra, ma si affronta l’avidità, l’irriconoscenza del soldato che, senza troppe domande, uccide la strega che l’ha reso ricco, mentre la Sirenetta, a differenza dell’omonimo film Disney, si conclude con la protagonista che deve scegliere tra il pugnalare a morte il proprio principe e accettare la morte, edulcorata dalla promessa del Paradiso. 
    Tim Burton sviluppa, in quasi vent’anni, un percorso che, da Edward mani di forbice (Edward Scissorhands Usa, 1990) a Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street (Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street, Usa, 2008), agisce nel recupero dell’aspetto cruento del mondo della fiaba, riportandolo in superficie e mettendone in luce tutte le ambiguità a livello narrativo e attanziale. Difficile non considerare Edward mani di forbice, infatti, un eroe buono, un personaggio verso il quale provare affetto misto a un’indulgente commiserazione, ma è tuttavia Edward quello che taglia sul volto il corpo senza vita del suo creatore, ed è sempre Edward quello che ferisce Kim e il piccolo Kevin e uccide Jim. I personaggi di Burton si arricchiscono costantemente di questa doppia anima. Tre anni più tardi Jack Skeletron (Skellington nella versione originale), in Nightmare Before Christmas1 (in verità diretto da Henry Selick su soggetto di Burton e prodotto da quest’ultimo), ruba il Natale e fa rapire Babbo Natale. Nonostante il lieto fine, l’intero film ammicca alla dimensione oscura e tetra delle festività di Halloween, paragonate a quelle del Natale, probabilmente una densa metafora, che tende a far risaltare il contrasto e il conflitto presenti nelle grandi narrazioni fiabesche.
    Quelli che costruisce Burton sono dunque, a tutti gli effetti, dei veri e propri remake dell’immaginario fiabesco, e non a caso una delle sue successive produzioni sarà il rifacimento di un classico, La fabbrica di cioccolato (Charlie and the Chocolate Factory), Usa, 2005), che, rispetto all’originale film del 1971 girato da Mel Stuart, presenta un Willy Wonka radicalmente antisociale, flagellato da una radicata pedomisia.


    fabula08

    fabula09

      [1] (2) [3]
     

    1. Nightmare before Christmas
    (Tim Burton’s
    The Nightmare Before Christmas
    ),
    Henry Selick, Usa, 1993.
    < /li>
space<    sfoglia    |    sommario    |    orientamenti    |    bussole    |    mappe    |    letture    |    ascolti    |    visioni    |    sfoglia   >