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    Rottami e rapsodie: i gatti tuttofare di Thomas Stearns Eliot di Linda De Feo


    catscats


    Prende forma la desolazione di un angolo di terra animato dai vivaci e socievoli felini e dall’apparire dei loro oggetti, che, pur appartenendo alla consunta e tetra quotidianità contemporanea, non sembrano segnati dallo scorrere vano del tempo, mentre emerge un cumulo di immagini intaccate, infrante, spezzate, corrispettivo esterno di emozioni individuali, di moti dell’animo rappresentati dai segni evidenti dell’inarrestabile corruzione, della crisi storica e della disfatta esistenziale. In questo spumeggiante spettacolo, che sembra voler rispecchiare, con la fantasmagorica suggestione del disimpegno artistico, l’essenza più profonda dell’anima eliotiana, si inverte l’entropico percorso dell’inesorabile dissoluzione della vita, raccontato dall’artista attraverso le taglienti descrizioni di quartieri degradati, cosparsi di scorie disseminate barbaramente magari sulle soglie di locali notturni non più rallegrati da alcuna musica. 
    Se, nelle prime opere di Eliot, la consapevolezza dell’inevitabile sofferenza e dell’invincibile impotenza cerca di placarsi ricorrendo non alla volontà della razionalità, ma all’esplosione di una disperazione urlata nell’assurdità di notti simili a quelle descritte in Rapsodia su una notte di vento – che agitano la memoria come un pazzo può scuotere un geranio appassito (p. 303) – nella produzione più tarda gli scarnificati versi, alimentati dal giudizio formulato sulla parabola decadente tracciata a volte dalla storia, attraversati da echi metafisici e percorsi da risonanze arcane, si nutrono di una potente valenza catartica.  I personaggi di Cats, interpretando un’addomesticata primitiva selvatichezza, recitano, cantano e ballano una poesia ricca di riferimenti mitologici, magico amalgama di intelletto e sentimento, di raziocinio e istinto, di pensiero ed emozione, espressione corale dell’esperienza dell’intera umanità, amara allegoria della condizione di un essere che quanto più vive e dispiega le proprie potenzialità, tanto più lascia affiorare il segreto del proprio scheletro, corrode possibilità, consuma tragitti e avverte l’inaggirabile incompiutezza della dimensione terrena. 
    Cats, attraverso creature indugianti sulle pozze stagnanti negli scoli, che leccano gli angoli dell’oscurità, coglie trepidante l’invocazione eliotiana della luce, che avvilupperà l’uomo sorreggendolo e che non potrà mai abbandonarlo, agevolando l’approdo a una lucida religiosità che coniuga ragione e passione. Il caos allora acquisisce senso e diventa significante anche nella variegata comunità di felini, grazie all’insinuazione nello sconforto del raggio di un’ardente speranza, alimentata da una salvifica visione escatologica dell’esistenza, che si impone nonostante in The Moments of Happiness si canti che, con l’avanzare del tempo, il passato assuma una diversa forma e cessi di rappresentare una successione, o perfino uno sviluppo, e nonostante l’eco della convinta esortazione espressa da Eliot nei Cori da “La rocca” a non cercare “di contare le onde future del Tempo”, ma a esser soddisfatti “d’avere luce abbastanza per trovare il giusto passo (p. 1277).

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